Quando pensiamo alla protezione dal sole, la prima immagine è quasi sempre la stessa: una crema solare spalmata in fretta prima di uscire o appena arrivati in spiaggia. Ma la protezione della pelle deve iniziare ancora prima: davanti all’armadio. Una camicia leggera, un cappello a tesa larga, occhiali adeguati, tessuti coprenti e colori giusti possono fare la differenza. Perché contro il melanoma, il tumore cutaneo più aggressivo, la prevenzione non passa solo dai filtri solari: passa anche dal modo in cui ci vestiamo. Anche perché il melanoma terzo tumore più diffuso negli under50. È il messaggio della nuova campagna “Vestiti di Prevenzione”, promossa dalla Fondazione Melanoma in vista di maggio, mese dedicato alla prevenzione del melanoma, e della Giornata nazionale del 2 maggio.
I casi sono più che raddoppiati in 20 anni
Il richiamo arriva in un momento delicato. In Italia i casi di melanoma sono più che raddoppiati in 20 anni: erano circa 6.000 nel 2004, oggi sono circa 15.000 l’anno.
L’aumento è legato anche a una maggiore attività di prevenzione e diagnosi rispetto al passato, ma l’esposizione ai raggi ultravioletti resta un fattore decisivo. Il trend non riguarda solo l’Italia. Nel Regno Unito Cancer Research UK stima circa 21.300 diagnosi di melanoma nel 2025, il numero più alto mai registrato, e quasi il 22% in più rispetto al 2023. Dall’inizio degli anni 90 i tassi di melanoma sono raddoppiati nelle donne e quasi triplicati negli uomini.
Protezione da metà marzo a fine ottobre
“Sebbene l’invecchiamento della popolazione giochi un ruolo importante, quasi 9 casi su 10 sono legati all’eccessiva esposizione ai raggi UV”, spiega Paolo Ascierto, professore ordinario di Oncologia all’Università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma Onlus. Il rischio non riguarda solo le giornate estive più calde. “Scottarsi anche solo una volta ogni due anni può triplicare il rischio di melanoma. Non è solo questione di giornate calde e soleggiate: i raggi UV possono essere forti a sufficienza per danneggiare la pelle da metà marzo a metà ottobre, anche quando il cielo è nuvoloso o il clima è fresco”, sottolinea Ascierto.
Dimmi come ti vesti e ti dirò dove rischi di più
Le abitudini di esposizione al sole cambiano da persona a persona, ma anche da uomo a donna. E queste differenze si riflettono nelle zone del corpo in cui il melanoma viene diagnosticato più spesso. Secondo un’analisi di Cancer Research UK sui dati britannici 2018-2021, negli uomini il 40% dei melanomi viene diagnosticato sul dorso e, quindi, schiena, petto e addome: circa 3.700 casi l’anno. Nelle donne, invece, la sede più frequente sono gli arti inferiori, dai fianchi ai piedi, dove si concentra più di un terzo dei melanomi, pari a circa 3.200 casi l’anno. “C’è infatti una correlazione diretta tra le abitudini sociali nell'abbigliamento e la localizzazione del cancro della pelle”, conferma Ascierto.
Gambe e fianchi per le donne, dorso per gli uomini
Le differenze sono nette. Le gambe e i fianchi rappresentano la sede più comune di melanoma nelle donne, con il 35% dei casi, ma sono la sede meno comune negli uomini, con il 13%. Al contrario, il torso è la sede più frequente negli uomini, con il 40% dei casi, mentre nelle donne rappresenta il 22%. Anche testa e collo mostrano una differenza importante: negli uomini il melanoma in queste sedi è quasi due volte più frequente rispetto alle donne, 24% contro 13%. “Queste variazioni riflettono i diversi comportamenti stagionali: la tendenza maschile a stare a torso nudo all'aperto e quella femminile a indossare gonne e pantaloncini che espongono gli arti inferiori”, precisa Ascierto.
Sapere non basta: il problema è proteggersi davvero
Una parte della prevenzione passa dalla conoscenza, ma non sempre sapere equivale ad agire. Un sondaggio condotto nel Regno Unito su 2.000 uomini mostra questa distanza: l’84% degli intervistati sa che le scottature aumentano il rischio di tumore della pelle, ma meno di un quarto dichiara di proteggersi sempre dal sole.
Una delle ragioni più citate è la convinzione che il sole “non sia abbastanza forte”, un’idea fuorviante perché i raggi UV possono danneggiare la pelle anche con cielo nuvoloso o temperature fresche. È proprio qui che l’abbigliamento può diventare un alleato concreto. Non richiede di ricordarsi continue riapplicazioni, non dipende dalla quantità usata e protegge anche quando la percezione del rischio è bassa.
