Una chiara volontà di agire che non può e non deve essere ignorata. È quella espressa con forza da cittadini e società scientifiche, associazioni e strutture sanitarie che hanno firmato per la proposta di legge d’iniziativa popolare che chiede di aumentare il prezzo di sigarette e prodotti da fumo (incluse ecig e prodotti a tabacco riscaldato). Oggi, in rappresentanza di questi firmatari - più di 52 mila - i promotori dell’iniziativa “5 euro contro il fumo” chiedono che non si perda tempo e che la proposta di legge sia discussa quanto prima al Senato, dove sono state depositate le firme raccolte. La campagna è sostenuta da Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica), Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, Fondazione Umberto Veronesi Ets e Fondazione Aiom.
Fumo e svapo nell’obiettivo della legge
L’abitudine al fumo ancora oggi in Italia è alquanto radicata. E malgrado alcuni segnali incoraggianti - negli ultimi anni è diminuito il consumo di sigarette tradizionali, passando dal 30% del 2008 al 18% del 2025 negli adulti, secondo i dati diffusi dall’Istituto superiore di sanità in occasione dell’ultima giornata senza tabacco – altri continuano a destare preoccupazione. La diffusione di prodotti da fumo alternativi non fa infatti registrare un significativo calo nel consumo di prodotti contenenti nicotina, soprattutto tra i giovani (dove è ben oltre il 30%).
“Nonostante le norme sempre più restrittive, oltre 10 milioni di persone nel nostro Paese fumano regolarmente - ha commentato Francesco Perrone, presidente Fondazione Aiom- Spaventa soprattutto la grande diffusione tra i giovanissimi. Più del 10% degli under 19 è tabagista e di questi uno su dieci consuma già più di mezzo pacchetto al giorno. In Italia possiamo ridurre del 37% il numero di fumatori se diventerà legge la nostra proposta che permetterà anche di reperire nuove risorse economiche grazie al gettito derivante dall’accisa che chiediamo sia vincolato al finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale”. Perrone ha quindi ricordato il successo dell’iniziativa lanciata da Aiom e dagli altri promotori: “Abbiamo avuto molta collaborazione, abbiamo riunito diverse sigle e abbiamo raggiunto l’obiettivo delle firme richieste in pochi mesi. Ma è un successo parziale, oggi inizia una seconda fase, è il momento che la politica ci metta la faccia, e noi siamo ottimisti: entro tre mesi dalla presentazione del disegno deve essere calendarizzata la discussione in Senato e ci auguriamo che venga approvata come legge bipartisan”.
Aumentare il prezzo delle sigarette è la strategia più efficace
Nello specifico, l’iniziativa chiede di istituire un’accisa specifica di 5 euro per unità di consumo standard su tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina, come per esempio un pacchetto di sigarette da venti o dieci millilitri di liquido da inalazione. Il focus dell’iniziativa infatti è su tutti i prodotti da fumo, tradizionali o meno. Perché, in ottica di prevenzione, non esiste un prodotto tra questi che possa dirsi sicuro, hanno ricordato gli esperti riuniti oggi a Roma.
Che aumentare il prezzo delle sigarette e similari funzioni per scoraggiare le abitudini al fumo è un dato di fatto, ha ricordato Silvano Gallus, responsabile del Laboratorio di Ricerca sugli Stili di Vita dell'Istituto Mario Negri: “In Italia il prezzo medio delle sigarette ammonta a circa sei euro ed è molto basso rispetto al resto d'Europa. Nonostante gli aumenti, registrati negli ultimi anni, il prezzo reale al netto dell'inflazione è addirittura diminuito. Di conseguenza si sono ridotte anche le entrate fiscali da accise che incidono per circa il 60% del totale del costo dei tabacchi tradizionali. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità-Oms e la Banca Mondiale il forte aumento del prezzo rappresenta la via maestra da seguire, così come hanno dimostrato l’esperienza in Francia e in Irlanda”. Altre misure efficaci a seguire, ha ricordato l’esperto, sono i divieti di fumo, di vendita sotto una certà età, il divieto di pubblicità, avvertenze sui pacchetti e l’accesso ai trattamenti che promuovano la cessazione.
