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Il cervello umano invecchia in cinque tappe

(Foto: Klaus Vedfelt/DigitalVision/Getty Images)
(Foto: Klaus Vedfelt/DigitalVision/Getty Images) 

Esistono quattro importanti momenti in cui le reti neurali si modificano: intorno a 9, 32, 66 e 83 anni. Secondo gli scienziati conoscerli potrà servire a capire meglio le fragilità del sistema nervoso

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Comincia tutto prima ancora di imparare a parlare: il cervello umano si organizza, consolida, elimina, crea. E continua a farlo per decenni. Ora un nuovo studio condotto da un gruppo di neuroscienziati dell’Università di Cambridge, pubblicato su Nature Communications, prova a mettere ordine in questa complessità, delineando una sorta di “biografia” del cervello umano: cinque grandi stagioni, intervallate da quattro svolte cruciali, che segnano come la mente umana si riconfigura nel corso di un’intera vita. “Molti disturbi neuroevolutivi o neurologici sono legati al modo in cui il cervello è cablato. Sapere che la sua storia non è lineare, ma segnata da punti critici, ci dice quando e come può essere più vulnerabile”, ha spiegato Duncan Astle, fra gli autori del lavoro.

Lo studio, guidato da Alexa Mousley del Mrc Cognition and Brain Sciences Unit, ha analizzato 3802 persone dai primi giorni di vita ai novant’anni, sfruttando la ricchezza informativa delle risonanze magnetiche di diffusione, tecniche che seguono il movimento delle molecole d’acqua per tracciare le fibre che collegano le diverse aree cerebrali. Non un’istantanea, quindi, ma una sequenza a lungo termine che rivela come il cervello “respira”, cresce, si riorganizza e infine declina.

L’infanzia: la grande potatura sinaptica

La prima età, che va dalla nascita ai nove anni, è segnata da un processo tanto invisibile quanto fondamentale: la consolidazione delle reti. I neonati hanno un’esuberanza di sinapsi, connessioni che nei primi anni vengono selezionate, rafforzate o eliminate in base all’uso. Nel frattempo, materia grigia e bianca aumentano di volume, lo spessore corticale raggiunge il suo massimo e le caratteristiche pieghe della corteccia iniziano a stabilizzarsi. È anche un momento delicato: proprio intorno ai nove anni, quando arriva il primo “turning point”, si osserva un aumento del rischio di disturbi mentali. È come se il cervello, nel suo primo grande riassetto, fosse particolarmente esposto.

Adolescenza: l’epoca dell’efficienza

Dai nove ai trentadue anni, una soglia che sorprende persino gli esperti, si entra nell’era dell’ottimizzazione. La materia bianca continua a crescere e si diventa sempre più capaci di far dialogare rapidamente e in modo efficiente regioni anche molto lontane del cervello. “È l’unica epoca in cui l’efficienza neurale aumenta davvero”, spiega Mousley. La fine dell’adolescenza, che siamo abituati a collocare intorno ai 18 o ai 20 anni, secondo i dati si sposta molto più avanti: la vera maturità strutturale del cervello arriva solo poco dopo i trent’anni.

Età adulta: la lunga stabilità

A 32 anni scatta la svolta più netta di tutto l’arco della vita. Da qui in avanti il cervello entra nella sua epoca più lunga, quella dell’età adulta, che dura oltre tre decenni. L’architettura cerebrale si stabilizza, non si osservano più cambiamenti strutturali di grande portata, e questo corrisponde - spiegano gli autori - a un generale “plateau” nelle capacità cognitive e nella personalità. Le reti cerebrali tendono gradualmente a separare funzioni e percorsi.

L’inizio della fragilità

Il terzo turning point arriva intorno ai 66 anni. Non è un terremoto, ma una lenta deriva: la materia bianca comincia a degenerare, le reti si riorganizzano con una logica più fragile. “Questo periodo coincide con una maggiore esposizione a condizioni che possono avere un impatto sul cervello, come l’ipertensione”, sottolinea Mousley.

Il ritorno al locale

L’ultima transizione, a 83 anni, introduce l’ultima stagione dell’invecchiamento cerebrale. I dati sono meno numerosi - come sempre negli studi longitudinali sugli anziani - ma il segnale è nitido: il cervello perde progressivamente la sua connettività globale e si affida a circuiti locali, quelli che restano più solidi. È un tentativo di riorganizzazione prima della senescenza più avanzata.