Neomamme sempre più “anziane” (in Italia l’età media alla maternità è di 34 anni), ansiose e poco attente alla prevenzione: le coperture vaccinali in gravidanza restano infatti basse, anche perché solo il 47% delle donne le associa alla protezione della loro salute e di quella del nascituro. Lo hanno sottolineato con un certo allarme gli esperti della comunità scientifica e delle istituzioni riuniti al Ministero della Salute durante l’evento “La protezione della salute materno-infantile: il valore della prevenzione primaria in gravidanza”, promosso da Fondazione Onda ETS in collaborazione con la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (Sigo).
Virus respiratorio sinciziale, nemico dei più piccoli
“La prevenzione primaria in gravidanza tutela mamma e bambino: stili di vita sani e vaccinazioni raccomandate proteggono le donne dalle complicanze e difendono il neonato nei primi mesi, quando è più vulnerabile”, ricorda Francesca Merzagora, presidente di Fondazione Onda ETS. In Italia, le vaccinazioni oggi raccomandate e disponibili in gravidanza sono quelle contro pertosse (DTPa), influenza e Covid-19, sicure per la donna e per il feto e da ripetere a ogni gravidanza. A queste si affianca una nuova opportunità di prevenzione contro il Virus respiratorio sinciziale (Vrs), particolarmente contagioso e capace di diffondersi attraverso il contatto con goccioline di tosse e starnuti. I suoi sintomi sono inizialmente simili a quelli del raffreddore – naso chiuso, tosse, febbre – ma, nei bambini sotto i due anni, possono evolvere rapidamente in bronchiolite e polmonite. Non a caso questo virus, solo in Italia, è responsabile ogni anno di decine di migliaia di accessi ambulatoriali e circa 15.000 ricoveri nel primo anno di vita. L’impatto è importante soprattutto per i bambini più piccoli: i neonati e i bambini con pochi mesi hanno infatti un rischio maggiore di sviluppare una forma più grave di malattia. I più fragili, come i bambini prematuri o quelli che hanno sviluppato una malattia cardiaca o polmonare cronica, possono riportare gravi complicazioni respiratorie che possono mettere a rischio la loro vita.
Vaccinare in gravidanza
Contro questo agente patogeno la ricerca ha messo a punto due armi: gli anticorpi monoclonali, da somministrare alla nascita o nei primi mesi per proteggere il bimbo durante la stagione invernale, e il vaccino materno, somministrato direttamente alla madre nel terzo trimestre di gravidanza, e in grado di proteggere il neonato sin dal parto. “La vaccinazione in gravidanza – commenta infatti Enrico Di Rosa, presidente della Società Italiana di Igiene (Siti) - è una misura sicura ed efficace che tutela la salute della madre e del bambino. Vaccinare la donna in gravidanza consente di ridurre il rischio di malattia nella madre e di offrire al neonato una protezione precoce nei primi mesi di vita, grazie al trasferimento degli anticorpi”.
Come aiutare le future mamme
A dispetto delle evidenze, però, la distanza tra le raccomandazioni scientifiche e la realtà resta ampia. In una fase così delicata della loro vita come la gravidanza, ricorda Claudio Mencacci della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia (Sinpf) e presidente del comitato tecnico scientifico di Fondazione Onda ETS, le donne sono sottoposte a disinformazione o comunicazioni frammentarie che possono alimentare stress e preoccupazioni, generando allo stesso tempo dubbi e resistenze rispetto alla vaccinazione. Per questo, aggiunge Mencacci, prevenzione primaria e prevenzione psicologica in gravidanza devono procedere congiuntamente per una maternità più sicura e anche più serena”. A rendere più complesso il percorso delle neomamme ci sono anche le criticità di accesso: tra impegni familiari e lavorativi, una donna su tre segnala difficoltà pratiche nel conciliare visite, esami e indicazioni preventive. Servono dunque, è la raccomandazione finale degli esperti, percorsi di presa in carico più fluidi, coordinati e realmente centrati sulla persona.