“In un preciso istante è iniziata per noi una nuova vita”. Anna e Marco ricordano così l’inizio di una storia che li ha portati ad accogliere un bambino proveniente da un Paese in guerra ad accompagnarlo in un difficile percorso di cura e, infine, a compiere un gesto che avrebbe cambiato per sempre il destino di tutti: la donazione di un rene. Una storia che parla di affido, di famiglia, di malattia e di rinascita. Ma soprattutto di una scelta che, giorno dopo giorno, si è trasformata in un legame indissolubile.
Una famiglia che si allarga Marco e Anna lavorano entrambi in ospedale. Conoscono bene la fragilità della vita e il valore della cura. Quando raccontano la loro storia, però, partono da un dettaglio che per loro è fondamentale. Marco è già padre di due figlie ormai adulte (Agnese e Marta), Anna non ha figli biologici, ma descrive il rapporto costruito negli anni con le ragazze come uno dei doni più belli della sua vita.
"Mi sono sempre sentita accolta e amata da loro. In modo semplice e sincero mi hanno permesso di costruire una relazione fatta di affetto e stima reciproca. Anche con la loro madre, nel tempo, è nata una bella amicizia”. Una famiglia allargata che funziona, costruita con equilibrio e rispetto. “Tutto era bello, piacevole, pianificato. Poi, all’improvviso, è accaduto un istante. Ed è iniziata una nuova vita”.
L’incontro
La data è precisa: 18 maggio 2022. “Io e mio marito ci rendiamo disponibili ad avviare il percorso di valutazione per l’affido di un bambino ricoverato in Nefrologia e inserito in lista d’attesa per un trapianto del rene”. Passano poche settimane. Il 19 luglio 2022 incontrano per la prima volta il piccolo. Da quel giorno la loro vita cambia direzione. Quel bambino vive da anni una condizione estremamente difficile. Senza una famiglia, dipende dalla dialisi e dalle cure ospedaliere per sopravvivere. Eppure conserva un desiderio semplice e potentissimo: avere una casa e qualcuno che possa chiamare mamma e papà. “Per lui l’ospedale era diventato una sorta di famiglia. Medici, infermieri e operatori rappresentavano punti di riferimento importanti. Ma ogni bambino ha bisogno di qualcosa di più: ha bisogno di appartenere a qualcuno".
L’accoglienza inizia così. Con la cautela dei primi passi, ma anche con la sensazione che stia accadendo qualcosa di straordinario. Il giorno che ha cambiato tutto. Per Anna esiste un’altra data impossibile da dimenticare. 6 febbraio 2023, ore 14.40. “Eravamo rientrati da poco a casa e nostro figlio era riuscito a sparpagliare ovunque la sua documentazione clinica”, racconta. Tra quei fogli ce n’è uno che cattura la sua attenzione.
Il gruppo sanguigno
"Non avevamo mai avuto il tempo di leggere tutta la documentazione. Riordinandola, scoprii che avevamo lo stesso gruppo sanguigno”. È un dettaglio apparentemente banale. Per Anna, invece, è un’intuizione improvvisa. «Ricordo perfettamente quel momento perché in quell’istante ho preso una decisione. Ho scritto immediatamente a mio marito». La proposta di verificare la compatibilità per una donazione nasce così.
"In fondo è stato lui, con quel gesto inconsapevole, a farmi trovare quell’informazione. Da quel momento iniziano gli accertamenti”. Anna racconta di aver vissuto tutto con una serenità che ancora oggi la sorprende. “Quando si assume la responsabilità di un bambino e si promette davanti a un giudice di fare il suo bene, verificare la possibilità di una donazione diventa qualcosa di naturale”.
C’è però un episodio che conserva nel cuore. “La notte prima di andare a firmare davanti al Giudice Tutelare non ho dormito. Sapevo che quella firma riguardava anche la mia disponibilità a donare un rene”.
“Il mio rene era perfetto per lui”
Arriva infine il giorno dell’intervento: 19 luglio 2023. Esattamente un anno dopo il loro primo incontro. Anna e il bambino entrano insieme in sala operatoria. “Il mio rene nella sua pancia era perfetto”. Lo racconta con semplicità, quasi con stupore. “È diventato il suo nuovo rene. Lo chiamiamo affettuosamente Renino”. Da allora quella data ha assunto un significato speciale. “Il 19 luglio festeggiamo due cose: il trapianto e il nostro ingresso come famiglia nella vita l’uno dell’altra”.
Dopo il trapianto
Quando Anna parla della donazione evita qualsiasi tono eroico. Preferisce descrivere ciò che è cambiato nella vita del bambino. “Vivere con un nuovo rene significa non dipendere più dalla dialisi. Significa poter andare al mare, giocare con gli amici, scegliere come trascorrere il proprio tempo”. La sua voce si accende soprattutto quando parla della libertà riconquistata. "Certo, restano controlli, terapie e attenzioni particolari. Ma la qualità della sua vita è incomparabilmente migliore”.
La quotidianità della famiglia continua a essere complessa. “Abbiamo trascorso in ospedale un Natale, due Pasque e numerosi compleanni. Le esigenze cliniche guidano ancora gran parte delle nostre giornate”. Eppure non c’è spazio per il rimpianto.
L’associazione
“Quello che ci è stato donato è infinitamente più grande di ciò a cui abbiamo rinunciato”. Non ha dubbi. La forza dell’accoglienza In questo percorso, Marco e Anna sono stati accompagnati e guidati da Destinazione Minori APS, associazione che da oltre dodici anni sostiene famiglie adottive e affidatarie attraverso gruppi di supporto, percorsi psicologici e attività di accompagnamento professionale.
"Collaboriamo con altre Associazioni romane e nazionali – spiega la dottoressa Silvia Chieco, presidente di Destinazione Minori APS – su progetti che riguardano l’accoglienza di minori e giovani adulti e facciamo parte della Rete FARO (Figli Adottivi alla Ricerca delle Origini) con altri 3 centri italiani esperti in adozione (Centro Sistemico Terapia Attaccamento di Milano, L’Associazione il Melo di Torino e Comete Firenze Sud di Firenze)”.
Per la presidente e l’équipe dell’associazione, questa storia rappresenta l’essenza stessa dell’accoglienza: la capacità di creare legami che riparano ferite profonde e restituiscono futuro. Un percorso nel quale hanno visto il bambino trasformarsi progressivamente, diventare più sereno, fiducioso, aperto alla vita e finalmente certo di avere un luogo a cui appartenere. Perché, al di là della straordinarietà di un trapianto, questa è soprattutto la storia di un bambino che ha trovato una famiglia. E di due genitori che, in un preciso istante, hanno scelto di cambiare la propria vita per renderne possibile un’altra.