La lotta all’obesità passa (anche) dalle cene fuori casa. Un’abitudine che foraggia l’epidemia di sovrappeso e obesità, secondo uno studio tedesco dell’università di Gottingen insieme all’università di Heidelberg, condotta in 65 Paesi e presentato al trentatreesimo congresso europeo sull’obesità Eco in corso ad Istanbul. I dati: almeno metà degli adulti nel mondo mangia fuori almeno una volta a settimana, e questo ovviamente soprattutto nei Paesi ad alto reddito, dove l’abitudine di mangiar fuori si affianca a quella di ordinare cibo già pronto e consumarlo in casa. In ogni caso lo studio suggerisce come non sia importante tanto il luogo del mondo in cui si vive, ma l’abitudine di consumare pasti fuori invece di prepararli in casa è connessa a sovrappeso e obesità. E questo perché mediamente sono alimenti più processati, ricchi di sale, zucchero e grassi poco sani che fanno schizzare alle stelle il bilancio energetico, e quindi il peso.
Una volta alla settimana, poi, è ovviamente una media: negli Stati Uniti 8 adulti su 10 mangiano fuori una media di 4 volte a settimana, a Timor- Leste uno su dieci mangia fuori tre volte a settimana. Ovviamente il punto non è dove si mangia ma cosa si mangia, quando si mangia fuori, ma in ogni caso la lotta all’obesità, secondo gli esperti, dovrebbe toccare anche il cibo fuori casa e quindi ristoranti, fast food e cibo di strada.
Mangiar fuori associato a obesità
“I risultati del nostro studio suggeriscono come mangiare fuori casa sia associato in modo significativo con l’obesità nei paesi a basso e medio reddito – ha spiegato uno degli autori dello studio, Mubarak Sulola dell’università tedesca di Heidelberg – e questo probabilmente per la transizione verso modelli alimentari legati a porzioni di grandi dimensioni e alimenti energeticamente ricchi, ad elevato numero di calorie. Mentre nei Paesi ad alto reddito mangiare fuori è diventata un’abitudine”. Paradossalmente, nei Paesi più poveri coesistono sovrappeso e obesità con malnutrizione, compresi deficit di micronutrienti.
Veniamo ai numeri dello studio, condotto tra il 2009 e il 2021: 280.265 adulti sopra i 18 anni, il 51% di donne e 65 Paesi. Ai partecipanti sono state fatte domande molto dettagliate sui loro consumi alimentari, sul numero dei pasti e dove erano stati preparati. Le risposte sono poi state incrociate con fattori socio-demografici come reddito, sesso, età, livello di istruzione, ovviamente Bmi (che misura se si è normopeso, sovrappeso o obesi), Paese di provenienza. L’analisi è poi stata aggiustata sul Paese e sulle abitudini alimentari specifiche.
In Europa il 36% va fuori una volta a settimana
Secondo i risultati, globalmente il 47% dei partecipanti mangiava fuori almeno una volta a settimana, con percentuali variabili tra la regione del sud-est asiatico (il 26%) e quella delle Americhe (81%). In Europa la media è del 36%. Un dato interessante è quello degli Usa, dove i numeri dell’obesità sono pandemici: l’84% degli adulti dice di mangiar fuori almeno una volta a settimana, ma di media arrivano anche a quattro volte. In tutti i Paesi studiati, sono gli uomini che tendono a mangiare fuori più spesso, in particolare i giovani, scapoli e quelli con una maggiore istruzione. Inoltre l’abitudine a mangiar fuori sembra più diffusa proprio tra gli obesi (nel 39% dei casi), un po’ meno tra le persone in sovrappeso (28%)
“Poiché la tendenza a mangiare fuori sta crescendo in tutto il mondo – ha precisato l’autore senior dello studio, Sebastain Vollmer dell’università di Göttingen – è importante che gli interventi di sanità pubblica considerino l’alimentazione fuori casa come un punto fondamentale per la prevenzione dell’obesità a livello globale. In particolare bisogna migliorare la qualità nutrizionale del cibo disponibile, così come le informazioni nutrizionali sulle confezioni e le restrizioni di vendita di alimenti non sani nutrizionalmente in modo da potenziare la qualità complessiva alimentare della popolazione creando anche ambienti protetti, come scuole e luoghi di lavoro”.