I carboidrati ostacolano la perdita di peso? Il glutine è dannoso anche per i non celiaci? I cibi ultraprocessati sono dannosi per la salute? Mangiare più proteine fa dimagrire e quelle animali sono superiori a quelle vegetali? Le diete low carb fanno dimagrire? Il digiuno intermittente è davvero efficace? Sono le domande arrivate all’Istituto superiore di Sanità, che ha organizzato un sondaggio online e una rubrica in 10 puntate sui canali social dell’Istituto (titolo: “Bufale nel piatto: riconoscere le fake news sull’alimentazione”, i cui risultati sono stati presentati il 5 giugno in occasione della Giornata mondiale della sicurezza alimentare) per riconoscere le notizie false sul cibo, dando la possibilità di inviare anche un proprio quesito specifico.
Gli italiani e l’alimentazione
C’è da dire che poteva andare peggio: le conoscenze degli italiani non saranno al top, ma non sono neanche scarsissime. E infatti l’Iss li promuove, in alcuni casi a pieni voti ma anche con qualche riserva. Per esempio, chi ha risposto al sondaggio sa che eliminare i carboidrati dalla dieta non fa dimagrire in modo sano e non associa automaticamente i prodotti light o senza zucchero alla perdita di peso. Ma molti – circa un terzo del campione – sono però convinti che il glutine faccia male anche ai non celiaci. E la dice lunga sul fiorire del mercato senza glutine e delle presunte diagnosi di intolleranza al glutine.
“Viviamo in un contesto in cui le informazioni circolano con una velocità senza precedenti – sottolinea il presidente dell’Iss, Rocco Bellantone –. Nel campo dell’alimentazione questo fenomeno è particolarmente evidente: fake news, miti nutrizionali e promesse di diete miracolose possono generare confusione, influenzare le scelte alimentari e compromettere l’adesione alle raccomandazioni basate sulle evidenze scientifiche”.
Il sondaggio nel dettaglio
Ma veniamo anche alle risposte delle domande. Il 93% dei partecipanti ha correttamente riconosciuto come falsa l'affermazione secondo cui eliminare i carboidrati dalla dieta è un modo efficace e salutare per dimagrire. Il 90% ha identificato come falsa l'idea che i prodotti light o senza zucchero facciano automaticamente dimagrire. Il 77% ha risposto correttamente alla domanda relativa al consumo di frutta dopo i pasti: non esistono evidenze scientifiche che la sconsiglino. Zucchero di canna versus zucchero bianco: il 74% ha risposto correttamente che sono equivalenti dal punto di vista nutrizionale.
Per aiutare i cittadini il Dipartimento Sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria dell’Iss, ha realizzato un decalogo anti bufale. Ecco i dieci suggerimenti
Diffida delle soluzioni semplici a problemi complessi: se qualcosa promette risultati rapidi e universali (ad esempio, “detox”, “cura miracolosa”, “Perdi 5 kg in una settimana senza dieta né attività fisica”), è molto probabile che non sia supportato da evidenze solide.
Chiediti: da dove viene l’informazione? Fonte, autore e competenza contano: sui mezzi di informazione e sui social in particolare, chiunque può diffondere contenuti senza qualifiche, con qualità molto variabile (ad esempio qualcuno che promuove una dieta o un integratore senza dichiarare eventuali interessi commerciali).
Attenzione al linguaggio emotivo: le fake news funzionano perché fanno leva su paura, speranza o indignazione: contenuti emotivi (ad esempio “Questo alimento ti sta avvelenando ogni giorno!”, “Scoperta sconvolgente che i nutrizionisti non vogliono farti sapere”) si diffondono più velocemente e sono più creduti.
Non confondere esperienza personale con evidenza scientifica: testimonianze (“a me ha funzionato”, “Io ho eliminato il glutine e mi sento meglio”,) non equivalgono a prove: la scienza si basa su studi controllati e replicabili.
Fai attenzione alle informazioni parziali: molte informazioni non sono completamente false, ma incomplete o decontestualizzate, presentando solo i benefici (ad esempio, “Questo integratore rafforza il sistema immunitario” senza indicare per chi, in quali condizioni o con quali evidenze). Anche questo è cattiva informazione.
Diffida dei “consensi sociali” (like, condivisioni, follower): la popolarità non è sinonimo di verità: i meccanismi di approvazione o popolarità sui social fanno sembrare affidabili anche contenuti falsi (ad esempio “un post con migliaia di like che promuove una dieta “miracolosa” senza basi scientifiche; “Un video virale che diffonde informazioni errate ma viene condiviso perché “tutti ne parlano”).
Non rimanere nella tua “bolla” cercando conferma di quello in cui credi: riconosci i tuoi bias cognitivi, ossia la conferma di quello in cui credi. Tendiamo a credere a ciò che conferma le nostre idee (confirmation bias): le fake news sfruttano proprio questo meccanismo. Ad esempio, se pensi che “lo zucchero sia il principale responsabile di tutte le malattie”, crederai più facilmente a messaggi che lo demonizzano, anche senza basi scientifiche solide.
Controlla se esiste consenso scientifico: un singolo studio non basta: le raccomandazioni affidabili derivano dalla valutazione complessiva delle evidenze, non da risultati isolati. “Uno studio dimostra che il caffè fa male”, viene citato un solo studio, ignorando tutte le altre evidenze (cherry picking)
Fermati prima di condividere: una semplice “pausa e verifica” riduce significativamente la diffusione di fake news: condividere d’impulso è uno dei principali motori della disinformazione. Ad esempio, quando condividi sui social un articolo dal titolo sensazionalistico senza leggere il contenuto completo oppure condividi un post solo perché ti colpisce o conferma ciò che pensi
Allena il pensiero critico (prebunking): imparare a riconoscere tecniche, spesso manipolative, usate nella disinformazione (es. generalizzazioni, cherry picking) aiuta a diventare più resistenti alle fake news (ed esempio, “Scoperta rivoluzionaria che i medici non vogliono farvi sapere” è un esempio di uso di linguaggio sensazionalistico per attirare attenzione e creare sfiducia.
“L’obiettivo – conclude Laura Rossi, direttrice del Reparto Alimentazione, nutrizione e salute dell’Iss – è che questo decalogo possa diventare uno strumento utile per cittadini, professionisti della salute e operatori della comunicazione”.