Salute

Bryan Johnson, l’imprenditore che cerca l’immortalità, ha scoperto di avere una malattia rara

Bryan Johnson, l’imprenditore che cerca l’immortalità, ha scoperto di avere una malattia rara

Lo ha annunciando sui social, raccontando di avere una gastrite autoimmune, patologia che attacca la mucosa dello stomaco

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Ha speso milioni inseguendo l'immortalità e ora l’imprenditore statunitense cinquantunenne Bryan Johnson scopre di avere una malattia rara, la gastrite autoimmune. Lo ha annunciando sui social, raccontando di avere questa patologia che porta il sistema immunitario ad attaccare la mucosa dello stomaco.

Giovane per sempre

Johnson è diventato famoso per il protocollo di ottimizzazione biologica "Blueprint" e per il documentario Netflix "Don't Die: l'uomo che vuole vivere per sempre". Sta provando in tutti i modi a combattere l'invecchiamento seguendo una routine serrata che prevede trattamenti sperimentali. Si sveglia alle 4.30 del mattino, consuma tutti i pasti prima delle 11.00 e va a letto alle 20.30. Accade ogni giorno, senza pause la domenica o per le Feste. Inoltre, assume oltre 100 pillole al giorno, sottopone il corpo a bagni di luce al led per rigenerare la pelle e utilizza dispositivi elettromagnetici per rafforzare il pavimento pelvico. E tutto questo è monitorato da un’equipe di 30 medici che controllano: peso, indice di massa corporea, grasso corporeo, temperatura, glicemia, variazioni della frequenza cardiaca e livelli di ossigeno. Anche la sua vita sessuale è sotto osservazione e scrupolosamente programmata e ogni erezione scrupolosamente analizzata.

La gastrite autoimmune

Per l’eccentrico miliardario americano la salute è una priorità. Ed è chiaro che farà di tutto per contrastare la sua patologia. Sui social ha scritto: “Il mio stomaco sta mangiando se stesso”. Ma cos’è la gastrite autoimmune? Si tratta di una malattia rara, spesso non diagnosticata, che, come scrive lo stesso Johnson, riguarda dal 2 al 5 per cento della popolazione.

È associata con maggiore frequenza ad altre patologie autoimmuni, in particolare alla tiroidite di Hashimoto, e comporta nel lungo periodo un aumentato rischio di tumore gastrico e di tumori neuroendocrini dello stomaco.

La diagnosi

In molti casi non viene individuata perché non dà sintomi particolari, ma solo una sensazione di sazietà precoce e di digestione lenta. La si scopre con un semplice test del sangue per rilevare l’eventuale presenza di anticorpi contro le cellule parietali dello stomaco e con biopsie gastriche.

Il sistema immunitario attacca le cellule dello stomaco, causando un’infiammazione (gastrite) e una progressiva distruzione della mucosa (gastrite atrofica). In questo modo si riduce in maniera progressiva la presenza di ghiandole che producono l’acido gastrico, parliamo delle principali ghiandole dello stomaco. A quel punto, la riduzione della produzione di acido porta a una diminuzione di assorbimento del ferro e della vitamina B12 per deficit di produzione del fattore intrinseco, aumentando il rischio di sviluppare un’anemia.

Le terapie

Non esiste una terapia risolutiva: la gestione si basa su iniezioni periodiche di vitamina B12, infusioni di ferro e controlli endoscopici di sorveglianza. Sono infatti necessarie gastroscopie periodiche per rilevare eventuali cambiamenti o danni più gravi. Conta molto lo stile di vita nella gestione della malattia: vanno evitati i cibi grassi, l’alcol e il fumo.

Il racconto di Johnson

Nel racconto della sua storia clinica, Johnson attribuisce le origini del problema al consumo abituale di fast food e bevande zuccherate durante l’infanzia e l’adolescenza. In seguito, racconta l’imprenditore, sono arrivati anni di stress, aumento di peso e una depressione cronica, mentre allevava tre figli e costruiva la sua azienda. In quel periodo, ha spiegato, il corpo avrebbe sviluppato un processo autoimmune che ha colpito prima la tiroide e poi la mucosa gastrica. A 21 anni gli era stato diagnosticato infatti un ipotiroidismo.