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Tumori della vescica e della prostata, cresce l’attenzione alla sessualità

Tumori della vescica e della prostata, cresce l’attenzione alla sessualità

I tumori uro-genitali sono in aumento, ma le cure sono sempre più efficaci e meno invasive. Le novità dal congresso degli urologi oncologi in corso a Napoli

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L’incidenza dei tumori nella popolazione mondiale si rivela sempre più in crescita. Ma se i riflettori degli scienziati sono più spesso puntati su alcune neoplasie (quelle ai primi posti come il tumore del polmone), non vuol dire che altri distretti anatomici passino in secondo ordine. In questo caso, vescica, prostata, testicoli e rene. In sintesi: l’apparato uro-genitale. Maschile, ma anche femminile. Ecco perché oggi oncologi e urologi presentano a Napoli un conto salato. Lo fanno da oggi e fino a sabato, durante il 35esimo congresso della SIUrO (Societa italiana Uro-oncologia): snocciolano numeri (in notevole aumento), illustrano terapie innovative che mettono fuori gioco l’aggressione delle cellule neoplastiche e riferiscono di successi che in gran parte dei casi significano guarigione.

Impotenza e disfunzione erettile i problemi più temuti

Ogni anno in Italia si contano oltre 87mila nuove diagnosi. Ma all’allarme numerico si contrappongono trattabilità ed esiti favorevoli, con otto pazienti su dieci che riescono ad averla vinta, cioè a sconfiggere il tumore. Ma ci sono problematiche serie sottolineano gli esperti, come le conseguenze dei trattamenti che, nell’uomo appunto, possono rivelarsi devastanti. Soprattutto se si chiamano impotenza e disfunzione sessuale. Perché sì, bisogna ammetterlo: le attuali strategie terapeutiche spesso compromettono la sfera intima. L’amore sotto le lenzuola. Con quanto ne consegue di negativo dal punto di vista psicologico oltre che fisico.

Novità per il tumore della vescica

La minaccia maggiore è per la vescica dove, nei casi più gravi, una quota che oltrepassa l’80 per cento dei pazienti lamenta dolore, calo del desiderio e deficit di erezione e di orgasmo. “Il tumore di questo organo è emblematico del riverbero di una neoplasia sulla vita quotidiana - ragiona Sergio Bracarda, presidente SIUrO e direttore del dipartimento di Oncologia dell’ospedale Santa Maria di Terni - È una forma di cancro che in Italia è in crescita. Basta pensare lo scorso anno ne sono stati registrati oltre 31mila nuovi casi, dei quali 5.700 in donne. In compenso l’armamentario terapeutico si va ampliando in quasi tutti i sottogruppi di patologia. A breve disporremo di una combinazione - enfortumab vedotin (anticorpo coniugato, ndr.) più pembrolizumab (immunoterapia, ndr.) - come prima linea di trattamento nella malattia avanzata. Studi più recenti hanno evidenziato un significativo beneficio in termini di sopravvivenza rispetto alla sola chemioterapia. Poi, in terza e seconda linea, sempre nel tumore avanzato, vi è anche erdafitinib, una target therapy che agisce solo nei casi in cui il carcinoma esprime una mutazione con alterazioni genetiche del FGFR3 (recettori del fattore di crescita dei fibroblasti, ndr.)”. In sostanza viene utilizzata per trattare il carcinoma uroteliale (un tipo di cancro alla vescica) avanzato o metastatico. Come funziona? Agendo da inibitore di questi recettori, bloccando quindi crescita e proliferazione delle cellule neoplastiche.

“Infine è notizia degli ultimissimi giorni – aggiunge Bracarda - l’arrivo di TAR-200, innovativo dispositivo intravescicale che rilascia il chemioterapico gemcitabina all’interno dell’organo. In questo modo si riduce la necessità di ricorso alla cistectomia (rimozione chirurgica della vescica, ndr) in pazienti che non rispondono a trattamenti iniziali per malattia superficiale”.

Trattamenti personalizzati per il tumore della prostata

Altro capitolo, altri tumori, ma comunque invalidanti. Gli ultimi dati disponibili rivelano che più della metà degli uomini colpiti da neoplasia alla prostata si duole per la sessualità compromessa. Senza contare che a questa metà si aggiunge la quota di pazienti silenziosi, riottosi a parlarne di un tema intimo che metterebbe in discussione la loro virilità.

“Prescrivere trattamenti più personalizzati ci consente un minore rischio di ricorso a cure inutili o addirittura talvolta controproducenti - commenta Alberto Lapini, past-president SIUrO e responsabile della Prostate cancer unit dell’azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze, focalizzandosi sulle terapie ‘su misura’ e il loro valore, in contrapposizione ai protocolli standard: “Così si evitano effetti collaterali molto temuti, come impotenza e incontinenza, a volte provocati dalla radioterapia o da alcuni farmaci. Per quanto riguarda invece la chirurgia, la robotica è ormai una realtà consolidata in alcune strutture sanitarie del nostro Paese. E anche qui le nuove tecnologie hanno semplificato il nostro lavoro e interventi molto complessi risultano di più facile esecuzione e meno-invasivi”.

Verso la cronicità

“La scelta dei trattamenti e la gestione degli effetti collaterali rappresentano due aspetti rilevanti dell’uro-oncologia - sottolinea Rolando Maria D’Angelillo, presidente eletto della società e professore associato in Radioterapia nel dipartimento di Biomedicina e prevenzione dell’università di Roma Tor Vergata - Il cancro della prostata, del rene, del testicolo o della vescica sono malattie che sempre più tendono alla cronicità. Quando diagnosticate in tempo, le percentuali di sopravvivenza a cinque e dieci anni superano il 90 per cento”.

Quando i tumori colpiscono i giovani

Ma poi c’è una peculiarità: non colpiscono solo gli over 70 ma anche giovani, come accade nel tumore testicolare. È evidente che dobbiamo riuscire a preservare il più possibile il ritorno a una vita normale dopo la difficile esperienza con una neoplasia. Ma per raggiungere questo obiettivo è fondamentale la discussione multidisciplinare tra i vari specialisti che hanno in carico il paziente. Un team che deve decidere un percorso condiviso da proporre al malato. “Ed è necessario - aggiunge - coinvolgere nel gruppo anche un andrologo o un psiconcologo in modo da fornire supporto adeguato per affrontare le disfunzioni sessuali”.

In Italia in totale vivono con una diagnosi di tumore urologico più di un milione di uomini e donne. “Le prospettive di vita e guarigione per questa fascia di pazienti si sono molto ampliate negli ultimi 30 anni – osserva Giario Conti, segretario SIUrO e primario di Urologia dell’ospedale Sant’Anna di Como - Un traguardo diventato realtà anche grazie alla maggior conoscenza delle peculiarità biologiche del singolo cancro. Ed è così che riusciamo ad assicurare trattamenti personalizzati e più efficaci”.

La rivoluzione dell’IA

Non poteva mancare all’appello del consesso scientifico napoletano l’Intelligenza Artificiale. Nel settore uro-oncologico starebbe rivelandosi valida nell’assistenza ai pazienti. E non solo. “Perché attraverso tecnologie informatiche innovative – conclude Conti – sono stati creati nuovi strumenti diagnostici in grado di fornire informazioni estremamente specifiche. Il dato si è dimostrato valido soprattutto per il tumore della prostata, attualmente il più diffuso e frequente tra la popolazione maschile. L’IA può infatti supportare il lavoro degli anatomo-patologi e, di conseguenza, dell’intero team multidisciplinare”.