Salute

Il caso Sinner e MC1R, il gene dei capelli rossi: che cosa succede se c’è una mutazione

Il caso Sinner e MC1R, il gene dei capelli rossi: che cosa succede se c’è una mutazione

Dopo il caso Sinner, intervista a una delle maggiori esperte italiane di polimorfismi, Stefania Guida: “Effetti prevalentemente cutanei, quelli sistemici non sono dimostrati”

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Il colore dei capelli come finestra sulla biologia profonda. Una mutazione del gene MC1R — il recettore delle melanocortine responsabile della pigmentazione — potrebbe non limitarsi a tingere di rosso chiome come quelle di Sinner e a regalare lentiggini su volto o mani. A spiegarlo è la professoressa Stefania Guida, medico e ricercatrice presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, tra i maggiori esperti italiani dei polimorfismi di MC1R e membro del network internazionale MSKIP dedicato allo studio di questo gene.

Professoressa, partiamo dall’inizio: che cos’è il gene MC1R?

“MC1R codifica per il recettore della melanocortina di tipo 1, una proteina presente sulla membrana dei melanociti, le cellule della pelle che producono il pigmento. I melanociti sono il centro nevralgico dell’attività cutanea: la melanina che producono funge da vero e proprio scudo sul DNA delle cellule vicine, i cheratinociti, proteggendole dalle radiazioni solari e riducendo il rischio di mutazioni genetiche che potrebbero portare, nel tempo, all’insorgenza di tumori della pelle. Il recettore MC1R lega un ormone fondamentale in questo processo, l’ormone melanostimolante, da cui dipende tutta la sua importanza”.

Dopo il malessere in campo di Sinner, che ha accusato vertigini, nausea, mancanza di forza ed energia, si è parlato anche di effetti sistemici, oltre che cutanei: è un’associazione dimostrata?

“Non è ancora dimostrato in modo solido. Le principali attività di MC1R restano legate alla pelle. Abbiamo però condotto di recente una revisione della letteratura in cui abbiamo osservato un aumento della sua espressione anche a livello delle cellule del sangue, i granulociti — ma questo non ha ancora trovato applicazioni pratiche in termini di salute sistemica. Ciò che possiamo dire è che avere un recettore perfettamente funzionante sembra associarsi a una maggiore longevità, a una minore età percepita e a un rischio ridotto di alcune patologie, incluse la cataratta e certe condizioni neurologiche”.

Cosa succede quando il gene è mutato?

“Qui è importante fare una precisazione: siamo abituati a ragionare in termini di mutazione presente o assente, ma MC1R è un gene straordinariamente polimorfico. Esistono oltre 300 polimorfismi noti, di cui cinque hanno un impatto rilevante sulla funzionalità del recettore. Quando questi polimorfismi alterano la proteina, il risultato è un’incapacità genetica di produrre melanina scura — quella fotoprotettiva — e la produzione, in sua vece, di una melanina di colore rosso-giallastro. Questo spiega la carnagione chiara, la tendenza alle scottature e una maggiore predisposizione ai tumori cutanei”.

Esiste un test per sapere se si è portatori?

“Sì, esiste. Al momento non è un esame di routine: viene eseguito a scopo di ricerca o, nel nostro caso al San Raffaele, nell’ambito del team di dermatologia clinica del professor Rongioletti, su pazienti che abbiano avuto più di un melanoma o con familiari colpiti dalla malattia. Lo abbiamo inserito nel nostro pannello diagnostico perché lo ritroviamo spesso nei pazienti che sviluppano melanomi multipli, soprattutto su pelle precedentemente ustionata”.

Quanto è diffuso questo polimorfismo in Europa?

“Molto più di quanto si pensi. In Europa — e questo è un dato importante — si stima che il polimorfismo di MC1R riguardi il 60-70% della popolazione. Non si tratta di un difetto raro: si è probabilmente sviluppato nel corso delle migrazioni geografiche come adattamento, per consentire un bilanciamento tra la protezione solare e la capacità di sintetizzare vitamina D attraverso l’esposizione ai raggi solari. In Germania la stima sale al 70%, in Spagna si attesta intorno al 60%”.

Ma avere questo polimorfismo significa automaticamente essere a rischio?

“Assolutamente no. Avere un polimorfismo non equivale ad avere un problema di salute. Il rischio dipende da quante copie alterate del gene si ereditano — una dalla madre, una dal padre — e da quanto quelle varianti impattano sulla funzionalità del recettore. Se si eredita da entrambi i genitori uno dei cinque polimorfismi più rilevanti, il rischio di tumore della pelle può aumentare anche di cinque-sei volte. Ma il fattore determinante resta il comportamento: un’esposizione solare corretta cambia radicalmente l’equazione”.