La salute mentale degli italiani non gode di ottima salute. Negli ultimi cinque anni è raddoppiata la pressione sui servizi, con un aumento significativo delle richieste soprattutto tra adolescenti e giovani. Erano 850mila nel 2024, con 272.497 persone entrate in contatto per la prima volta. Oggi, secondo le stime, sono ormai arrivati a 1 milione. E le strutture pubbliche dedicate ai disturbi mentali sono sotto organico.
Gli accessi ai servizi di neuropsichiatria infantile e adolescenziale e ai pronto soccorso per motivi psichiatrici sono cresciuti in modo rilevante, con incrementi stimati tra il 30% e oltre il 50% nel periodo post-pandemico, in particolare per disturbi d’ansia, depressione e comportamenti autolesivi.
Se i casi più gravi vengono intercettati, i disturbi più lievi sfuggono, spiegano gli psichiatri. E la psicoterapia è un tallone d'Achille in termini di accesso, come sanno coloro che sono costretti a rivolgersi al privato.
Dalla conferenza nazionale delle Sezioni Regionali della Società Italiana di Psichiatria, in corso a Roma, emerge una proposta operativa: l’istituzione di una conferenza permanente delle Regioni per monitorare i problemi e i servizi, per definire gli interventi immediati e quelli programmabili. L’obiettivo è garantire maggiore equità nell’accesso alle cure.
“In Italia la salute mentale riguarda complessivamente circa il 15-20% della popolazione nel corso della vita – spiega Guido Di Sciascio, presidente SIP e direttore DSM dell’Asl di Bari – ma la risposta dei servizi resta disomogenea. Non tanto e non solo per una differenza geografica tra Nord e Sud, quanto per la presenza e l’organizzazione dei servizi sul territorio: le aree metropolitane concentrano competenze e strutture, mentre i contesti più periferici faticano a garantire continuità e tempestività nella presa in carico. Per questo è necessario rafforzare il coordinamento tra Regioni e istituire una conferenza permanente di monitoraggio dei servizi”.
10 milioni di prestazioni
Nel 2024 gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici sono stati circa 845.516, con 272.497 persone entrate in contatto per la prima volta con i Dipartimenti di Salute Mentale e oltre 10 milioni di prestazioni erogate (media 13,6 per utente), confermando un aumento dei bisogni di salute mentale. Nel 2024 si registrano inoltre 636.113 accessi al pronto soccorso per motivi psichiatrici (3,3% del totale) e 4.586 trattamenti sanitari obbligatori (TSO). E il ricorso al TSO si sta riducendo nel tempo (5,7% dei ricoveri in psichiatria).
"Nei reparti di salute mentale – aggiunge Di Sciascio – aumentano gli anziani e anche i migranti. E sono più numerose le donne in cura perché tendono a soffrire di più di ansia e depressione”.
ln alcune regioni del Nord, come Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, mostrano una forte capacità di intercettazione dei bisogni e una buona dotazione di servizi territoriali: in Emilia-Romagna la presa in carico raggiunge 234,8 utenti ogni 10.000 abitanti, rispetto a una media nazionale di 171,9, mentre nella Provincia di Bolzano supera i 327 utenti ogni 10.000 abitanti.
In altre realtà emergono invece criticità specifiche: la Liguria registra la più alta prevalenza nazionale, con 447 utenti trattati ogni 10.000 abitanti contro una media italiana di 171,9, il Lazio evidenzia tassi di riammissione ospedaliera superiori al 20%, mentre Marche, Abruzzo, Molise e Calabria continuano a confrontarsi con una carenza di personale, con dotazioni che in alcuni casi scendono fino a circa 40 operatori ogni 100.000 abitanti rispetto a una media nazionale di 66,2.
