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L’adroterapia efficace come la chirurgia per un raro tumore osseo

(foto: SEBASTIAN KAULITZKI/SCIENCE PHOTO LIBRARY/Getty Images)
(foto: SEBASTIAN KAULITZKI/SCIENCE PHOTO LIBRARY/Getty Images) 

Lo studio Sacro, promosso dall’Italia Sarcoma Group, mostra che in alcuni casi di cordoma del sacro il trattamento con radioterapia permette di ottenere gli stessi risultati di un intervento

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Bombardare il tumore con l’adroterapia consente di raggiungere gli stessi risultati della chirurgia in termini di controllo delle malattia, ma con minor rischi per la qualità di vita del paziente. È questo il principale risultato che emerge dallo studio Sacro - SAcral Chordoma: a Randomized & Observational study on surgery versus definitive radiation therapy in primary localized disease - per il trattamento del cordoma, un tumore osseo raro e a crescita lenta, che ha visto protagonista il Cnao (Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica) di Pavia, centro di riferimento per l’arruolamento e il trattamento esclusivo con ioni carbonio. Lo studio è stato promosso dall’Italian Sarcoma Group e coordinato dalla Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori (Int) di Milano.

La malattia: il cordoma del sacro

Tra i sarcomi ossei, il cordoma rappresenta il 5% di tutti i casi, nella metà dei quali a localizzazione sacrale. Ogni anno in Italia si contano circa 60 casi di malattia a partenza dalla regione sacro-coccige. “Il cordoma del sacro è un tumore maligno a crescita lenta, ma molto insidioso - ha spiegato Silvia Stacchiotti, Presidente dell’Italian Sarcoma Group e oncologa dell’Oncologia Medica 2 Tumori mesenchimali dell’adulto e Tumori rari all’Int di Milano - Il sintomo iniziale è il dolore, tipicamente in posizione seduta. Ma i segni sono molto sfumati, simili a lombalgia, sacralgia o sciatalgia e possono essere confusi con quelli tipici di patologie benigne della colonna vertebrale. Successivamente la crescita tumorale può sfociare nella comparsa di una tumefazione nella regione sacrale, associata a disturbi neurologici della sfera sessuale, della funzione vescicale o rettale per il coinvolgimento di strutture nervose. La prima strategia terapeutica, chirurgica o radioterapica, è decisiva, perché un approccio non corretto può causare disabilità gravi”.

L’adroterapia contro il cordoma a confronto con la chirurgia

L’adroterapia è una forma di radioterapia ad alta precisione in cui le cellule del tumore vengono colpite con protoni e ioni carbonio accelerati in un sincrotone. “A partire dal 2013, al Cnao sono stati trattati con adroterapia con ioni carbonio oltre 200 pazienti colpiti da cordoma del sacro - ha ricordato Gianluca Vago, Presidente del Cnao e Direttore del Dipartimento di Oncologia e Emato-Oncologia dell’Università degli Studi di Milano - Con i fasci di ioni carbonio è possibile colpire il tumore con una potenza tre volte superiore ai raggi X e con grande precisione, poiché queste particelle rilasciano la loro energia solo in prossimità delle cellule malate, riducendo l’impatto e gli effetti collaterali sui tessuti sani”.

Malgrado però l’adroterapia sia stata già impiegata nel trattamento della malattia, finora mancava un confronto con la chirurgia, ha spiegato Maria Rosaria Fiore, medico radioterapista del Cnao e Principal Investigator dello studio per la parte relativa all'adroterapia: “I dati preliminari, basati su un follow-up mediano di tre anni su 153 dei 170 pazienti arruolati, indicano risultati sovrapponibili tra chirurgia e adroterapia in termini di sopravvivenza globale e controllo locale di malattia”. Nello specifico si parla di una sopravvivenza globale del 90% e controllo locale della malattia del 70% a tre anni. Lo studio Sacro ha riguardato pazienti con malattia primaria e localizzata. “Il vantaggio dell’adroterapia, tuttavia, è evidente sul piano della qualità della vita, poiché il paziente evita un intervento chirurgico complesso e potenzialmente associato a sequele invalidanti”, riprende Fiore. Il trattamento chirurgico infatti rischia di compromettere diverse funzioni motorie e genitourinarie, con notevoli ripercussioni sulla qualità di vita dei pazienti.

Quando è possibile evitare la chirurgia e scongiurare i rischi avversi

Non sempre rinunciare alla chirurgia è possibile però, ha ricordato Alessandro Gronchi, coordinatore internazionale dello studio Sacro e direttore della Chirurgia dei Sarcomi e del Dipartimento di Chirurgia all’Int di Milano. “Quando la malattia è estesa, la rimozione chirurgica con ampi margini di resezione è fondamentale per ottenere il controllo della malattia a lungo termine, ma può implicare la compromissione dell’attività motoria, sfinteriale e sessuale del paziente, con un impatto negativo sulla qualità della vita del paziente - ha spiegato l’esperto - L’osso sacro è la base della colonna vertebrale e contiene le ultime radici nervose, responsabili del movimento delle gambe, del controllo degli sfinteri dell’intestino e della vescica, e della funzione sessuale. Se il tumore è limitato ad alcune parti del sacro, è possibile preservare queste strutture nervose. Da qui l’importanza dello studio Sacro, che per la prima volta ha dimostrato la pari efficacia dell’adroterapia con ioni carbonio”.