Salute

Ebola, guariti quattro infermieri infettati dal virus. L'Oms: "L’epidemia può essere ancora fermata"

Ebola, guariti quattro infermieri infettati dal virus. L'Oms: "L’epidemia può essere ancora fermata"

Gli operatori sanitari in Congo avevano contratto l’infezione assistendo i malati: dimessi dall’ospedale. Pregliasco: “Fanno la differenza cure adeguate, rapidità e gestione igienica corretta”. Allo studio tre vaccini contro Bundibugyo

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Per salvare altre vite dal virus Ebola hanno rischiato la loro. Hanno contratto l’infezione riportando tutti i sintomi che scatena, ma sono riusciti a vincere la malattia. Sono cinque operatori sanitari guariti nella Repubblica Democratica del Congo. “Quattro infermieri, in cura per il virus Bundibugyo, sono stati dimessi da un ospedale di Bunia, capitale dell'Ituri, dopo essere guariti dalla malattia”, ha comunicato l'Ufficio regionale per l'Africa dell'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), dopo che il 28 maggio era riuscito a superare l'infezione anche un tecnico di laboratorio della Rdc. I nuovi guariti “si erano presi cura di persone affette da Ebola nella loro struttura all'inizio di maggio”, spiega Oms Africa, precisando che “si prevedono ulteriori guarigioni, soprattutto se la diagnosi è precoce e i pazienti possono accedere alle cure, e se la risposta all'epidemia si intensifica”. Un messaggio che arriva mentre il virus continua a diffondersi. I Centers for Disease Control and Prevention africani hanno fatto sapere che sono 344 i casi confermati e 60 i decessi per Ebola al 2 giugno nella Repubblica Democratica del Congo.

La prima vittoria sul virus

La notizia della guarigione dei cinque operatori sanitari fa dire a Dieudonné Mwamba Kazadi, direttore generale dell'Istituto nazionale di sanità pubblica della Repubblica Democratica del Congo: “È una vittoria che merita di essere celebrata”. E lancia “un messaggio forte: è possibile guarire dall'Ebola se ci si rivolge tempestivamente a una struttura sanitaria specializzata”.

L’Oms si sta muovendo in questa direzione. Con l’intento di contribuire a rafforzare l'assistenza clinica, l'Organizzazione ha consegnato alle autorità sanitarie un centro di trattamento per l'Ebola ristrutturato a Bunia. La struttura ha una capienza iniziale di 24 posti letto che può essere ampliata fino a 60. Oltre a questo l'Oms sta allestendo un'ala aggiuntiva con un massimo di 42 posti letto, che sarà pronta nelle prossime settimane. Lo stato dei contagi Non è facile la situazione in Congo. Al 31 maggio il virus Ebola è riuscito a infettare 210 persone (casi confermati), tra cui si sono registrati 17 decessi, mentre sono in corso indagini su 349 casi sospetti. Complessivamente, sempre a quella, sono risultati positivi al virus anche 16 operatori.

Durante la sua visita a Bunia, avvenuta il 30 maggio scorso, il direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus ha invitato a non demordere. Ha sottolineato che, anche se al momento non esistono vaccini o trattamenti autorizzati per il virus Bundibugyo, “non si può dire che non ci sia speranza”.

L’Oms: “Dall’Ebola si può guarire”

Anche il Dg dell’Oms ha confermato che dall’Ebola si può guarire. Sottolineando: “L'infezione causata da questo virus può essere curata con un'adeguata assistenza medica, e alcune persone qui nell'Ituri sono già guarite. Rivolgersi tempestivamente alle cure fa davvero la differenza”.

Ma in che cosa consistono le cure? Nei giorni scorsi i gruppi consultivi dell'Oms hanno annunciato che diversi trattamenti e vaccini candidati per Ebola Bundibugyo sono sufficientemente promettenti da giustificarne la valutazione prioritaria in studi clinici. A tale proposito l'agenzia per le Nazioni Unite sta collaborando strettamente con la Repubblica Democratica del Congo e con l'Uganda per accelerare la ricerca sui prodotti in questione

Le condizioni ambientali fanno la differenza

“Di Ebola muoiono in tanti, è vero, ma non è la regola. Certo che si può guarire”, spiega Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano. Che spiega: “A fare la differenza sono fattori diversi di carattere ambientale, fattori che variano nelle diverse aree geografiche in cui il virus agisce. Mi riferisco alla capacità di reazione, allo stato delle strutture sanitarie, ai dispositivi di protezione individuale e anche all’attenzione sul tema. Pure l’aspetto della conoscenza che si ha del virus e della malattia possono incidere sensibilmente sulla possibilità che essa abbia di propagarsi: il fatto, ad esempio, che nei Paesi africani si lavino le salme di persone morte per Ebola non sapendo che sono ancora contagiose non fa che peggiorare la situazione”.

“Serve una gestione igienica corretta - insiste Pregliasco –. Perché teniamo presente che per Ebola la letalità media è del 60.6% L’abbiamo imparato dai focolai che si sono sviluppati in Africa dal 1976 al 2022. E ora possiamo affrontare questa emergenza consapevoli del fatto che l’importante è la velocità con cui le cure mediche e l’assistenza arrivano a destinazione. In prospettiva potremmo avere in supporto gli anticorpi monoclonali, ma ancora non funzionano per questa variante. Ci sono studi in corso”.

Si investe su tre vaccini

Intanto c’è chi investe sui vaccini contro Ebola. È Cepi (Coalition for epidemic preparedness innovations) che punterà su un portafoglio di candidati vaccini in fase di sviluppo contro il virus Bundibugyo. In particolare si punta ad accelerare lo sviluppo e l'iter di approvazione di tre vaccini sperimentali: quello dell'organizzazione Iavi (International Aids vaccine initiative), quello dell'azienda americana Moderna e quello dell'università di Oxford, che sarà prodotto al Serum institute of India. Allo stesso tempo, ha spiegato Cepi, “si continueranno a valutare altri candidati promettenti, anche attraverso un bando aperto, una Call for Proposals, e si prevede di annunciare a breve ulteriori partnership”. L'iniziativa, concludono gli interessati, mette in evidenza “l'urgente necessità di sviluppare strumenti che contribuiscano a contenere l'epidemia”, integrando gli interventi di sanità pubblica già in corso nei Paesi colpiti dal virus.