Più 660% in sei anni, ovvero un mercato in esplosione. Sfruttando l’assenza di regole le multinazionali del tabacco stanno investendo massicciamente nelle nicotine pouches, i sacchetti con nicotina che si piazzano tra labbra e gengive, rilasciando la sostanza senza bisogno di fumare o svapare. Si stima che entro il 2028 le pouches raggiungeranno un valore di 25 miliardi.
La logica è chiara: attirare nuovi consumatori, giovani, creare dipendenza e continuare a far soldi. L’hanno fatto con le sigarette elettroniche e con quelle a tabacco riscaldato, con la narrativa del “fa meno male”, “aiutano a smettere di fumare le sigarette tradizionali” e hanno preso all’amo generazioni intere. Adesso con le pouches continua la strategia.
Secondo un rapporto pubblicato da STOP, un’organizzazione internazionale di controllo sulle aziende del tabacco, intitolato “Understanding Nicotine Pouches: Current Evidence and Industry Activity” l’esplosione del mercato delle pouches è dovuta sia alla mancanza di regole che a campagne di marketing molto aggressive da parte delle multinazionali.
Chi controlla il mercato
Secondo il rapporto Stop il settore è in mano a tre grandi multinazionali del tabacco che da sole controllano oltre il 75% delle vendite globali: Philip Morris International (PMI), British American Tobacco (BAT) e Altria. Che spingono su alcuni messaggi accattivanti, in primis quello del promuovere le pouches come prodotti discreti che possono essere usati lì dove non si può più fumare per legge o perché le sigarette, tradizionali e non, non sono socialmente accettate. Inoltre, come già accade per le sigarette tradizionali e per le nuove forme di svapo, anche per le pouches si impone il fenomeno del consumo combinato e – si legge nel rapporto di Stop – secondo un documento interno di Bat i consumatori che utilizzano contemporaneamente più prodotti diversi (ad esempio sigarette e sacchetti) generano l'80% della crescita totale dei ricavi dell'azienda nei settori dello svapo, del tabacco riscaldato e delle pouches.
I mercati principali
Nel 2023 i paesi con il maggior consumo erano Stati Uniti, Svezia, Danimarca, Pakistan e Austria. Negli Stati Uniti, attualmente il mercato più grande, le vendite sono aumentate di oltre il 1.300% tra il 2019 e il 2025. Inoltre, le vendite delle pouches ad alto contenuto di nicotina – che creano dipendenza più rapidamente – stanno crescendo a ritmi più alti rispetto a quelli a basso contenuto. Negli Stati Uniti si stima che l'85% dei giovani che usano questi prodotti preferisca i sacchetti aromatizzati e con concentrazioni di nicotina elevate. In Svezia l’Agenzia per la salute pubblica ha chiesto di includere urgentemente questi prodotti nei piani di prevenzione del tabagismo, mentre in Messico e in Pakistan sono stati segnalati punti vendita che espongono i sacchetti in modo molto visibile vicino alle scuole. Le multinazionali stanno inoltre puntando molto sui paesi a basso e medio reddito con una popolazione giovane e in crescita, come il Kenya, la Nigeria e le Filippine.
L'obiettivo sono i giovani
Il rapporto sottolinea come le aziende utilizzino tecniche di marketing già testate in passato per attirare i ragazzi: aromi fruttati o al gusto di menta, campagne sui social media e messaggi che associano il prodotto al successo, alle relazioni, all’amicizia o a uno stile di vita attivo.
Le pressioni sulla politica
In molti Stati le pouches non sono ancora regolamentate da leggi e le aziende del tabacco ne approfittano per espandersi rapidamente e per fare attività di lobbying contro l'introduzione di normative severe. In Paesi a basso reddito, come è accaduto in Kenya, rivela Stop, minacciano tagli ai posti di lavoro se i prodotti dovessero essere vietati, in altri casi promettono ai governi maggiori entrate fiscali o investimenti sul territorio in cambio dell'autorizzazione alla vendita. Facendosi anche forti delll'autorizzazione al commercio concessa nel 2025 dalla FDA statunitense a Zyn, il marchio di pouches leader dell'azienda collegata a Philip Morris.
I rischi per la salute
Il rapporto smonta l'idea che i sacchetti siano un valido strumento per smettere di fumare, spiegando che non ci sono prove scientifiche sufficienti a dimostrarlo. Al contrario, il rischio concreto è il consumo "duale" o combinato con altri prodotti. Anche sugli effetti a lungo termine ci sono molte incognite. I ricercatori hanno individuato in alcuni sacchetti sostanze cancerogene tipiche del tabacco, e sono già emersi rischi a breve termine come i danni alle gengive. Inoltre, molti prodotti non indicano chiaramente la quantità di nicotina contenuta (che a volte è superiore a quella di una sigaretta) e si registrano casi di persone che usano più sacchetti contemporaneamente, rischiando intossicazioni.
I commenti
Sophie Braznell, ricercatrice presso il Tobacco Control Research Group dell'Università di Bath e co-autrice del rapporto, ha spiegato: “Questo è l'ennesimo caso in cui i consumatori pagano le aziende del tabacco per fare da cavie in un esperimento in tempo reale che porterà a dipendenza e rischi per la salute, soprattutto tra bambini e giovani. I decisori politici non devono confondere questi prodotti con lo snus (il tabacco umido in sacchetti da tempo diffuso in Scandinavia, ndr) e devono stare attenti a non colmare la mancanza di studi indipendenti usando i dati forniti dalle stesse aziende”. E Jorge Alday, direttore di Stop presso Vital Strategies, ha aggiunto: “Le nicotine pouches sembrano piccoli semi di un'epidemia che le aziende stanno piantando ovunque. Dalle sigarette ai vapes, fino al tabacco riscaldato e alle pouches, l'industria offre un menu di prodotti dannosi che creano dipendenza, utilizzabili da chiunque, ovunque e in qualsiasi momento. La prossima generazione è chiaramente il loro obiettivo. Il marketing di oggi assomiglia molto a quello che abbiamo visto dieci anni fa prima che esplodesse la moda dello svapo tra i giovani. Dobbiamo agire ora per evitare che la storia si ripeta”.