Salute

Meningite, che cosa bisogna sapere

Meningite, che cosa bisogna sapere

Dopo i numerosi casi che hanno allarmato la Gran Bretagna (e anche l’Europa) con due morti e campus svuotati, tutto quello che bisogna sapere su una malattia insidiosa che fa molta paura. La vaccinazione resta un’arma fondamentale: la situazione in Italia

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Ventisette casi in meno di due settimane, due ragazzi morti, campus universitari svuotati e un premier costretto a lanciare un appello in diretta dal Parlamento. Il focolaio di meningite da meningococco B esploso di recente nel Kent, nel sud-est dell’Inghilterra, è stato definito dalla UK Health Security Agency “senza precedenti” per velocità di diffusione e numero di contagi. Una malattia rara ma devastante, con una letalità che anche nei casi trattati tempestivamente si attesta fra il 5 e il 10 per cento.

La malattia scatenata dal meningococco

"La meningite e la sepsi sono i due quadri clinici più comunemente associati alla malattia invasiva da meningococco", spiega Paola Stefanelli, responsabile della sorveglianza delle malattie batteriche invasive presso l’Istituto Superiore di Sanità (Iss). "La paura è giustificata: l’esordio è rapido, spesso improvviso, e il decorso può essere fatale o lasciare complicazioni severe e permanenti".

I vari gruppi del batterio

Per orientarsi occorre partire dalle basi. Meningococco B, C, W, Y e A: le lettere indicano i sierogruppi, che classificano i ceppi del batterio in base alla capsula che li riveste. In Europa il sierogruppo B è il più diffuso e nel 2024 ha rappresentato il 55 per cento dei 2.263 casi di malattia meningococcica invasiva segnalati nella Ue, con 202 decessi. I sierogruppi W e Y sono in crescita, soprattutto fra adolescenti e giovani adulti. "Per le differenze biologiche fra i sierogruppi A, C, Y e W da un lato e il B dall’altro, non è ancora possibile coniugare tutti i ceppi in un unico vaccino", chiarisce Stefanelli.

La situazione in Italia

Il problema non riguarda solo il Regno Unito. In Italia i dati dell’Iss mostrano un trend in salita: i casi di malattia invasiva da meningococco sono passati da 57 nel 2022 a oltre 100 nel 2024, con un’incidenza di 0,20 per 100mila abitanti. I lattanti sotto l’anno restano i più colpiti (2,36 per 100mila), seguiti dalla fascia 15-24 anni (0,39). Il sierogruppo B è l’unico responsabile dei casi sotto i 10 anni. In Europa si osserva un gradiente nord-sud: "Nei Paesi del Nord si trascorre più tempo in ambienti chiusi e si è registrata un’incidenza maggiore", nota Stefanelli. Uno studio pubblicato nel 2026 su The Lancet Neurology conferma la portata globale del problema: 259 mila decessi e 2,5 milioni di casi nel solo 2023, con progressi insufficienti a raggiungere gli obiettivi Oms di dimezzamento dei contagi e riduzione del 70 per cento dei decessi entro il 2030. Il rimbalzo post-pandemico ha riavviato la circolazione del batterio in una popolazione con un debito immunitario accumulato durante il biennio delle restrizioni.

I vari tipi di vaccino

Sul fronte della prevenzione, esistono due tipologie di vaccino: quello contro il meningococco B, raccomandato nei primi mesi di vita, e il quadrivalente ACWY, previsto al compimento del primo anno e come richiamo in adolescenza. L’obiettivo nazionale è raggiungere il 95 per cento di copertura entro i 24 mesi, ma i dati più recenti del ministero della Salute restituiscono un quadro diverso: per il meningococco B la copertura si ferma al 79,44 per cento. La vaccinazione anti-pneumococco è scesa sotto il 91 per cento. A ciò si aggiunge una marcata disomogeneità territoriale. La complessità del calendario vaccinale, che richiede sedute aggiuntive separate per il meningococco B, favorisce rinunce e appuntamenti mancati. Per questo diverse regioni hanno deliberato l’accorpamento delle somministrazioni in un’unica seduta.

La difficoltà di diagnosticare la malattia ai primi sintomi

A rendere insidiosa la malattia è anche la difficoltà di riconoscerla in tempo. I sintomi – febbre alta, cefalea intensa, rigidità del collo, sensibilità alla luce, talvolta un’eruzione cutanea che non scompare alla pressione – possono mimare un’influenza, ma la progressione è rapidissima e richiede un intervento medico urgente entro poche ore. Nei casi non trattati la mortalità raggiunge il 50 per cento; un sopravvissuto su cinque riporta danni permanenti, dalla perdita dell’udito alle amputazioni. Il Calendario per la vita ha esteso nel 2025 la raccomandazione per il vaccino anti-meningococco B anche agli adolescenti già vaccinati in età pediatrica, per garantire continuità di protezione nella fascia più esposta. La Commissione europea ha nel frattempo annunciato l’istituzione di quattro nuovi laboratori di riferimento Ue — da individuare tramite bando — per rafforzare la sorveglianza su tubercolosi, Clostridioides difficile, gonorrea resistente e malattie batteriche invasive, meningite inclusa: un segnale che Bruxelles giudica insufficiente l’attuale rete di monitoraggio.