Il paradosso della crema solare
La crema solare resta fondamentale, ma non deve trasformarsi in un lasciapassare per esporsi al sole senza limiti. È quello che alcuni ricercatori della McGill University definiscono il “paradosso della crema solare”: chi usa i filtri protettivi può sentirsi più sicuro e, proprio per questo, restare al sole più a lungo o esporsi nelle ore peggiori. Due studi, uno condotto nelle province atlantiche del Canada e pubblicato su Cancers, l’altro basato sui dati della UK Biobank e pubblicato su Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention, hanno messo in luce questo rischio. Nel secondo studio, l’uso di creme solari è risultato associato a un rischio più che raddoppiato di sviluppare un cancro della pelle. Il dato non significa che la crema faccia male, ma che spesso viene usata male o da persone che si espongono molto al sole.
“Questi risultati suggeriscono un paradosso - commenta Ascierto -. Chi si espone maggiormente al sole tende a usare più crema, ma non in quantità adeguata né adottando altre misure di protezione, esponendosi così a un rischio maggiore. La crema solare è fondamentale, ma non è una 'licenza di arrostirsi'. La maggior parte delle persone non ne applica una quantità sufficiente o rimane esposta ai raggi UV per ore dopo la prima applicazione”.
Perché i vestiti proteggono più a lungo
La campagna della Fondazione Melanoma punta proprio a correggere questo falso senso di sicurezza. La crema è importante, soprattutto se ad alto indice di protezione e applicata correttamente, ma da sola non basta. L’abbigliamento offre una barriera fisica stabile, che non dipende dalla quantità applicata, dal sudore, dai bagni o dal tempo passato dall’ultima applicazione. “L’abbigliamento, invece, non scade, non si lava via col sudore e offre una protezione fisica costante che la lozione, spesso applicata male o in quantità insufficiente, non può garantire”, ricorda Ascierto.
Le 5 regole per un guardaroba anti-melanoma
La prevenzione, dunque, è anche un abito da imparare a indossare. Non significa rinunciare all’estate o coprirsi in modo scomodo, ma scegliere capi e accessori capaci di proteggere meglio la pelle. Anche quando fa caldo, scoprirsi troppo non è sempre la scelta più sicura.
“Camicie a maniche lunghe in lino o cotone leggero e pantaloni lunghi dal taglio morbido aiutano a coprire braccia e gambe lasciando respirare la pelle”, suggerisce Ascierto. I tessuti naturali possono essere più confortevoli dell’esposizione diretta al sole, che aumenta la temperatura corporea e il rischio di scottature. Aiuta anche la scelta dei colori: “Il bianco e i colori pastello - chiarisce l’oncologo - non sono sempre i migliori alleati contro i raggi UV. Le tinte scure o brillanti, come rosso e blu navy, assorbono meglio i raggi ultravioletti e ne riducono la penetrazione attraverso i tessuti”.
Proteggere gli occhi con occhiali avvolgenti
Gli occhi e la zona perioculare sono particolarmente vulnerabili. Non basta indossare un paio qualsiasi di occhiali da sole: lenti troppo chiare o prive di filtri adeguati possono essere controproducenti, perché favoriscono la dilatazione della pupilla e lasciano entrare più raggi UV. Meglio scegliere montature avvolgenti, con protezione laterale, capaci di bloccare anche i raggi riflessi da sabbia, acqua o asfalto.
È importante anche perché la pelle sottile del contorno occhi è una zona in cui spesso la crema solare viene applicata male o evitata. Il cappello non è solo un accessorio. “Una tesa larga, di almeno 7 centimetri, aiuta a proteggere viso, orecchie, cuoio capelluto e nuca. Sono aree spesso dimenticate, ma molto esposte, soprattutto negli uomini con capelli diradati o calvizie”, prosegue Ascierto.
I
nfine, occhio all’etichetta UPF. Come le creme riportano l’indice SPF, alcuni capi tecnici riportano il fattore UPF, cioè Ultraviolet Protection Factor. Un capo con UPF 50+ blocca il 98% dei raggi UV, offrendo una protezione molto elevata.
Più diagnosi, ma anche più sopravvivenza
Accanto all’aumento dei casi c’è un dato incoraggiante. Secondo Cancer Research UK, la mortalità per melanoma è in diminuzione e la sopravvivenza è raddoppiata negli ultimi 50 anni. Oggi, in Inghilterra, 9 adulti su 10 con diagnosi di melanoma sopravvivono alla malattia per almeno 10 anni. È un risultato che conferma il valore della diagnosi precoce e dei progressi nelle terapie. Ma non riduce l’importanza della prevenzione primaria: evitare scottature e proteggere la pelle resta il primo passo.
La prevenzione comincia dalle scelte quotidiane
Il messaggio della Fondazione Melanoma è diretto: non basta ricordarsi della crema solo quando si arriva in spiaggia. La prevenzione va costruita prima, con comportamenti semplici e ripetuti, soprattutto nei mesi in cui i raggi UV possono danneggiare la pelle anche se il cielo è coperto o la temperatura non sembra estiva. “La prevenzione non passa solo dalle creme, ma da una consapevolezza maggiore di come ‘coprirsi’ possa essere la prima linea di difesa contro il tumore della pelle più aggressivo”, conclude Ascierto.