Anche nella terza età, il controllo del peso può essere importante per evitare l’insorgenza di problemi cardiometabolici. Ma quale regime alimentare scegliere, per ridurre le calorie senza compromettere la salute delle ossa? La risposta arriva da uno studio dell’Università di Chester, pubblicato sulla rivista scientifica Nutrients: la migliore dieta è la dieta mediterranea, unico tra i regimi alimentari studiati ad essere risultato associato a una significativa riduzione del rischio di fratture, indipendentemente dall’apporto calorico complessivo.
Dieta: alleato contro le fratture
Il rapporto tra dieta e densità ossea è stato molto studiato già in passato. Ma di norma, le ricerche tendono a studiare un singolo regime alimentare alla volta. Nel loro studio, i ricercatori dell’Università di Chester hanno deciso invece di effettuare una revisione sistematica della letteratura, per valutare gli effetti di tutte le principali diete sul rischio di fratture, la densità e il metabolismo osseo.
“Sebbene i trattamenti farmacologici rimangano centrali nella gestione del dolore muscoloscheletrico, una crescente attenzione è oggi rivolta a strategie complementari e non farmacologiche, come gli interventi sullo stile di vita, in particolare la dieta, in quanto fattori modificabili che influenzano la salute di ossa, muscoli e articolazioni”, spiega Ioannis Kanakis, ricercatore dell’Università di Chester, che ha coordinato lo studio. “Una valutazione completa dei modelli alimentari è quindi necessaria e, per quanto a nostra conoscenza, questa è la prima revisione sistematica che analizza collettivamente l'impatto di più diete sull'omeostasi ossea — il continuo rinnovamento del tessuto osseo — con un elevato numero di partecipanti”.
La dieta mediterranea
L’analisi ha valutato l'impatto della dieta mediterranea, della restrizione calorica, dei regimi iperproteici, ipoglucidici e delle diete chetogeniche sulla salute scheletrica negli adulti. I risultati rivelano che, sebbene nessuno dei modelli alimentari studiati abbia un impatto rilevante sulla densità minerale ossea in sé, l'adesione alla dieta mediterranea riduce significativamente il rischio di fratture dell'anca e totali. Al contrario, la restrizione calorica è risultata associata a un aumento dei marcatori di degradazione ossea. Le diete iperproteiche e quelle a basso contenuto di carboidrati hanno mostrato, invece, effetti contrastanti o neutri.
Questione di ingredienti
L’effetto protettivo della dieta mediterranea, secondo gli autori dello studio, è legato alla sinergia di specifici nutrienti chiave che in questo regime alimentare non mancano mai. L’abbondante consumo di verdure a foglia larga, legumi, frutta secca e olio extravergine d’oliva garantisce infatti un apporto costante di calcio, magnesio e vitamina K, elementi essenziali per la mineralizzazione della matrice ossea. Di particolare rilievo sarebbe anche il ruolo svolto dai polifenoli, composti bioattivi presenti in abbondanza negli alimenti di origine vegetale, che esercitano un’azione antinfiammatoria e antiossidante capace di contrastare lo stress ossidativo nelle cellule ossee.
“Al contrario – conclude Kanakis – le diete che limitano pesantemente l'energia, come nel caso della restrizione calorica, o che escludono importanti gruppi alimentari, possono ridurre la sollecitazione meccanica attraverso la perdita di peso, alterare i fattori del rimodellamento osseo e modificare la biodisponibilità del calcio o della vitamina D, aumentando così il riassorbimento, cioè la degradazione del tessuto osseo”.