Salute

Fegato, è allarme. A rischio chi è obeso e chi ha il diabete 2

Fegato, è allarme. A rischio chi è obeso e chi ha il diabete 2

Si chiama Masld ed è causata da patologie metaboliche: provoca infiammazione e fibrosi dell’organo. Ma si può arrivare a cirrosi e tumore epatico. Da Barcellona l’appello del Global think tank: “Scoprirla per tempo, sarà una pandemia. E nessun Paese è pronto”

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Chi ha il diabete 2 corre un rischio del 66%, chi è obeso sopra i 35 di Bmi addirittura del 90 per cento. Nella popolazione generale il rischio resta comunque alto, al 38%, più di un terzo della popolazione adulta. Ma il rischio di ammalarsi di che cosa? La nuova pandemia ha una sigla impronunciabile, Masld, che è l’acronimo di Metabolic Dysfunction associated steatotic liver disease, ovvero una malattia del fegato con accumulo di grasso nell’organo, strettamente legata a sindrome metabolica, diabete e obesità. E poiché diabete e obesità aumentano dappertutto, così fa la Masld: mezzo miliardo di persone nel mondo nel 1990, 1,3 miliardi nel 2023 (+142%) con una previsione di 1.8 miliardi di persone nel 2050, con un’ulteriore crescita del 42 per cento.

Perché preoccupa tanto la Masld? Per varie ragioni: la più importante è che se non riconosciuta e trattata per tempo può evolvere verso una forma più grave chiamata Mash, in cui il fegato si infiamma, presenta delle vere e proprie cicatrici che provocano fibrosi, fino alla cirrosi e al tumore epatico. Ma non solo, di motivi ce ne sono altri. E li riassume Jeffrey Lazarus, professore al Barcelona Institute for Global Health e direttore del Global Think-tank on Steatotic Liver disease, che ha riunito a Barcellona esperti internazionali per fare il punto su quella che ha definito una nuova pandemia. “Sapete quanti Paesi dei 102 con prevalenza variabile di Masld hanno preso una qualche misura? Nessuno, neanche uno. Ma certamente sarà d’aiuto la prima risoluzione sulle malattie del fegato votata dall’Assemblea dell’Oms che non a caso parla di queste malattie come un pezzo mancante nella strategia globale delle malattie non trasmissibili”.

Il percorso verso il tumore

“Tra il 22 e il 30 per cento di chi ha la Masld ha già un’infiammazione al fegato - precisa Luis Antonio Diaz, epatologo al Centro di ricerca Masld dell’università di San Diego California – infiammazione che è silente ma porta a fibrosi ed è un rischio per la cirrosi. Con la fibrosi il fegato comincia a non funzionare bene ma nella prima fase continua a non dare segnali e quando arrivano i sintomi vuol dire che il danno è aumentato, che l’organo ha accumulato tessuto cicatriziale e che comincia a perdere la funzionalità. Gli esami di imaging non bastano perché non vedono l’infiammazione ma solo il grasso nel fegato, che si può ridurre perdendo peso. Se invece Masld è provocata da alcol, basta smettere di bere e in 4 settimane non c’è più grasso nel fegato”.

C’è un esame tanto semplice quanto disatteso sia su chi ha il diabete che negli obesi. E allora l’appello ai medici che seguono questi pazienti e al medico di medicina generale è: pensate anche al fegato dei vostri pazienti, prescrivete il fib4, fib come fibrosi. Un esame di sangue semplice, economico che, incrociato con l’età, il numero di piastrine e transaminasi (Ast e Alt) indicano il rischio fibrosi, che può essere da basso a moderato e alto. “Non c’è un check up del fegato se non con questo esame – continua Diaz – e i medici dovrebbero prescriverlo annualmente a obesi e diabetici perché talvolta può risultare un basso rischio anche se c’è già tessuto cicatriziale, ma ripetendo l’esame la possibilità di individuarlo aumenta”.

Una malattia progressiva

“Non è un test perfetto e speriamo ne arrivino di migliori – precisa Scott Isaacs, endocrinologo e professore di Medicina alla Emory University School of Medicine negli Stati Uniti – perché con fib4 non riusciamo a individuare tutti i pazienti e uno su dieci lo perdiamo. Ma bisognerebbe farlo almeno a tutti gli obesi e a chi ha il diabete 2”. Anche perché – continua Naim Alkhouri, epatologo e direttore del programma Sld (Steatotic liver desease) del Clinical Research Institute dell’Ohio, negli Usa – vista la prevalenza non possiamo permetterci di non usare uno strumento che certo non è perfetto ma aiuta a trovare i pazienti in prevenzione primaria, prima dei danni d’organo. Innoltre la Masld è una malattia progressiva e una sola misurazione non basta di certo”.

E in Italia? “Da noi non si associa ancora il fegato grasso alle malattie metaboliche – spiega Nicola Pugliese, epatologo all’Humanitas di Milano e al Karolinska svedese – e due persone su tre con Masld vengono diagnosticate con un ritardo di molti anni, quando ci sono già complicanze perché la malattia è andata avanti in modo silente, persino con transaminasi normali. Allora i pazienti ad alto rischio, con diabete 2 o obesità, dovrebbero fare il fib 4 e l’ecografia addominale con valutazione epatica. Se i valori sono alterati si indirizza il paziente verso esami più performanti come l’elastografia (o fibroscan, nome brevettato), una specie di ecografia che dura pochi minuti e dà un’idea della salute dell’organo. Ma è una macchina che costa molto, circa 70-80mila euro, e quindi si trova soltanto nei centri specialistici e l’esame peraltro viene rimborsato in modo diverso da una Regione all’altra. Nei casi dubbi si procede con la biopsia epatica”.

Le terapie per la Masld

E veniamo al capitolo cura: come si cura la Masld? “Finalmente la svolta, con due farmaci approvati da Fda, resmetiron, approvato anche da Ema, e semaglutide da 2.4 mg, un Glp-1 usato anche nella terapia del diabete e per l’obesità, a dosaggi diversi. Quest’ultimo ha avuto parere Ema, ma non ancora l’approvazione ma è più vantaggioso del primo perché fa perdere peso e se si perde più del 7% di peso ci sono effetti favorevoli su grasso e infiammazione, se si perde più del 10% anche sulla fibrosi, Il resmetiron, invece, non fa perdere peso ma è efficace sulla quantità di grasso nel fegato, su infiammazione e fibrosi. La terapia andrà adattata quando potremo averceli entrambi”.