Salute

Caldo estremo, la carica delle infezioni estive: i rischi da non sottovalutare e come proteggersi

Il pesce crudo può provocare infezioni intestinali
Il pesce crudo può provocare infezioni intestinali 

I virus e batteri si moltiplicano. Dal cibo e dalle acque contaminati, da microrganismi alle zanzare, che importano patogeni dai tropici: ecco cosa ci minaccia

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Quando il caldo esplode spingendo il termometro verso i 40 gradi, infettarsi diventa molto più probabile. Facile, si direbbe, per due motivi di fondo: si moltiplicano le occasioni che ci portano a contatto con batteri di varia natura e si ampliano i canali che trasportano i virus nel nostro organismo. Le temperature estreme, in sostanza, ci fanno ammalare di più perché batteri e virus si moltiplicano, sovente senza lasciarci via di scampo, visto che ciò può avvenire a nostra insaputa mentre stiamo mangiando al ristorante o soggiorniamo in una camera d’hotel.

Le quattro aree di rischio

A tale proposito un’analisi del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie ha evidenziato come il cambiamento climatico stia creando condizioni più favorevoli per far proliferare microrganismi e vettori infettivi. L’attenzione si concentra in particolare su quattro aree di rischio per la salute pubblica: malattie trasmesse dagli alimenti, vibriosi (ndr. infezione batterica causata da microrganismi del genere Vibrio), infezioni legate alle zanzare e patologie trasmesse dalle zecche.

Le minacce per la salute

Le ondate di calore più intense e prolungate stanno cambiando il panorama delle malattie infettive in Europa e in Italia. Il problema non è soltanto il raggiungimento di temperature record, ma soprattutto quanto durano i periodi caldi. Ciò permette ad alcuni batteri, virus e insetti vettori di sopravvivere più a lungo e avanzare verso zone in cui in passato erano meno presenti. Secondo gli esperti, affrontare queste nuove minacce richiede un approccio coordinato tra sistemi sanitari, ambiente e settore veterinario, secondo il modello One Health, che considera strettamente collegata la salute umana, animale e ambientale.

Il cibo

Il primo rischio da cui guardarsi in presenza delle ondate di calore sono i batteri che contaminano i cibi, che con il caldo crescono sino a generare infezioni e a portare al ricovero in ospedale, soprattutto nel caso di anziani e bambini. Le temperature elevate favoriscono la moltiplicazione di diversi batteri responsabili di gastroenteriti e intossicazioni alimentari, soprattutto quando gli alimenti non vengono conservati correttamente.

Durante i mesi più caldi aumenta quindi l’importanza delle corrette pratiche di sicurezza alimentare: mantenere la catena del freddo, lavare accuratamente frutta e verdura, evitare contaminazioni tra alimenti crudi e cotti e cuocere adeguatamente soprattutto carne, pesce e uova.

Per i pazienti più fragili, come anziani, bambini piccoli, donne in gravidanza e persone immunodepresse, queste infezioni possono avere conseguenze più rilevanti e richiedere un intervento sanitario. Attenti al cibo male conservato

“Sicuramente lo sviluppo dei batteri sugli alimenti con il caldo aumenta – conferma Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano -. È rischioso consumare cibi non cotti, e pure quelli cotti se vengono tenuti a lungo fuori dal frigorifero -. Si possono così sviluppare infezioni alimentari che provocano diarrea e che nel caso di anziani e bambini possono portare anche al ricovero ospedaliero”.

Come si supera il problema? "Mangiando poco di tutto, riducendo il rischio di assumere una carica batterica infettante – risponde Pregliasco -. Perché la questione non è solo il fatto di venire a contatto con un microrganismo, ma pure la quantità di cibo potenzialmente nocivo che ingeriamo”. Sulla stessa linea si muove Matteo Bassetti, ordinario di Malattie infettive all’Università di Genova. Che sottolinea: “Quando parliamo di cibo, la proliferazione batterica con queste temperature è maggiore: accelera di molto la maturazione di ogni tipo di alimento. Quindi il consiglio è quello di avere un’attenzione maniacale al cibo, evitando creme, salse e alimenti crudi e mangiando cibi cotti, anche se la conservazione resta un problema. Per i turisti i rischi sono elevatissimi: diventiamo sempre più simili ai Paesi tropicali dove imperversa la diarrea del viaggiatore”.

Bassetti aggiunge: “In questo periodo il pesce crudo va mangiato solo dove sia certo che venga rispettato un determinato tipo di procedimento, sia per l'abbattimento che per la conservazione dell’alimento. Quella di consumare il polpo crudo, ad esempio, che è un'abitudine del sud Italia, è cosa da non fare: si rischia di morire”.

