Salute

Tumore della prostata, il robot lo elimina senza effetti collaterali

Tumore della prostata, il robot lo elimina senza effetti collaterali

All’Istituto di Candiolo la nuova tecnica associata all’Intelligenza Artificiale: così si salva il paziente dai rischi di incontinenza urinaria e disfunzione erettile. L’obiettivo è maggiore precisione e mini-invasività

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Un software, realizzato dall’Intelligenza Artificiale, rende visibili i nervi e le vene della prostata: aiuta il chirurgo robotico a evitarli e il paziente a limitare il rischio delle due complicazioni più pesanti, l’incontinenza urinaria e l’incapacità erettile. Il tutto senza “sconti” alla radicalità dell’intervento, che è l’unica garanzia terapeutica contro il tumore maligno della prostata.

La novità è stata messa a punto dall’urologo torinese Francesco Porpiglia, che al momento è anche l’unico al mondo ad applicarla con il suo team all’Istituto dei Tumori di Candiolo. Il primo intervento, lo scorso ottobre. Da allora, sono già una ventina, con risultati che – spiega – “non lasciano dubbi sulla sua efficacia”. Ma è un risultato che parte da lontano.

Le immagini digitali in 3D

A migliorare drasticamente la qualità di vita del paziente operato avevano già provveduto le tecniche di immagine digitale in 3D, applicate alla robotica di precisione: negli ultimi 10 anni hanno rivoluzionato la chirurgia urologica, limitando l’incontinenza urinaria a un 5 per cento dei casi, oltretutto facilmente risolvibili nel post-operatorio. Pur ridotto, resta invece “ingombrante”, intorno al 20 per cento, il problema dell’impotenza sessuale per i danni alla rete neurovascolare che “serve” prostata e vescica. Questi sottilissimi fasci, formati da due vene con in mezzo il nervo, hanno percorsi individualmente variabili, che neanche il digitale riesce a mettere bene in evidenza.

“Adesso, invece, grazie all’Intelligenza Artificiale o, meglio, al suo uso intelligente, li vediamo e, quindi, possiamo risparmiarli quando demoliamo il tessuto”. Sembra tutto chiaro, ma Porpiglia, che della robotica chirurgica è un pioniere, preferisce i fatti alle parole. “Se vuole capire meglio, mi segua”.

L’algoritmo e la rete neurovascolare

In sala operatoria, il ventunesimo paziente è già sedato. Mentre il capo si prepara, Andrea Bellin, bioingegnere della 3D Medici che lo ha aiutato a sviluppare la tecnica salva nervi, illustra lo stato dell’arte. Sullo schermo del suo pc, richiama l’immagine a colori di una prostata a tutto tondo, elaborata da una risonanza magnetica. I vasi e i nervi non risultano granché: una linea molto discontinua.

“Gli spazi fra i trattini equivalgono ad altrettante possibilità di errore. Abbiamo, quindi, nutrito l’IA con i dati di migliaia di casi e siamo riusciti a ottenere un algoritmo che completa il disegno e restituisce l’intera rete neurovascolare in 3D della prostata di ogni paziente. Volendo, possiamo ‘sfogliare il wafer’, separando le vene e nervi. “Un caso di scuola di medicina superpersonalizzata”, dice Porpiglia, mentre si accomoda ai comandi del robot Da Vinci. Sono le 12 e 20, l’intervento ha inizio.

Come avviene l’operazione

Occhi nel visore, il professore muove le manopole con l’agilità d un adolescente su un videogioco. Gesti secchi e brevi si traducono in movimenti distesi e precisi dei bracci robotici, che, tre metri più in là, impugnano bisturi elettrico e pinza. “Si avvicini, guardi qui dentro”, dice Porpiglia. In primo piano c’è il campo operatorio, quello vero. Si vedono la prostata, le cannule e la garze manovrate dall’assistente che, seduto accanto al lettino, esegue gli ordini del direttore e intanto fa pratica, controllato a sua volta dal giovanissimo aiuto esperto, il professor Daniele Amparore. In un riquadro basso, compare, in sedicesimo, l’immagine virtuale delle due diramazioni nervose ai lati della prostata.

“Adesso, attento”. Nell’immagine reale, dall’uretra aperta spunta un cilindro giallo, forato in punta. È il catetere. Come fosse un segnale prestabilito per l’IA “e, in effetti, lo è”, avverte Porpiglia. L’immagine virtuale si sposta da sola a cavallo del tubicino e si dilata fino a coincidere con l’immagine reale, trasformandola in realtà aumentata. Il bisturi elettrico comincia a tagliare, cauterizzare e ricucire esattamente negli spazi tra i nervi. Rimossa la prostata e le vescicole seminali, anche gli allineamenti delle strutture per ricostruire l’anatomia della zona operata sono perfetti.

Il campione e le analisi

Ancora due minuti per prelevare un campione della zona adiacente al tumore, che sarà analizzato in laboratorio per verificare la presenza di cellule maligne residue. Alle 12.45 l’intervento è finito. Il team rileva il primario per le operazioni di sutura. Porpiglia è fresco come una rosa. “Quando si lavorava ‘con le mani’, si faticava anche il doppio”. Nei robot abbinati al machine learning, ora, il professore vede solo vantaggi: “Precisione assoluta, mininvasività, riduzione del trauma e dello stress operatorio, dimissioni precoci, minore rischio di ricadute”.

E i costi? “Sì, la robotica è cara, ma i suoi sviluppi possono portare a soluzioni più economiche. Penso, per esempio, a ospedali ‘hub’, dove un unico chirurgo dialoga con tante sale operatorie lontane”. La telechirurgia è sempre più vicina.