Meno recidive, meno metastasi e sopravvivenza maggiore per il vaccino terapeutico e immunoterapia contro il melanoma rispetto alla sola immunoterapia dopo chirurgia. Il risultato arriva da Chicago, con la presentazione, durante il congresso dell’American Society of Clinical Oncology (Asco) dei nuovi risultati della sperimentazione KEYNOTE-942, annunciati come un successo non solo per il melanoma, ma potenzialmente anche per altri tipi di cancro. "I nostri risultati rappresentano anche un incoraggiamento per i ricercatori oncologici di tutto il mondo, dimostrando che i vaccini a mRNA come l'intismeran potrebbero funzionare bene in combinazione con l'immunoterapia per altri tumori le cui elevate percentuali di mutazioni si sono rivelate difficili da trattare", ha infatti commentato Janice Mehnert dalla Nyu Grossman School of Medicine, a capo dello studio. I dettagli dei risultati sono stati pubblicati su Journal of Clinical Oncology.
Un vaccino terapeutico contro il cancro
Gli ultimi dati presentati ad Asco si riferiscono a un follow-up di cinque anni, confermano e rinforzano i risultati positivi di sicurezza ed efficacia di questo approccio terapeutico in pazienti con malattia avanzata, operati e già osservati a follow-up più ristretti. Il vaccino intismeran (mRNA-4157) è un vaccino a mRna terapeutico sviluppato da Msd e Moderna, ideato per pazienti ad alto rischio di recidiva. Il vaccino spinge il sistema immunitario a scatenare una risposta contro il tumore, colpendo gli antigeni tumorali (identificati sequenziando il Dna tumorale di ciascun paziente).
Già a cavallo tra il 2022 e il 2023 i primi risultati dello studio - che ha coinvolto 157 pazienti tra Australia - che associava il vaccino a un immunoterapico (il pembrolizumab) facevano ben sperare. Rispetto alla sola immunoterapia - somministrata come standard di cura in terapia adiuvante – a due anni, il vaccino terapeutico aveva mostrato di ridurre del 44% il rischio di recidive o morte. Un risultato incoraggiante e che permetterebbe di superare i limiti associati all’immunoterapia in questo tumore: pur rivoluzionaria, infatti, scrivono gli esperti, alcuni pazienti sviluppano resistenza e non ci sono prove di efficacia a sostegno dell’uso di immunoterapie combinate (intese come combinazioni di inibitori del checkpoint immunitario).
Meno recidive e aumento della sopravvivenza a cinque anni
Oggi, come anticipato, i risultati su un follow up più esteso appaiono ancora più incoraggianti: il rischio di recidiva o morte si riduce del 49% nei pazienti che hanno ricevuto la combinazione vaccino terepeutico e immunoterapico (la sopravvivenza libera da recidiva era del 68% nel gruppo dei pazienti trattati con la terapia combinata, rispetto al 49% di quelli che avevano ricevuto solo l’immunoterapia). Altri dati che arrivano da Chicago (qui l’abstract della presentazione) mostrano inoltre che intismeran combinato a pembrolizumab riduce del 59% il rischio di metastasi e che la sopravvivenza globale a cinque anni con questo schema terapeutico è del 92% contro il 71% del gruppo che ha ricevuto pembrolizumab. Confermati e ritenuti gestibili gli effetti collaterali associati alla terapia.
“Questi risultati a lungo termine dimostrano che i benefici del trattamento con intismeran + pembrolizumab si sono mantenuti e sono duraturi nel tempo, nonostante tutti i pazienti avessero completato il trattamento previsto dallo studio prima dell'analisi primaria (2021) - concludono gli autori, dalle pagine del Journal of Clinical oncology - Come già riportato in precedenza, intismeran è risultato ben tollerato, con un profilo di sicurezza gestibile per la combinazione intismeran + pembrolizumab. Intismeran + pembrolizumab è attualmente in fase di valutazione in uno studio di fase 3 su pazienti con melanoma in stadio II-IV resecato ad alto rischio e in studi su pazienti affetti da altre neoplasie”.
Anche l’Italia partecipa alla ricerca nel campo
Lo studio di fase 3 per il melanoma in stadio avanzato è quello che vede anche la partecipazione dell’Italia, ha ricordato Paolo Ascierto, ordinario di Oncologia all’Università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma Onlus, che con l’Istituto Pascale di Napoli vi prende parte. “I risultati presentati all’Asco confermano che la strada intrapresa con il vaccino a mRNA è quella giusta e che l'efficacia della combinazione con l’immunoterapia si mantiene costante nel tempo. La vera notizia è che questo approccio fa da apripista - conferma l’esperto italiano - Siamo di fronte a un potenziale cambio di paradigma: se i dati della Fase 3 confermeranno questi trend, la medicina di precisione diventerà uno standard terapeutico consolidato per queste patologie”.