Acque calde, frutti di mare e vibriosi

Il caso epatiti dopo il consumo di frutti di mare, a Napoli nel marzo scorso, ha fatto scuola. Si trattava di vibriosi, infezione causata dai batteri del genere Vibrio, che trovano condizioni favorevoli in acque marine più calde e con bassa salinità. E accade che con l’aumento delle temperature del mare si possano estendere le aree in cui questi microrganismi riescono a proliferare. Parliamo soprattutto delle zone costiere, degli estuari e delle acque influenzate dalla presenza di fiumi.

“Il contagio può avvenire attraverso il consumo di frutti di mare contaminati, in particolare se consumati crudi, oppure se l’acqua viene a contatto con ferite, tagli o lesioni della pelle – spiega Bassetti -. Per ridurre il rischio è importante evitare il bagno in mare con ferite aperte e consumare solo prodotti ittici che siano cotti in modo adeguato”.

Le zanzare che portano Dengue, Chikungunya e West Nile

Anche i virus si moltiplicano con il caldo estremo. E si spostano attraverso vettori diffusi e conosciuti: il cambiamento climatico sta favorendo la diffusione di zanzare invasive in aree europee dove in passato si vedevano raramente. Temperature più elevate e stagioni calde più lunghe creano condizioni ideali per la riproduzione e aumentano il periodo dell’anno in cui questi insetti possono trasmettere infezioni.

“Tra le malattie sotto osservazione ci sono Dengue, Chikungunya e West Nile, patologie che negli ultimi anni hanno mostrato una crescente presenza anche in Europa e in Italia – evidenzia Pregliasco -. Per ridurre il rischio sono fondamentali le misure di prevenzione individuale: utilizzare repellenti, indossare abiti protettivi, installare zanzariere e soprattutto eliminare i ristagni d’acqua vicino alle abitazioni, dove le zanzare possono deporre le uova”.

Le zanzare rischiano di farci compagnia anche quando farà meno caldo. “Le temperature in crescita porteranno una stagione delle zanzare che durerà tutto l'anno – aggiunge Bassetti -. La zanzara anofele, meglio conosciuta come zanzara della malaria, tornerà da noi, ne sono sicuro. E con essa la malaria. Già abbiamo la West Nile che si è stabilizzata nel nostro Pese grazie alla zanzara tradizionale e la Dengue trasmessa dalla zanzara tigre. Ormai non possiamo più pensare a malattie distribuite per aree geografiche, ma ‘spalmate’ su tutto il mondo. La vera globalizzazione è quella batteriologica”.

Zecche, cresce il rischio di malattia di Lyme e TBE

In questo quadro trovano posto pure le zecche, che possono fare la loro parte, negativa, in questa nuova era di cambiamento climatico perché rappresentano una minaccia in crescita. Inverni più miti e primavere e autunni più caldi stanno allungando il periodo di attività di questi parassiti, aumentando la possibilità di esposizione durante attività all’aperto. Va ricordato che le zecche sono in grado di trasmettere infezioni importanti come la malattia di Lyme e l’encefalite da zecche (TBE), che in alcuni casi possono provocare complicanze neurologiche anche nel lungo periodo.

Ma si può fare prevenzione. Come? Soprattutto attraverso i comportamenti individuali: durante escursioni o passeggiate in aree verdi è consigliato utilizzare pantaloni lunghi e controllare la pelle dopo il rientro, rimuovendo rapidamente eventuali zecche.

I virus che arrivano dai ghiacci

C’è un ultimo pericolo che il caldo estremo potrebbe aggiungere, pericolo che arriva dai ghiacci. “Un allarme potenzialmente del futuro è dato dal fatto che si stiano sciogliendo i ghiacciai dove sono imprigionati virus di 2-3 milioni di anni fa, virus che però il nostro sistema immunitario non conosce - conclude Bassetti -. E certo non aiutano abitudini imbecilli, come quella di portarsi a casa scimmiette in grado di scatenare zoonosi, ossia malattie infettive che si possono trasmettere dagli animali all'uomo, in modo diretto o indiretto. Malattie che sono causate da virus, batteri, parassiti o funghi, ad esempio rabbia, salmonella, toxoplasmosi e influenza aviaria”.

Cambiamenti climatici e malattie

Secondo gli esperti, la relazione tra caldo estremo per i cambiamenti climatici e malattie rende necessario un nuovo modello di prevenzione. “Monitorare gli ecosistemi, controllare la diffusione dei vettori e rafforzare la sorveglianza epidemiologica diventano strumenti essenziali per proteggere la popolazione – conclude Pregliasco -. Per il sistema sanitario la sfida sarà anticipare i rischi, migliorare la capacità di risposta e garantire ai cittadini informazioni chiare sui comportamenti da adottare. Per far questo la soluzione One Health è fondamentale, ossia puntare sulla collaborazione tra medicina umana, veterinaria e scienze ambientali”. Cosa che appare centrale per affrontare le conseguenze sanitarie del clima che sta cambiando pelle.