Per gli anziani, convivere con l’obesità può avere gravi conseguenze sulla salute: si tratta infatti di una vera e propria malattia cronica, che accelera i processi di invecchiamento e aumenta la fragilità dell’organismo. A confermarlo è un nuovo studio del Texas Health Presbyterian Hospital e dello Ut Southwestern Medical Center di Dallas, che mette in luce come l’eccesso ponderale sia correlato a una riduzione significativa della funzionalità polmonare nella terza età. I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista Journal of Applied Physiology, suggeriscono la necessità di interventi mirati per la gestione del peso anche nelle fasce di popolazione più avanzate.
L'obesità senile in Italia
In Italia, il fenomeno dell'obesità tra gli over 65 è una realtà epidemiologica rilevante. Secondo i dati raccolti dal sistema di sorveglianza Passi d'Argento, coordinato dall'Istituto superiore di sanità (Iss), circa il 14% della popolazione anziana è obesa, mentre il 44% è in sovrappeso. Questo significa che più della metà degli anziani italiani presenta un eccesso ponderale che incide direttamente sulla qualità della vita. L'obesità nella terza età è infatti un fattore che aggrava la naturale fragilità legata all’invecchiamento: predispone a patologie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e problemi muscolo-scheletrici. La novità che emerge dalla nuova ricerca – che è stata presentata negli scorsi giorni nel corso del congresso annuale della American Physiology Scociety – riguarda però il sistema respiratorio.
Lo studio
La ricerca condotta a Dallas ha analizzato un campione di adulti di età superiore ai 70 anni, suddivisi in base al loro indice di massa corporea (Bmi). L'obiettivo era misurare con precisione i volumi polmonari e la capacità di scambio gassoso attraverso test di funzionalità respiratoria standardizzati. Gli autori hanno effettivamente osservato che i soggetti con obesità mostravano una riduzione marcata della capacità polmonare totale, della capacità e velocità di esalazione, e della cosiddetta “capacità funzionale residua”, ovvero la quantità di aria che rimane nei polmoni dopo un'espirazione normale.
La ricerca chiarisce quindi che mantenere sotto controllo il peso corporeo anche nella terza età è una strategia essenziale per preservare la riserva respiratoria. Per un anziano, avere una ridotta funzionalità polmonare si traduce in una minore tolleranza allo sforzo fisico: anche una semplice passeggiata può diventare faticosa, innescando un circolo vizioso di sedentarietà che porta a un ulteriore aumento di peso e alla perdita di massa muscolare (sarcopenia). “I nostri risultati sottolineano l'importanza di monitorare la salute dei polmoni negli anziani con obesità”, spiega a proposito Tony Babb, professore di medicina interna dello UT Southwestern Medical Center.
I limiti
Lo studio presenta comunque alcuni limiti: essendo un'analisi trasversale, non può stabilire con certezza assoluta se il calo della funzione polmonare sia reversibile interamente con la perdita di peso in età avanzata, sebbene la letteratura scientifica suggerisca che il dimagrimento controllato migliori significativamente la meccanica respiratoria. Parlare di peso negli anziani non è inoltre un tema banale: nella terza età diete troppo restrittive sono infatti controproducenti, perché possono causare la perdita di muscolo prezioso (sarcopenia), aumentando il rischio di invalidità e fratture. Detto questo, con il dovuto supporto specialistico è possibile dimagrire in modo salutare ad ogni età. E per gli anziani, proteggere il respiro attraverso il controllo del peso sembrerebbe una strategia preziosa per assicurarsi di rimanere attivi e con una buona qualità di vita il più a lungo possibile.