Salute

Nel sangue dei pazienti una nuova arma per combattere il tumore

(Foto Ansa)
(Foto Ansa) 

Nuova terapia Car-T per contrastare il cancro. Sviluppato un metodo per riprogrammare le cellule immunitarie senza prelevarle e manipolarle in laboratorio. Lo studio pubblicato su Nature

2 minuti di lettura

Nel sangue dei pazienti potrebbe nascondersi una vera e propria fabbrica di armi anti-cancro e ora un gruppo di ricercatori coordinati dall’Università della California di San Francisco ha capito come farla lavorare all’interno del nostro stesso corpo. In un articolo pubblicato sulla rivista Nature, gli scienziati hanno infatti sviluppato un metodo per riprogrammare con precisione le cellule immunitarie senza prelevarle e manipolarle in laboratorio.

CAR-T in vivo

Una sorta di terapia CAR-T in vivo. “Anziché utilizzare il metodo ‘tradizionale’, che prevede il prelievo dei linfociti T del paziente, la loro spedizione in una struttura specializzata per riprogrammarle geneticamente contro il cancro e poi la successiva rispedizione al paziente per reinfonderle nel suo flusso sanguigno, i ricercatori sono stati in grado di far svolgere tutto il processo all’interno dell’organismo dello stesso paziente”, spiega Antonio Pinto, direttore del Dipartimento di Ematologia e terapie innovative dell’Istituto nazionale tumori Fondazione Pascale di Napoli. “Questa tecnologia, al momento testata solo sui topi, permetterebbe di trasformare la CAR-T in una normale iniezione, perché il processo di ingegnerizzazione avviene direttamente all’interno del corpo”, commenta Giuseppe Novelli, genetista dell'Università di Roma Tor Vergata.

Il metodo

“Per raggiungere questo risultato i ricercatori hanno messo a punto un sistema a due componenti (dual-particle)”, aggiunge Novelli. La prima particella funge da navigatore: grazie al rivestimento di anticorpi che funzionano come una chiave magnetica, si attacca solo alle cellule T e a nessun'altra cellula del corpo. Trasporta le “forbici molecolari" CRISPR per tagliare il DNA nel punto esatto. La seconda particella è invece il manuale d'istruzioni: trasporta il nuovo gene (il CAR) che insegna alla cellula a riconoscere il tumore. Questo gene viene inserito in un punto specifico dove c’è un “interruttore” che si attiva solo se la cellula è effettivamente una cellula immunitaria pronta a combattere.

I test

I ricercatori hanno testato il loro approccio su topi con sistemi immunitari umanizzati, a cui era stata iniettata una forma aggressiva di leucemia. Una singola iniezione del “sistema a doppia particella” ha eliminato tutto il cancro rilevabile in quasi tutti i topi entro due settimane. Le cellule CAR-T ingegnerizzate costituivano fino al 40% delle cellule immunitarie in alcuni organi e hanno eliminato con successo il cancro sia dal midollo osseo che dalla milza. Questo approccio si è dimostrato efficace anche contro il mieloma multiplo e, cosa sorprendente, contro un tumore sarcomatoso solido. I tumori solidi hanno storicamente mostrato resistenza alla terapia CAR-T, il che rende questo risultato particolarmente significativo. Efficacia Inaspettatamente, le cellule T create all’interno del corpo si sono dimostrate più efficaci di quelle prodotte in laboratorio.

“Particolarmente significativo è che le cellule che stiamo generando in vivo hanno un aspetto migliore di quelle che produciamo in laboratorio”, spiega Justin Eyquem, professore associato di medicina presso l'UCSF e autore senior del nuovo studio. “Pensiamo che quando le cellule vengono prelevate dal corpo e coltivate in laboratorio, perdano parte della loro ‘staminalità’ e capacità proliferativa, cosa che qui non accade”, aggiunge.

Prossimi obiettivi

Gli autori della ricerca - tra i quali c'è anche il premio Nobel Jennifer A. Doudna, “mamma”, insieme a Emmanuelle Charpentier, della tecnologia delle forbici molecolari CRISPR/Cas9 - hanno già fondato un’azienda chiamata Azalea Therapeutics per sviluppare la tecnica. Al momento non sono noti i tempi richiesti per l’avvio di una sperimentazione sull’uomo. “Bisogna attendere la sperimentazione umana, ancora abbiamo solo dati nei topi”, specifica Novelli. Siamo ancora, per usare le parole di Pinto, nella “preistoria” di questa applicazione, ma la direzione sembra tracciata verso una terapia più semplice, economica ed efficace