Salute

Infezioni più rischiose per chi è in sovrappeso

Infezioni più rischiose per chi è in sovrappeso

I risultati di un nuovo lavoro pubblicato su The Lancet suggeriscono che a influenzare l’esito di un’infezione potrebbe essere anche il peso corporeo

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Portiamo tutti in mente l’infezione come una sfortuna: “ho preso un virus”. Ma un nuovo lavoro su The Lancet suggerisce che, spesso, l’esito non è solo questione di fortuna: dipende anche da un fattore silenzioso e modificabile, il peso corporeo.

Lo studio su mezzo milione di adulti

Lo studio (Nyberg e colleghi) ha messo insieme due grandi coorti finlandesi e la UK Biobank: oltre 540.000 adulti seguiti in media 13–14 anni, incrociando indice di massa corporea (BMI) e ricoveri/morti per infezioni. La domanda era ambiziosa: l’obesità è legata solo ad alcune infezioni “note” oppure aumenta la vulnerabilità lungo tutto lo spettro? Risposta: lungo quasi tutto lo spettro.

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I ricercatori hanno analizzato 925 malattie infettive tra batteri, virus, funghi e parassiti e hanno trovato un’associazione sorprendentemente consistente. Rispetto a chi ha un peso nella norma, avere obesità (BMI pari o superiore a 30) si associa a circa +70% di rischio di andare incontro a un’infezione “severa” (ricovero o morte). E quando l’obesità è più marcata (BMI pari o superiore a 40), il rischio arriva a circa tre volte.

Tutte le infezioni, con qualche eccezione

Non parliamo quindi solo di Covid (da cui molti di noi hanno imparato questa lezione), ma anche di influenza, polmonite, infezioni gastrointestinali e urinarie, e molto altro. Ci sono eccezioni interessanti: HIV e tubercolosi non seguono lo stesso pattern, un dettaglio che fa pensare a meccanismi biologici specifici, non a un generico “le persone con obesità stanno peggio in generale”.

Il tessuto adiposo come un organo endocrino e immunologico

Gli autori sono andati oltre l’analisi individuale e hanno stimato l’impatto globale usando i dati del Global Burden of Disease. Risultato: nel 2023 circa 0,6 milioni di decessi per infezioni (su 5,4 milioni) sarebbero “attribuibili” all’obesità, cioè circa 1 su 10. Nel 2021, durante la pandemia, la quota stimata era più alta. “Attribuibile” non significa che ogni singolo caso sarebbe stato evitato dimagrendo, ma che su larga scala, l’obesità sposta davvero l’ago della bilancia. Il tessuto adiposo non è un semplice “deposito”: è un organo endocrino e immunologico. Quando è in eccesso, alimenta infiammazione cronica di basso grado, altera la risposta dei linfociti e può rendere meno efficiente la coordinazione del sistema immunitario. In parallelo, spesso coesistono insulino-resistenza, steatosi epatica, apnea del sonno: tutte condizioni che riducono la “riserva” con cui il corpo affronta uno stress acuto come un’infezione. (Questa parte è biologia generale; lo studio osserva l’associazione, non il meccanismo.)

Infezioni e longevità

Ed è qui che la longevità entra in scena: invecchiare bene significa avere resilienza, cioè la capacità di assorbire gli urti senza precipitare. Le infezioni sono uno degli urti più comuni: un test da cui si esce bene… o da cui non si torna più come prima. Nella comunicazione dei ricercatori c’è un dettaglio che vale più di mille prediche: chi, nel tempo, è passato da obesità a sovrappeso o normopeso ha avuto circa il 20% in meno di infezioni severe rispetto a chi è rimasto in obesità; al contrario, passare da sovrappeso a obesità è stato associato a un aumento del rischio. Non è una prova definitiva di causa-effetto (lo studio resta osservazionale), ma è un segnale potente: non è un destino scritto.

Due strategie

Il punto non è la colpa: è la strategia. Se l’obesità aumenta il rischio di infezioni severe oltre a diabete e cuore, allora la prevenzione del peso diventa anche prevenzione immunitaria.

Due mosse pragmatiche, soprattutto dopo i 40–50 anni:

  • Ridurre anche poco (in modo sostenibile) può cambiare traiettoria: meno infiammazione, più riserva metabolica, migliore risposta allo stress.
  • Vaccinazioni in ordine: gli autori sottolineano l’importanza di mantenere aggiornati i richiami e le vaccinazioni raccomandate per i gruppi a rischio. Parlatene con il medico curante, soprattutto se ci sono altre condizioni associate.

Take home messages

  1. L’obesità non pesa solo su cuore e glicemia: è associata a un aumento ampio e consistente del rischio di infezioni severe.
  2. A livello globale, la stima è impressionante: circa 1 decesso infettivo su 10 nel 2023 potrebbe essere attribuibile all’obesità.
  3. Il rischio non è “incollato” addosso: quando il peso migliora, anche la vulnerabilità sembra ridursi e la prevenzione (stile di vita + vaccini) diventa una leva concreta di longevità.

REF:

https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(25)02474-2/fulltext?

Aureliano Stingi, dottore in biologia molecolare, lavora nell'ambito dell'oncologia di precisione e longevità

Instagram: Aureliano _Stingi X: @AurelianoStingi