La sua è una funzione fondamentale: perché umidifica, riscalda e purifica l’aria che dal naso arriva ai polmoni. Soprattutto, agisce come barriera – non solo fisica ma anche immunologica – verso l’ambiente esterno, che reagisce all’ingresso di virus e batteri, inquinanti e allergeni mettendo in allerta il sistema di difesa dell’organismo. E’ l’epitelio respiratorio, quel tessuto che riveste le cavità nasali e i seni paranasali arrivando fino ai bronchi, costituito da diversi tipi di cellule tra cui quelle caliciformi, che producono il muco. Uno scudo in prima linea, dunque, che però in seguito a una disregolazione può provocare l’insorgenza di malattie infiammatorie croniche, come l’asma grave e la rinosinusite cronica con poliposi nasale, due patologie che spesso viaggiano insieme se è vero che circa 4 pazienti su 10 affetti dalla prima presentano anche la seconda.
Il ruolo chiave dell’epitelio respiratorio
Per questo negli ultimi anni la ricerca si sta concentrando sul ruolo chiave di questo tessuto nella patogenesi di queste due condizioni. E dal Congresso della Società Respiratoria Europea, ad Amsterdam in questi giorni, arrivano novità proprio in questo senso: nel controllo dei processi infiammatori guidati dall’epitelio ha dimostrato grande efficacia tezepelumab, un anticorpo monoclonale già approvato e rimborsato in Italia per il trattamento dell’asma grave, e che ha appena ricevuto da parte del Comitato Medicinali per Uso Umano (Chmp) dell’Agenzia Europea per i Medicinali (Ema) la raccomandazione per l’approvazione nell’Unione europea per il trattamento dei pazienti adulti con rinosinusite cronica con poliposi nasale.
Quando la chirurgia non è risolutiva
Quest’ultima è una patologia infiammatoria cronica del naso e dei seni paranasali caratterizzata dalla presenza di polipi - escrescenze benigne della mucosa - che provocano ostruzione, riducono il senso dell’olfatto, generano una persistente secrezione nasale e dolori facciali, con un impatto significativo sulla qualità di vita di chi ne soffre. Fino a non molto tempo fa il trattamento prevedeva la combinazione di corticosteroidi topici e sistemici e chirurgia, un strategia che però molto spesso non è risolutivo, tanto che i pazienti devono sottoporsi più volte all’intervento di rimozione di queste escrescenze che tendono a riformarsi. L’opzione più recente per i casi più severi e non controllati, specialmente in presenza di condizioni associate come l'asma, è invece rappresentata dai farmaci biologici.
Agire all’origine dell’infiammazione
“Per migliorare gli esiti clinici dei pazienti, dobbiamo controllare l’infiammazione a livello dell’epitelio”, spiega Enrico Heffler, Allergologo e Immunologo Clinico, Responsabile della Unità Operativa di Medicina Personalizzata, Asma e Allergie dell’Irccs Humanitas Research Hospital, e professore associato di Medicina Interna alla Humanitas University. L’epitelio respiratorio, aggiunge infatti l’esperto, non è soltanto una barriera fisica, ma una struttura immunologicamente attiva, capace di interagire con l’esposoma, l’insieme di allergeni, irritanti e inquinanti che respiriamo, e di rispondere producendo citochine chiave come la linfopoietina timica stromale (Tslp)”. Questa, continua il clinico, insieme all’Interleuchina 25 e l’interleuchina 33, fa parte delle cosiddette “allarmine”, ovvero molecole segnale che vengono rilasciate dalle cellule in seguito a un danno, attivando il sistema immunitario innato e innescando la cascata infiammatoria. Un farmaco diretto contro questa citochina agirebbe dunque a monte, spegnendo all’origine il processo infiammatorio. E questo è quello che fa tezepelumab: agisce in modo selettivo su Tslp e interrompe il meccanismo patogenetico alla base di asma grave e poliposi nasale.
I nuovi risultati di Waypoint
Al congresso europeo sono quindi stati presentati i risultati emersi da una sottoanalisi dello studio di fase III Waypoint. Che mostrano come tezepelumab, oltre a ridurre in maniera significativa la severità dei polipi nasali, il bisogno di ricorrere a un intervento chirurgico e la necessità di assumere corticosteroidi sistemici per la poliposi, induca anche un’importante riduzione dei biomarcatori infiammatori, gli eosinofili – una particolare varietà di globuli bianchi che segnalano la risposta infiammatoria legata alle allergie o all’asma. Gli effetti clinici di tezepelumab – continua Heffler – sono rapidi, con un miglioramento dei sintomi respiratori, una riduzione delle esacerbazioni, miglioramento della qualità di vita e riduzione nell’uso di cortisonici orali. Lo studio primario Waypoint, presentato nelle scorse settimane al congresso della American Academy of Allergy Asthma & Immunology (Aaaai), aveva già dimostrato che i pazienti con poliposi nasale hanno una riduzione marcata delle dimensioni dei polipi, un recupero dell’olfatto nei casi di anosmia, e la pressoché completa abolizione della necessità di utilizzare cortisonici sistemici o di essere sottoposti a nuovi interventi chirurgici per la poliposi nasale. In questo senso, conclude l’esperto, la rapidità e l’ampiezza della risposta osservata indicano che il blocco della Tslp rappresenta una strategia terapeutica innovativa e potenzialmente di svolta per la gestione delle malattie respiratorie croniche.