Purtroppo di pillole magiche per la memoria ancora non ce ne sono. Ma è comunque possibile crearsi un “fondo pensione” da spendere nella terza età per contrastare il declino cognitivo. Un ingrediente importante è mantenersi intellettualmente attivi nel corso della vita, soprattutto una volta anziani. Ma sempre più ricerche indicano un altro promettente segreto per promuovere la salute cerebrale: l’alimentazione. Una dieta bilanciata e salutare sembra infatti collegata a un minore rischio di declino cognitivo. E uno studio appena pubblicato su Jama Neurology indica anche la finestra temporale perfetta per iniziare a prendersi più cura di cosa si mangia: tra i 45 e i 54 anni, infatti, le scelte alimentari sembrano influenzare maggiormente il rischio di declino cognitivo nella terza età.
La ricerca
Lo studio, realizzato dai ricercatori della Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston, ha coinvolto oltre 160mila adulti, seguiti per un periodo di decenni all’interno di tre grandi studi di coorte americani dedicati a scoprire le connessioni tra abitudini e salute. I ricercatori hanno utilizzato i dati riportati dai partecipanti sulla frequenza di consumo di diversi tipi di alimenti, e li hanno sovrapposti con i parametri ideali di sei diete sane e bilanciate, per le quali esistono sistemi di punteggio standardizzato. In questo modo hanno potuto calcolare quanto ciascuno dei partecipanti aderisse a ognuno dei modelli alimentari. Guardando quindi ai risultati dei test cognitivi eseguiti a partire dai 65-70 anni, hanno calcolato quanto ogni dieta fosse associata a una riduzione o a un aumento del rischio di sviluppare il declino cognitivo durante la terza età.
I risultati
Tutti i regimi alimentari analizzati hanno mostrato un’associazione positiva con la salute cerebrale. Ma la più efficace è risultata la cosiddetta dieta Dash (Dietary Approaches to Stop Hypertension), un protocollo alimentare nato per combattere l'ipertensione – ricco di cereali integrali, pesce e verdure, e poverissimo di zuccheri e sale — che sembrerebbe in grado di ridurre il rischio di declino cognitivo del 41%. Ottimi risultati sono arrivati anche dalle diete plant-based e dai regimi mirati a ridurre l'infiammazione e i picchi di insulina. Gli alimenti più salutari per l’invecchiamento del cervello sono risultati vegetali, pesce e (in dosi moderate) il vino. Mentre quelli più dannosi sarebbero carni processate, patate fritte e bevande zuccherate.
La finestra a 45 anni
Il dato forse più interessante che arriva dallo studio è però il fattore tempo. L’analisi ha infatti rivelato che la correlazione più robusta tra una buona alimentazione e la salute cerebrale si osserva quando la dieta viene adottata tra i 45 e i 54 anni, decenni prima – quindi – di quando si sperimenteranno i primi benefici. A confermare che l’invecchiamento attivo, in salute, è qualcosa a cui bisogna prestare attenzione durante il corso di tutta la vita. Ma anche che c’è sempre tempo per aggiustare il tiro, se ci si è concessi un po’ troppi stravizzi da giovani.
Associazione o causa?
Sebbene la riduzione del rischio del 41% sia un dato molto interessante, è bene prendere i risultati con la dovuta cautela. La ricerca ha diversi punti di forza, tra cui una popolazione di studio omogenea (le coorti analizzate contenevano persone con condizioni socioeconomiche e lavorative paragonabili), ma anche limiti piuttosto evidenti. Messi in luce, nelle conclusioni, dagli stessi autori: nonostante abbiano utilizzato diverse tecniche statistiche per eliminare i potenziali fattori confondenti dai risultati, è impossibile farlo del tutto.
L’attenzione per l’alimentazione è infatti parte integrante di uno stile di vita più salutare che di norma non finisce a tavola, ma coinvolge tutti gli aspetti della vita, da quelli relazionali (fondamentali per allontanare il declino cognitivo), agli interessi culturali e intellettuali, all’attività fisica, alla scelta del luogo di residenza. E quindi non è possibile attribuire con certezza i benefici cognitivi emersi dallo studio unicamente all’alimentazione. Detto questo, un’alimentazione sana aiuta a tenere sotto controllo il peso, protegge dalle malattie cardiovascolari, da quelle metaboliche, dai tumori, e aiuta l’umore. Che possa anche ridurre il rischio di declino cognitivo, quindi, non sarebbe altro che la ciliegina sulla torta.