Gallus ha ricordato come sia fondamentale non limitarsi alle sigarette tradizionali ma includere anche ecig e tabacco riscaldato. Sempre più studi infatti dimostrano come i prodotti alternativi possano rappresentare un rischio per la salute. Tra le ultime ricerche quella di un team sudcoreano pubblicata su Nature Medicine, e ricordata anche da Gallus, che mostra come le ecig aumentino il rischio di tumore al polmone negli ex fumatori, rispetto a chi rinuncia in toto al fumo. Ma più in generale, prosegue l’esperto, diversi studi hanno mostrato che la riduzione del rischio associata al consumo di sigarette elettroniche - divenuta negli anni cavallo di battaglia dell’industria del tabacco - se presente è molto minore di quanto sbandierato. “L’industria del tabacco sostiene che questi prodotti siano più sicuri del 95% rispetto alle sigarette tradizionali, i dati ci dicono che al più, per i rischi nel breve e medio termine, si riducono del 25%, ma aumentano per i consumi duali, che sono comunissimi. Importante è che il provvedimento sia per tutti i prodotti fumo correlati, come le sigarette elettroniche e il tabacco riscaldato”. Anche perché si tratta di strategie che poco aiutano ad abbandonare la dipendenza dal fumo, ha proseguito: “Non si sono dimostrati efficaci nel favorire la cessazione stabile e il loro utilizzo non fa altro che aumentare, anziché ridurre, la probabilità di fumare. Gli studi scientifici evidenziano come nel contesto reale non favoriscono la cessazione del fumo”.
“Una battaglia contro le dipendenze”
Il peso del fumo sulla salute è difficile da quantificare nella sua interezza. E questo perché, come ricorda l’Oms, il fumo danneggia non solo causa diversi tipi di tumori e minaccia la salute respiratoria, ma anche quella cardiovascolare, compromette il funzionamento del sistema immunitario e riduce la fertilità. “Una persona che fuma tutta la vita ha il 50% di probabilità di morire per una malattia fumo-correlata”, ha aggiunto Giulia Veronesi, Membro del Comitato di Lotta al Fumo di Fondazione Umberto Veronesi Ets: “La nostra non è una battaglia contro i fumatori ma contro una dipendenza e la politica deve associarsi per salvaguardare i cittadini e la salute pubblica al di là degli interessi commerciali. È importante vedere i fumatori non come colpevoli ma come una categoria da difendere, soprattutto i giovani che non meritano di diventare clienti dell'industria tabacco. I giovani sono attratti dalla trappola delle sigarette elettroniche percepite come innocue, e si ritrovano sotto la dipendenza creata dalla nicotina, che trasforma il cervello delle adolescenti, e lo predispone anche verso altre dipendenze”.
“Il tumore del polmone è paradigmatico per il pericolo rappresentato dalle sigarette che sono, infatti, responsabili dell’85-90% di tutti i casi registrati in Italia - ha aggiunto infine Massimo Di Maio, presidente Aiom: “Ma è anche il fattore di rischio a cui sono riconducibili la metà dei carcinomi della vescica. Inoltre, è collegato ad altre neoplasie come quelle alla faringe, al cavo orale, al rene, al pancreas, al fegato o allo stomaco. Più di un quarto dei tumori è attribuibile all’abitudine al fumo”. L’aumento di cinque euro avanzato con la proposta mira a incidere sull’epidemiologia di questi tumori: “Incrementi consistenti che si sono avuti in Francia o Irlanda hanno portato a una diminuzione importante dell’abitudine al fumo, in termini relativi di circa un terzo, equivalenti a diversi milioni di persone in meno. Un vantaggio non paragonabile ad altre misure, come le illustrazioni sui pacchetti usate come deterrente. Noi contiamo di riprodurre il risultato visto in altri paesi anche nel nostro, e speriamo che alcune categorie, soprattutto giovani, siano sensibili a questo deterrente”.
Il testimone passa alle istituzioni
A proposta depositata, il testimone passa ora alle istituzioni, ha commentato infine ha commentato Daniele Finocchiaro, Consigliere Delegato di Fondazione Airc, sottolineando però il ruolo di guardiani che come promotori Airc e le altre sigle hanno sul percorso della legge di iniziativa popolare. “C’è stata mobilizzazione civile e scientifica, ma dobbiamo far sì che chi ci rappresenta prenda seriamente questo compito, chi è con noi si aspetta un cambiamento concreto. Noi ci saremo sempre, perché per rendere il cancro sempre più curabile abbiamo bisogno che meno persone siano dipendenti dal tabacco”.

