Salute

Obesità, parola d’ordine mantenere il peso perduto

Obesità, parola d’ordine mantenere il peso perduto

Come fare a non ingrassare di nuovo? Uno studio mostra l’efficacia del passaggio dalle iniezioni al farmaco orale. Ma lo stile di vita resta imprescindibile

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La parola d’ordine è mantenimento. Dopo aver perso tanti chili con i nuovi farmaci analoghi dei Glp1 come evitare di ingrassare di nuovo? In realtà il discorso potrebbe essere ampliato e generalizzabile anche alla chirurgia bariatrica o alle diete di restrizione calorica, ma il senso rimane lo stesso: come fare a non recuperare il peso perduto? Imprescindibile il cambio di stile di vita, con un’alimentazione più sana e attività fisica, almeno 8500 passi al giorno, secondo un recente studio italiano presentato alla trentatreesima edizione del congresso europeo dell’obesità Eco, in corso a Istanbul.

Ma per chi è dimagrito con i due farmaci più utilizzati, semaglutide di Novo Nordisk e tirzepatide di Eli Lilly (il secondo oltre ad essere agonista di Glp-1 agisce anche sui recettori Gip) è stata indagata un’altra strada, farmacologica anch’essa, i cui risultati sono stati presentati a Istanbul e pubblicati su Nature Medicine. Risultati che mostrano come passare dai farmaci iniettivi al trattamento per bocca orforglipron riesca a mantenere il risultato ottenuto entro buoni limiti.

Quando iniziare

Lo studio, sponsorizzato da Eli Lilly, è stato presentato alla stampa da Louis J. Aronne, direttore del Comprehensive Weight Control Center alla Weill Cornell Medicine di New York, uno specialista in obesità talmente entusiasta delle nuove soluzioni terapeutiche della malattia cronica chiamata obesità che ipotizza di poter dare I farmaci anche a chi ha un Bmi di 25 (fino a 24,9 il peso è considerate normale, nda) “perché anche la pressione alta non si cura quando comincia ad essere pericolosa per il cuore ma quando inizia ad alzarsi”. Gli studi registrativi però ad oggi sono soltanto su pazienti con Bmi sopra 27.

Al di là della condivisibilità dell’idea, mentre finora sull’efficacia delle incretine iniettive sono arrivati studi su studi non solo sull’effetto dimagrante ma anche su protezione cardiovascolare, renale, effetti su apnee notturne o patologie osteoarticolari, meno chiaro era come mantenere il peso perduto visto che il meccanismo è tale che, alla sospensione del farmaco, cosa che i pazienti fanno in genere dopo qualche mese per una questione di sostenibilità economica, ritorna la fame e con essa i chili perduti. Ma non solo: anche i miglioramenti ottenuti in campo cardiovascolare o in tema di insulinoresistenza o pressione arteriosa vengono vanificati dalla bilancia che torna a salire.

La domanda che si ponevano gli esperti era allora: dare il farmaco per sempre, come in tutte le terapie croniche? Diminuire il dosaggio e capire cosa accade? Oppure – Adesso che è disponibile - passare a una nuova formulazione, quella orale, che mima l’effetto dei GLP1? Qualche risposta arriva da due studi, Surmount-Mantain e Attain- Mantain, i cui risultati sono stati presentati a Istanbul e pubblicati rispettivamente su The Lancet e Nature Medicine. Nello studio Attain-Maintain, i pazienti passati da una dose massima tollerata (MTD) di semaglutide a orforglipron hanno mantenuto in media la quasi totalità della perdita di peso precedentemente ottenuta, con uno scostamento medio di soli 0,9 kg dopo un anno. E nei due studi Attain -Maintain e Surmount-Mantain, i pazienti passati dalladose massima tollerata di tirzepatide a orforglipron o che hanno ridotto la dose a 5 mg hanno mantenuto in media la grande maggioranza della perdita di peso ottenuta, con uno scostamento medio rispettivamente di 5 e 5,6 kg dopo un anno. I pazienti che hanno proseguito per un ulteriore anno con tirzepatide MTD hanno mantenuto in media tutta la perdita di peso precedentemente ottenuta.

“I dati sono chiari – commenta Paolo Sbraccia, Ordinario di Medicina Interna a Roma Tor Vergata - sia con tirzepatide che con orforglipron la perdita di peso viene mantenuta senza recupero significativo. Attain-Maintain, in particolare, supporta una continuità dei risultati in termini di efficacia nel passaggio da iniettivo a orale e, pur senza implicare un’equivalenza diretta tra le due formulazioni, avvalora l’ipotesi di una continuità terapeutica”. “In ogni caso – ha precisato Aronne – la formulazione in pillola è una opzione terapeutica aggiuntiva e meno costosa, sia in termini di produzione che di distribuzione, rispetto alla penna iniettiva. Non tutti i pazienti vogliono fare l’iniezione e al contrario alcuni chiedono di ritornare dalla pillola all’iniezione perché è settimanale e per loro più facile. Abbiamo bisogno di tante opzioni e aspettiamo iniezioni mensili”.