Salute

Giornata della salute delle donne: perché siamo diverse

Giornata della salute delle donne: perché siamo diverse

Le donne si prendono cura di figli, mariti, genitori anziani. Facendo risparmiare la società e il sistema sanitario. Ma salute della donna è anche medicina di genere: spesso i sintomi sono diversi rispetto agli uomini, e si arriva tardi alla diagnosi

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Quest’anno la giornata nazionale della salute della donna cade il 22 aprile. E ne parliamo perché salute della donna vuol dire salute di una piccola o grande comunità. Cominciando da se stessa, certo, anche se spesso le donne tendono a prendersi cura degli altri più che di se stesse, e allargandosi a figli, compagni e mariti, fratelli e sorelle, genitori anziani. E lo fanno anche da anziane. La donna, indipendentemente dal fatto che lavori o meno, si prende cura con competenza, facendo risparmiare un bel po’ di soldi al Sistema sanitario che sull’assistenza domiciliare annaspa.

Dicevamo che spesso le donne si trascurano e arrivano a una diagnosi in ritardo: secondo l’Osservatorio Gimbe possono servire fino a 10 anni per una diagnosi di endometriosi, e l’assistenza poi varia da una regione all’altra. In altri casi la diversità biologica gioca brutti scherzi e i sintomi di alcune malattie, come alcune patologie reumatologiche o persino i sintomi di un infarto, sono diversi rispetto a quelli degli uomini e non vengono riconosciuti immediatamente. In altri casi ancora, poi, ci sono i disturbi tipicamente femminili: i dolori mestruali per esempio, secondo una recente indagine Censis-Assosalute – colpiscono il 91.9% delle donne, da sempre (41,1%) a di tanto in tanto (51.7%), incidendo negativamente sulla qualità complessiva della vita, da molto (16%) ad abbastanza (54,9%). Disturbi ricorrente affrontati da sole, curandosi con farmaci da banco suggeriti da medico o farmacista. E continuando a scappare al lavoro, dividendosi tra quello, casa, scuola e famiglia di provenienza: equilibriste di professione.

Ma la salute delle donne comincia dall’infanzia, ed è per questo che l’Istituto superiore di Sanità, in occasione della giornata, ha messo a punto consigli divisi per età della vita, dall’infanzia alla menopausa. I punti cruciali sono stili di vita corretti, nutrizione equilibrata con le 5 porzioni al giorno di frutta e verdura e 2-3 di latte, yogurt e latticini per il calcio, e adeguata attività fisica, almeno un’ora al giorno di camminata veloce o gioco attivo per mantenere muscoli ed equilibrio: tutti elementi fondamentali per ridurre il rischio di malattie croniche come obesità, diabete, osteoporosi e squilibri ormonali. Con consigli alimentari dettagliati per ogni età, dall’infanzia e l’adolescenza in cui il fabbisogno di calcio e vitamina D è elevato, perché si costruisce il patrimonio osseo, fino alla menopausa, in cui Il calo degli estrogeni aumenta il rischio di perdita ossea e riduzione della massa muscolare. Passando per periodi particolari come la gravidanza e l’allattamento. E non dimenticando le malattie sessualmente trasmesse e l’Hiv, per le quali l’Iss ha un telefono verde che il 22 aprile resterà attivo eccezionalmente dalle 9 alle 19 (800861061).

Salute delle donne è anche offrire una rete di servizi, per non lasciare sola chi ha bisogno. In questa rete medici di medicina generale e farmacie sono i due capisaldi. “Accogliere chi ha una richiesta di salute è il nostro compito – spiega Angela Margiotta, presidente di Farmaciste Insieme – così come è fondamentale dedicare tempo, creare consapevolezza e costruire quella che chiamiamo alfabetizzazione sanitaria, ovvero una scelta ponderata dei farmaci per i piccoli disturbi, perché li consigliamo noi o il medico e non internet. E il fatto che la nostra categoria sia all’80% femminile è importante per creare un rapporto immediato. E se serve, io esco dal bancone per eliminare quel distacco fisico e far sentire vicinanza a chi chiede aiuto”.

E fa lo stesso Michela Guiducci, medico di Medicina generale Simg, che ha 1600 pazienti nella zona residenziale della Balduina a Roma. “La qualità della cura nasce dalla relazione che si instaura con la persona che viene in studio – racconta all’incontro organizzato da Assosalute – e per questo serve tempo e serve ascolto. Molti pazienti sono anziani e hanno bisogno di raccontarsi, il medico non deve occuparsi soltanto dei loro disturbi ma della loro qualità di vita complessiva, della solitudine che affligge molti, delle difficoltà nella gestione quotidiana quando non sono più autonomi”. In una parola la cura deve essere umana, perché donne e uomini devono essere toccati, guardati negli occhi, ascoltati: si guarisce un individuo, non un insieme di sintomi.