Salute

Se sei sotto stress il cervello si ‘inceppa’

(Foto Ansa)
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A sostenerlo una ricerca pubblicata su Science Advances. Lo stress riduce la nostra capacità di fare inferenze logiche e associazioni ambientali, attività che affrontiamo innumerevoli volte al giorno

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Lo stress può renderci smemorati, tanto da impedire al nostro cervello di fare anche semplici ragionamenti. A scoprire cosa si cela dietro questo "blackout cognitivo" è stato un gruppo di ricercatori guidati da Lars Schwabe del Dipartimento di Psicologia Cognitiva dell'Università di Amburgo, in Germania, in uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances. I risultati dimostrano che lo stress non si limita solo a renderci più nervosi, ma anche a ridurre la nostra capacità di fare inferenze logiche e associazioni ambientali, attività che il nostro cervello svolge innumerevoli volte al giorno.

Blocco biologico

Immaginate di essere in stazione, quando il tabellone segna un ritardo e all'improvviso il telefono squilla per un'emergenza di lavoro e bisogna capire al volo quale coincidenza prendere. In quel preciso istante, il cervello va in tilt. Vi trovate davanti a due informazioni semplici: il treno X su cui dovreste partire è sostituito dal treno Y, e il treno Y parte dal binario 5. Tuttavia, non riuscite a fare il collegamento logico fondamentale: il treno da prendere è l'Y e parte dal binario 5. Questo fenomeno, apparentemente banale ma profondamente frustrante, non è un semplice "momento di distrazione". Si tratta di un vero e proprio blocco biologico causato dalla pressione psicologica, i cui meccanismi intimi sono stati svelati proprio dal nuovo studio neuroscientifico.

Lo studio

I ricercatori hanno infatti indagato sperimentalmente cosa accade al nostro cervello quando lo stress interferisce con le nostre funzioni cognitive quotidiane. E lo hanno fatto coinvolgendo 121 persone, a cui è stato chiesto di memorizzare e associare coppie di elementi (ad esempio, l'elemento A connesso a B e l'elemento B connesso a C). In condizioni normali, la mente umana compie un'operazione logica naturale chiamata "inferenza di memoria", unendo i puntini per dedurre che anche A è implicitamente legato a C. Ma quando i soggetti sono stati sottoposti a una condizione di stress acuto, questa straordinaria capacità di flessibilità e logica è letteralmente crollata. Nello studio, oltre ai test neuropsicologici, sono state effettuate misure fisiologiche dello stress e risonanze magnetiche.

È così che i ricercatori hanno osservato una sorta di "cortocircuito" nell'ippocampo, la parte del cervello deputata alla memoria. "Il risultato più eclatante è che la funzionalità dell'ippocampo e la sua connettività funzionale con diverse altre regioni cerebrali, in particolare la corteccia prefrontale mediale, viene modificata dallo stress", commenta Egidio D’Angelo, ordinario di Fisiologia all’Università di Pavia e scienziato di MNESYS, la più grande rete italiana per la ricerca sul cervello.

Fino ad oggi sapevamo che lo stress danneggiava la memoria a breve termine, ma lo studio dimostra qualcosa di molto più profondo: lo stress altera i "ponti" comunicativi tra le aree centrali del nostro personal computer biologico.

La memoria

"La memoria è una funzione altamente flessibile e regolabile", spiega D'Angelo. "Viene chiamata in causa durante molti processi cognitivi, per esempio se noi dobbiamo associare degli elementi tra di loro, la memoria è necessaria per mantenere attiva la traccia degli elementi che vengono processati. Lo stress - continua - interferisce proprio a questo livello, impedendo al sistema di controllo della memoria, che comprende cioè l'ippocampo e la corteccia prefrontale, di comunicare correttamente, con il risultato che associazioni multiple, come nel legame di A con B, di B con C, quindi di A con C, non si possono formare correttamente".

Implicazioni

In parole semplici, sotto stress l'ippocampo (la centrale della memoria) e la corteccia prefrontale (il regista delle nostre decisioni logiche) smettono di parlarsi. Il segnale si interrompe. Quindi non siamo più capaci di fare due più due, non perché abbiamo dimenticato i dati di partenza, ma perché il "software" neurale deputato a cucirli insieme è temporaneamente fuori uso. Le conclusioni di questa ricerca superano i confini dei laboratori di neuroscienze e investono direttamente la nostra quotidianità. "Questo studio ha ampie implicazioni in ambito educativo, legale e clinico", sottolineano i ricercatori. Questo significa che è necessario considerare che la scarsa efficienza di apprendimento degli studenti sotto stress da esame, la testimonianza incoerente dei testimoni di un crimine o la mancata adesione alle istruzioni terapeutiche da parte di pazienti che hanno subito un trauma, possono essere dovute a uno stress estremo.