Nel Mezzogiorno permangono inoltre differenze significative nell’organizzazione dei servizi, con regioni come la Puglia che hanno sviluppato una solida rete territoriale e riabilitativa e altre che devono ancora rafforzare la capacità di presa in carico. Un quadro complesso, che però conferma come le principali disuguaglianze non seguano rigidamente una direttrice geografica tra Nord e Sud, ma dipendano soprattutto dall’organizzazione locale dei servizi e dagli investimenti realizzati nel tempo.
C'è poi il tema delle disomogeneità territoriali, con le aree urbane favorite rispetto a quelle periferiche all'interno di una stessa regione.
Adolescenti in crisiArticolo La Repubblica
Fra le priorità, c’è quella di sostenere i giovani che si ammalano. “Abbiamo dedicato particolare attenzione alla salute mentale negli adolescenti e nei giovani, tra i 18 e i 30 anni, che spesso sfuggono alla presa in carico e rappresentano una delle principali aree critiche, anche alla luce dell’aumento dei comportamenti patologici – spiega Antonio Vita, presidente eletto SIP e professore ordinario di Psichiatria e direttore DSM dell’Università di Brescia - Spedali Civili – . Per questo è necessario rafforzare la prevenzione e l’intercettazione precoce dei disturbi, soprattutto nella fase di transizione verso l’età adulta”. Come? “Stiamo lavorando molto nelle scuole per informare i giovani ma anche per intercettare casi e affrontarli”, aggiunge Vita.
C’è inoltre la questione dell’organico che fatica a rispondere alle richieste. “Gli operatori – aggiunge Vita – che lavorano nella salute mentale sono 33.142 fra medici, psicologi, infermieri, tecnici di riabilitazione psichiatrica, educatori e assistenti sociali ma ne servirebbero di più”.
La psichiatria giudiziaria
Sul fronte della psichiatria giudiziaria le REMS (le residenze destinate a persone autrici di reato) continuano a fare i conti con problemi che spesso esulano dal contesto medico: si contano circa 632 persone presenti nelle strutture e circa 750 in lista d’attesa, a fronte di una disponibilità limitata di posti, con tempi di attesa che in alcune regioni superano anche i 12 mesi.
“Il sistema presenta criticità rilevanti – aggiunge Di Sciascio – carenza di posti, liste d’attesa consistenti, inappropriatezza degli inserimenti, dal momento che fino al 50% degli ospiti non richiede alta sicurezza, difficoltà nella gestione dei trasferimenti e assenza di una filiera strutturata tra alta sicurezza, REMS e territorio, oltre a problemi normativi e organizzativi che espongono gli operatori a responsabilità non coerenti con il ruolo sanitario. La necessità di una maggiore integrazione tra sistema sanitario e magistratura e di modelli organizzativi più chiari ed efficaci è fondamentale”.
La gestione del paziente
Fra i temi presi in esame anche la grande complessità nella gestione delle emergenze psichiatriche e il tema della sicurezza degli operatori sanitari. Infine, ma non meno importante, anche il tema delle cure è importantissimo per la gestione dei pazienti, sia durante i ricoveri che dopo le dimissioni. Anche perché chi è affetto da queste malattie ha spesso bisogno di supporto anche quando ha superato il momento di maggiore difficoltà.
La disponibilità di nuovi trattamenti innovativi, sia farmacologici che non farmacologici non dovrebbe mai essere a macchia di leopardo o diversa tra centro e periferia nelle Regioni.
La differenza tra Regioni
“Un ulteriore elemento di criticità riguarda infine la disponibilità delle terapie più innovative, che oggi non è uniforme sul territorio nazionale – conclude Vita –. Le differenze tra Regioni, già evidenti nei dati su servizi e presa in carico, si riflettono anche nell’accesso ai trattamenti. Questo si traduce in percorsi di cura disomogenei, in cui la qualità dell’assistenza rischia di dipendere più dal luogo di residenza che dal bisogno clinico della persona. Garantire equità di accesso alle terapie significa ridurre queste disuguaglianze e assicurare standard di cura omogenei su tutto il territorio”.