Salute

Timidi o estroversi? La personalità dipende anche dal Dna

(Foto: Margo Evardson-Unsplash)
(Foto: Margo Evardson-Unsplash) 

Una ricerca, coordinata dalla Michigan State University, su un milione di persone ha individuato più di 1.260 geni associati

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Pessimisti o meno, timidi o estroversi, i tratti della nostra personalità sono influenzati dal Dna. Un tema che è sempre più supportato da dati scientifici: un'analisi su più di 1 milione di persone, pubblicata sulla rivista Nature, ha individuato oltre 1.260 geni associati a tratti della personalità come socievolezza, creatività ed empatia, incluse più di 800 varianti che non erano mai state legate prima d'ora a questi fattori.

Lo studio, coordinato dalla Michigan State University, sottolinea che queste varianti, soprattutto se combinate tra loro, possono influenzare i tratti comportamentali, ma che l'ambiente ha comunque un impatto maggiore sulla personalità di ciascuno. All'analisi hanno partecipato anche ricercatori italiani dell'Istituto di ricerca genetica e biomedica e dell'Istituto di genetica e biofisica 'Adriano Buzzati Traverso' del Consiglio Nazionale delle Ricerche rispettivamente di Cagliari e Napoli, e dell'Università di Sassari.

1.260 varianti genetiche

Esaminando il Dna e le risposte a un questionario da ogni partecipante, i ricercatori, guidati da Ted Schwaba, hanno identificato 1.260 varianti genetiche legate alle cinque categorie nelle quali sono divisi i tratti della personalità umana: l'estroversione, che misura il grado di socievolezza o riservatezza; l'apertura mentale, che riflette la curiosità e l'interesse verso le nuove esperienze; la coscienziosità, che riguarda l'autodisciplina e l'affidabilità; e poi la gradevolezza, legata a empatia e compassione, e il nevroticismo, cioè il modo in cui si gestiscono stress e emozioni negative. Come segnala la ricerca, ogni tratto della personalità risulta associato a numerose varianti genetiche: la singola variante può incidere solo in minima parte, ma più varianti combinate insieme possono avere un effetto più rilevante.

Non solo genetica

Da tempo Silvia Pellegrini,ordinario di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare alla Clinica all’Università di Pisa e direttore della Scuola di Specializzazione in Patologia Clinica e Biochimica Clinica, porta avanti ricerche sul rapporto fra genetica e comportamento. Con l’Università di Bari, ha recentemente pubblicato su Nature Genetics una ricerca che ha identificato 600 nuovi geni legati alla schizofrenia.

"La genetica influenza il nostro comportamento - spiega Pellegrini - ed esistono molte varianti genetiche che hanno un impatto sulla nostra personalità. Ognuna di loro ha un ruolo importante ma da sola non basta a stabilire i nostri comportamenti. Va interpretata con le altre varianti genetiche e con l’ambiente. Se, ad esempio, in famiglia ci sono persone che soffrono di depressione ci sarà una maggiore probabilità di ammalarsi, ma non si tratta di una certezza. Contaanche l'ambiente in cui viviamo che interagisce direttamente con il nostro DNA, modulando l'espressione dei nostri geni. Nei casi di persone aggressive accade la stessa cosa. Non esiste il gene dell’aggressività, ma un insieme di varianti genetiche che interagisce con l’ambiente in cui viviamo. Se, ad esempio, un bambino cresce in un’atmosfera positiva, anche se ha tratti genetici associati all’aggressività, potrà diventare un individuo tranquillo. Se invece, con lo stesso patrimonio genetico, si trova a crescere in un ambiente particolarmente ostile, rischia di sviluppare comportamenti aggressivi”.

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L’apertura mentale

La ricerca segnala che varianti genetiche associate a una maggiore apertura verso nuove esperienze possono aumentare la probabilità che una persona si trasferisca in una città o un quartiere più cosmopolita. Vivere in un ambiente simile può rafforzare ulteriormente questo tratto. Inoltre, le stesse varianti genetiche legate alla personalità sembrano avere influenza, almeno in parte, su altri fattori come salute fisica e mentale, longevità, livello di istruzione e carriera. Per esempio, le varianti tipiche delle persone molto coscienziose le rendono più propense ad essere attive durante il giorno, mentre quelle legate a estroversione e apertura mentale risultano associate alla tendenza a fare le ore piccole.

"La personalità - spiega Schwaba - sembra essere rilevante praticamente in ogni ambito. Le varianti genetiche associate alle nevrorsi predicono una maggiore permanenza in ospedale, un aspetto rilevante per medici e ricercatori in ambito sanitario, mentre quelle collegate a una maggiore apertura verso nuove esperienze - prosegue il ricercatore - sono correlate a cambi di lavoro più frequenti, fattori di interesse per gli studiosi delle dinamiche professionali".

I nostri comportamenti

La componente genetica della personalità è conosciuta da tempo da psicologi e psichiatri, che ne tengono conto nel loro lavoro con i pazienti. “Siamo il frutto dell’interazione costante tra natura e ambiente, un dialogo che comincia addirittura nella vita intrauterina e continua fino al nostro ultimo respiro. Non sorprende dunque che il DNA giochi un ruolo rilevante, come dimostra questo nuovo studio. Nello stesso modo, gli stimoli e le esperienza di vita forgiano la nostra personalità, talvolta purtroppo anche in senso negativo e patologico. Si tratta delle due facce della stessa medaglia. Non avrebbe senso pensare che una sia più importante dell’altra”, commenta il professor Pietro Pietrini, direttore del Laboratorio di Neuroscienze della Scuola IMT Alti Studi Lucca.

Non solo le esperienze ma anche gli studi che facciamo ci plasmano. “Si pensi ad esempio come lo studio dei classici, della filosofia e della logica sviluppi le nostre capacità di pensiero critico e di comportamento. Il cervello è anatomicamente e funzionalmente plastico, ancor di più nelle prime decadi di vita, quando ancora non ha raggiunto la sua piena maturità. Nella clinica, la terapia cognitivo comportamentale, usata ad esempio nei disturbi fobici, dimostra come l’esperienza possa cambiare le nostre percezioni e le nostre reazioni comportamentali”, conclude Pietrini.

Ansia e paura

Quindi un individuo con una tendenza innata ad essere negativo, cresciuto in maniera rassicurante con stimoli alla curiosità, avrà meno ansia. “C’è chi nasce con una particolare tendenza ad esplorare il mondo e chi tende invece a paura, ansia e preoccupazioni – spiega Giancarlo Dimaggio, psichiatra e psicoterapeuta, è cofondatore del Centro di terapia metacognitiva interpersonale – . Il fatto che esista una componente innata non esclude la plasticità della personalità. Non solo la personalità ma anche i disturbi di personalità sono in parte plasmati dall’ambiente. Sono esperienze modificabili da quello che ci accade e anche dalla psicoterapia”.

Per creare questo clima favorevole che può influire su tutta la vita di un individuo, ricordano gli esperti, bisogna incominciare presto, già prima della nascita. “L’ambiente conta a partire dal concepimento in poi - conclude Pellegrini - . I primi tre anni di vita sono fondamentali ma non va sottovalutata anche l’adolescenza. È un periodo in cui avviene una rimodulazione delle sinapsi nel cervello e i ragazzi sono molto vulnerabili a quello che accade intorno a loro”.