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Fumo: così la stimolazione cerebrale aiuta a smettere

Fumo: così la stimolazione cerebrale aiuta a smettere

Una ricerca mostra come stimolare la corteccia prefrontale con impulsi magnetici possa ridurre il consumo di sigarette fino al 50%

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Per molti, abbandonare le sigarette è un’impresa che ha dell’impossibile. Meno del 10% dei fumatori riesce ad eliminare il tabacco in modo duraturo, nonostante le terapie disponibili: i cerotti alla nicotina o i farmaci come la vareniclina funzionano in circa un terzo dei pazienti, e spesso hanno effetti solo temporanei. Un nuovo studio clinico condotto da Xingbao Li e colleghi alla Medical University of South Carolina e pubblicato sul Journal of Psychiatric Research apre però uno scenario diverso: stimolare il cervello con impulsi magnetici mirati può ridurre significativamente il numero di sigarette fumate al giorno, agendo direttamente sui circuiti neurali che alimentano la dipendenza.

Come funziona la stimolazione magnetica transcranica

La tecnica utilizzata dai ricercatori si chiama stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS). Sul cuoio capelluto del soggetto che intende smettere di fumare si posiziona una testina magnetica che genera brevi impulsi capaci di raggiungere specifiche aree della corteccia cerebrale, aumentandone o riducendone l'attività a seconda della frequenza utilizzata. Frequenze alte (10 Hz) eccitano i neuroni, frequenze basse (1 Hz) le inibiscono.

L’ipotesi dei ricercatori si basa su un principio noto. Nel cervello di chi fuma in modo compulsivo agiscono due sistemi che non sono in equilibrio. La corteccia prefrontale dorsolaterale (DLPFC), che governa il controllo degli impulsi, la pianificazione, la capacità di resistere alle tentazioni, risulta ipoattiva. Al contrario, la corteccia orbitofrontale mediale (mOFC), coinvolta nella valutazione del piacere e nelle risposte alle ricompense, è iperattiva, amplificando il desiderio di nicotina. I ricercatori hanno voluto capire quale dei due bersagli fosse più efficace da trattare: potenziare il controllo o sopprimere il desiderio?

I test sui volontari

Per rispondere a questa domanda, i ricercatori hanno coinvolto 46 volontari (fumatori motivati a smettere) poi ridotti a 35 e li hanno divisi in tre gruppi in modo casuale: il primo riceveva la stimolazione attiva a 10 Hz sulla corteccia prefrontale dorsolaterale, il secondo era sottoposto a stimolazione inibitoria a 1 Hz sulla corteccia orbitofrontale mediale, il terzo (gruppo di controllo) riceveva una stimolazione simulata, senza effetto reale, usata come placebo. Ogni sessione durava circa 15 minuti. Prima della stimolazione, ai volontari venivano mostrati oggetti legati al fumo (sigarette, accendino, posacenere) per attivare il circuito del desiderio di fumare (craving). Le sessioni erano cinque a settimana per tre settimane consecutive.

Più controllo o meno desiderio?

I risultati, scrivono i ricercatori, sono netti. Il gruppo trattato con 10 Hz sulla corteccia prefrontale dorsolaterale (area del controllo) aveva ridotto il numero di sigarette giornaliere di circa 11 unità rispetto al numero di partenza. Gli altri due gruppi (corteccia orbitofrontale mediale e placebo) si erano fermati rispettivamente a circa 5 e 6 sigarette in meno. La differenza è clinicamente rilevante: in termini proporzionali, il primo gruppo aveva ridotto il consumo di sigarette del 50%, contro il 32% del secondo e il 36% del gruppo placebo. Anche il craving, misurato attraverso scale validate, si era ridotto in modo significativo solo nel primo gruppo, e l'effetto della stimolazione si manteneva anche a un mese dalla fine del trattamento.

A rivelare cosa accadeva nel cervello degli aspiranti ex fumatori sono state le risonanze magnetiche condotte prima e dopo le 15 sessioni: la stimolazione ad alta frequenza sulla regione del controllo non solo aumentava l'attività di quell'area, ma aveva anche ridotto l'attività della corteccia orbitofrontale mediale, ovvero il circuito del desiderio. Come se rafforzare il controllo cognitivo avesse, come effetto collaterale, silenziato automaticamente la voce del craving. Il contrario, invece, non è avvenuto: stimolare direttamente la corteccia orbitofrontale mediale per inibirla non ha prodotto effetti rilevanti né sul comportamento né sull'attività cerebrale.

Come funziona la dipendenza

I risultati aiutano anche a capire in generale come funziona il meccanismo della dipendenza, e come si può evitare di restarne intrappolati: non basta sopprimere il desiderio, bisogna potenziare la capacità di resistere alla tentazione. Come scrivono gli autori, i dati indicano che la chiave del funzionamento della rTMS sta nel potenziare la capacità del cervello di regolare il desiderio di fumare.

C'è un altro dettaglio che rafforza l'intera interpretazione: i partecipanti che mostravano il maggiore aumento di attività nell’area del controllo erano anche quelli che riducevano di più il numero di sigarette. Una correlazione precisa, visibile nelle immagini di risonanza magnetica. In altre parole il cambiamento nel cervello e il cambiamento nel comportamento non vanno semplicemente nella stessa direzione: si spiegano a vicenda.

Limiti e prospettive

Per quanto interessante, lo studio - ammettono gli stessi ricercatori - presenta anche dei limiti. il campione è piccolo, l’obiettivo non era quello di misurare l'astinenza completa ma solo la riduzione del consumo, e i due protocolli attivi differivano non solo per la frequenza ma anche per il numero totale di impulsi, e questo potrebbe avere influenzato i risultati. Per ora, comunque, la ricerca mostra una cosa fondamentale: potenziare il circuito del controllo sembra più efficace che tentare di silenziare direttamente quello del piacere.