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Le bevande zuccherate potrebbero aumentare il rischio di tumore al fegato

(foto: ViewStock/Getty Images)
(foto: ViewStock/Getty Images) 

Lo sostiene uno studio che ha analizzato un totale di 1,5 milioni di persone seguite per circa 18 anni, appena pubblicato su Jama

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Le bevande zuccherate, di qualunque tipo, non godono di buona fama. Consumarle può aumentare infatti il rischio di obesità, malattie cardiovascolari, carie e diabete, al punto che l’Organizzazione mondiale della sanità ha recentemente chiesto di aumentarne la tassazione, nella speranza di scongiurarne i consumi. Oggi sulle bevande zuccherate piove una nuova accusa: potrebbero aumentare il rischio di alcuni tipi di tumore al fegato. Di circa il 10-15%, anche per consumi contenuti.

Tumori al fegato: i fattori di rischio

La notizia arriva dalle pagine della rivista Jama, dove un gruppo di ricercatori internazionali ha pubblicato i risultati di un’ampia analisi interessata a comprendere meglio il legame tra bevande zuccherate e bevande dolcificate artificialmente (ovvero tramite l’uso di edulcoranti, come l’aspartame) e tumori al fegato. La ricerca è nata dal desiderio di colmare se possibile i dati poco chiari in materia. Solo pochi anni fa, ricordano gli autori, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) aveva dichiarato l’aspartame - un comune dolcificante - un possibile cancerogeno, chiedendo alla comunità scientifica di indagare meglio sul tema. Katherine A. McGlynn del National Cancer Institute, esperta di tumore al fegato, e colleghi, lo hanno fatto, approfondendo il legame tra bevande dolcificate artificialmente (come quelle dietetiche a base di aspartame) e tumori epatici, ma allargando l’analisi anche alle bevande zuccherate (gassate o meno, succhi di frutta inclusi).

Il motivo è presto detto: il consumo di bevande zuccherate è associato a diabete, sovrappeso e fegato grasso (più propriamente Malattia Steatosica Epatica Associata a Disfunzione Metabolica), che a loro volta rappresentano dei fattori di rischio per il tumore al fegato, in cima ai quali figurano consumo di alcol, fumo e infezioni virali (da virus di epatiti C e B). E il tumore al fegato è la terza causa di morte per cancro al mondo, dopo tumore al polmone e colon retto. In Italia ogni anno si contano circa 12600 nuove diagnosi della malattia, con una sopravvivenza ridotta a cinque anni, pari a circa il 22% (Aiom, i numeri del cancro 2025).

Bevande dolcificate e zuccherate: quali rischi per i tumori al fegato?

Lo studio ha analizzato l’incidenza di tumori del fegato, e nello specifico delle forme di epatocarcinoma (circa l’80% di tutti i tumori al fegato) e colangiocarcinoma intraepatico, in una popolazione complessiva di 1,5 milioni di persone, proveniente da 11 coorti di studio. I consumi sono stati stimati attraverso dei questionari e incrociati con le diagnosi di malattia riscontrabili nei registri tumori o autodichiarate e confermate da cartelle cliniche. I risultati hanno mostrato che per ogni bevanda zuccherata in più bevuta al giorno si osserva un aumento del rischio di epatocarcinoma e colangiocarcinoma intraepatico, rispettivamente del 10% e 15%. Non sono invece state osservate associazioni con il consumo di bevande dolcificate artificialmente dopo aver considerato fattori confondenti, come diabete o indice di massa corporea.

I limiti dello studio e i commenti degli esperti

“Nelle nostre analisi principali, abbiamo tenuto conto dell'indice di massa corporea e dello stato di diabete, dato che questi sono importanti fattori confondenti per il rischio di cancro al fegato e che eravamo interessati all'associazione tra bevande zuccherate e cancro al fegato indipendentemente dalle differenze metaboliche - puntualizzano gli autori - .Tuttavia, è probabile che vi sia un fattore confondente residuo dovuto a misurazioni imperfette di queste variabili, che potrebbe influenzare le associazioni osservate con le bevande zuccherate. Pertanto, non è ancora chiaro se un maggiore consumo di bevande zuccherate contribuisca ad aumentare il rischio di carcinoma epatocellulare indipendentemente dall'obesità e dal diabete”.

Tanto più che, ammettono gli autori, le misurazioni effettuate nelle coorti non erano precisissime: per esempio consumi e stato diabetico a volte sono stati misurati solo una volta, e incompleti erano anche i dati sulle infezioni da virus di epatite C e B. Ciò detto il messaggio non può che essere lo stesso: meglio ridurre il consumo di bevande zuccherate, concludono i ricercatori.

A ribadirlo anche Nicola Silvestris, ordinario di Oncologia Medica all’Università degli Studi di Messina, segretario nazionale Aiom (Associazione nazionale di oncologia medica) e direttore Dipartimento Area Medica IRCCS Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari. “La dimensione del campione coinvolto, con oltre un milione e mezzo di individui, il lungo follow-up, quasi di 18 anni, danno robustezza al dato, confermando l’impatto che il consumo di bevande zuccherate ha sulla popolazione, anche per quantità di consumi modesti a livello individuale - spiega l’esperto - considerando che si tratta di abitudini estremamente diffuse, il messaggio che emerge dallo studio, pubblicato su una rivista prestigiosa come Jama, è se vogliamo di salute pubblica. Questo al netto del fatto che la ricerca mostra solo un’associazione e non una relazione di causa-effetto e, come riconosciuto dagli autori, ha delle limitazioni metodologiche, come per esempio il fatto che nelle persone che consumano bevande zuccherate possono essere presenti anche altri fattori di rischio noti per l’epatocarcinoma, come obesità e diabete”.

Al di là dei limiti metodologici quello che lo studio sottolinea, ancora una volta, è il ruolo centrale che gli stili di vita possono avere nella prevenzione dei tumori. “Il 40% circa delle neoplasie che oggi vengono diagnosticate sono correlate a fattori di rischio modificabili, comprendenti anche una corretta alimentazione - conclude Silvestris - l’adesione a stili di vita corretti, in cui non rientra il consumo di bevande zuccherate se non sporadico e occasionale, può proteggere ciascuno di noi dal rischio di insorgenza di neoplasie".