Dieci anni di lavoro, una rete di oltre mille professioniste e un documento che vuole cambiare le regole del gioco. Oggi a Montecitorio si è tenuta la decima edizione di Donne che curano, l'evento annuale di Women for Oncology Italy, l'associazione che da un decennio porta la voce delle oncologhe italiane nelle stanze della politica.
L'appuntamento di quest'anno ha avuto al centro tre figure: il paziente, il caregiver e l'operatore sanitario. Per quest'ultimo è stata pensata la Carta di Montecitorio, un documento sottoscritto dall'intero network dell'associazione (composto da oltre mille oncologhe) che traduce in richieste concrete la necessità di proteggere chi ogni giorno lavora in prima linea nella cura dei tumori.
Troppa burocrazia, troppo pochi medici
Ad aprire i lavori è stata la presidente uscente Rossana Berardi, ordinaria di Oncologia all'Università Politecnica delle Marche e direttrice della Clinica Oncologica dell'AOU delle Marche, che ha messo i numeri sul tavolo: in Italia ci sono circa cinque oncologi ogni centomila abitanti, contro gli otto della Germania, i 7,5 della Francia e i 7 del Regno Unito. Un gap strutturale che si aggrava ulteriormente perché, a differenza dei colleghi europei, gli oncologi italiani sopportano un carico burocratico superiore di circa il 40 per cento rispetto alla media. Il risultato è che il tempo da dedicare ai pazienti si riduce di giorno in giorno. La digitalizzazione promessa dal PNRR, invece di alleggerire il lavoro, rischia spesso di complicarlo: sistemi informatici non integrati, interfacce poco intuitive e dati ridondanti finiscono per rubare ore preziose alla clinica. “È necessario intervenire – dice Berardi - per restituire centralità all'attività clinica, tutelando al tempo stesso la qualità dell'assistenza e il benessere dei professionisti”.
Parlare con il paziente, ma con equilibrio
Uno dei temi più delicati affrontati dalla Carta riguarda la comunicazione tra medico e paziente. Il dialogo empatico è riconosciuto come parte integrante della cura, ma l'aumento esponenziale di richieste e messaggi rischia di diventare insostenibile. “Parlare con il paziente, informare, farlo in maniera empatica sono momenti decisivi - continua Berardi - ma occorre equilibrio, sempre nell'ottica di fare più e meglio con i pazienti e per i pazienti”.
La Carta affronta anche due questioni di lungo corso: la tutela legale dei medici — lo scudo penale su cui sta lavorando Anaao Assomed (Associazione Nazionale Aiuti e Assistenti Ospedalieri - Associazione Medici Dirigenti, il principale sindacato italiano dei medici e dei dirigenti sanitari del Servizio Sanitario Nazionale) — e la protezione della gravidanza per le professioniste, tema portato avanti dall'Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza Medici e Odontoiatri (Enpam).
Caregiver invisibili, e quasi sempre donne
L'evento ha dato spazio anche al riconoscimento del ruolo dei caregiver, ossia di chi si prende cura in casa di un familiare malato. In Italia questa figura è quasi sempre femminile, con un'età compresa tra i 40 e i 65 anni, spesso nel pieno della vita lavorativa. Nel gennaio di quest’anno il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge quadro (DDL n. 2789/2026) per il riconoscimento e la tutela del caregiver familiare, che ora è all'esame del Parlamento. Un punto di partenza, dicono le donne di Women for Oncology Italy, che però va rafforzato soprattutto sul piano economico, per riconoscere davvero il peso di questo impegno.
Passaggio di consegne
La giornata ha segnato poi un cambio al vertice dell'associazione. Rossana Berardi ha passato la presidenza a Valentina Guarneri, direttrice dell'Oncologia 2 dell'Istituto Oncologico Veneto – Irccs e professoressa ordinaria all'Università di Padova. Guarneri ha annunciando l'intenzione di proseguire e rafforzare le iniziative a favore di professionisti, pazienti e caregiver, con un'attenzione particolare alla parità di genere e a una cultura della cura sempre più inclusiva.
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Dieci anni di strada, ancora molta da fare
I dati di una survey nazionale presentata durante l'evento restituiscono infine un quadro ambivalente: quasi l'80 per cento delle oncologhe italiane dichiara di aver migliorato la propria posizione lavorativa nell'ultimo decennio. Ma nella stessa percentuale di casi vengono segnalati ostacoli, legati soprattutto al contesto professionale. E la disparità di genere nei ruoli apicali è ancora marcata: in quasi il 70 per cento delle strutture, la direzione è affidata a un uomo. La Carta di Montecitorio è dunque allo stesso tempo la misura più concreta di quanto sia cambiato, ma anche di quanto ancora resta da fare.

