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Tumore del testicolo, come scoprirlo in tempo

Tumore del testicolo, come scoprirlo in tempo

L’autopalpazione è il principale strumento di “screening” per questa neoplasia e dovrebbe essere eseguita regolarmente dal periodo puberale in avanti

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Novembre è il mese dedicato alla prevenzione di alcune patologie maschili. Da circa 20 anni, infatti, la Movember Foundation organizza durante questo periodo dell’anno eventi di raccolta fondi e sensibilizzazione incentrati sul tema della salute mentale degli uomini, sulla prevenzione al suicidio e su patologie come il tumore della prostata e quello del testicolo. Quale momento migliore, dunque, per parlare di prevenzione proprio di quest’ultima patologia, forse meno conosciuta e sicuramente più “giovanile” rispetto al cancro della prostata, dato che colpisce più spesso la fascia di età compresa fra i 15 e i 40 anni.

I numeri

Il tumore del testicolo può avere origine a partire da qualsiasi tessuto del testicolo stesso o dello scroto. Nella maggior parte dei casi si tratta di tumori che interessano le cellule germinali, cioè quelle che danno origine agli spermatozoi. Per quanto riguarda l’incidenza, secondo i dati Aiom-Airtum nel 2022 sono state effettuate circa 2.470 nuove diagnosi in Italia e si sono verificati 134 decessi. Si tratta di una neoplasia con un alto tasso di sopravvivenza, pari al 93% a cinque anni dalla diagnosi. Inoltre, se la malattia viene scoperta nelle fasi iniziali, quando il tumore è ancora al primo stadio, la percentuale di guarigione arriva a superare il 99%.

L’autopalpazione come principale strumento di screening

Da questo punto di vista, quindi, è importante diffondere la cultura della prevenzione, che può favorire la diagnosi precoce. “La raccomandazione è quella di educare i ragazzi a fare l’autopalpazione - racconta a Salute Giuseppe Simone, direttore del reparto di urologia presso l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena a Roma (tra le strutture di eccellenza per l’Urologia) - È una pratica che va popolarizzata. Qualsiasi ragazzo può imparare a farla se gli vengono fornite le informazioni adeguate, e accorgersi così di qualcosa che non gli sembra convenzionale, come l’eventuale presenza di noduli sospetti”.

L’autopalpazione, aggiunge Danilo Bottero, direttore dell’Unità di Endoscopia Diagnostica delle neoplasie uroteliali presso l’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) a Milano (anch’esso tra le strutture di eccellenza per l’Urologia), è infatti al momento il principale strumento di screening per questa neoplasia ed è preferibile eseguirla regolarmente a partire dai 15 anni di età, cioè dal periodo puberale in avanti. “Non esistono altre indagini diagnostiche da fare a scopo preventivo - spiega Bottero - Tra l’altro questa neoplasia quasi mai dà dolore, a meno che non si tratti di grosse masse, di cui però il paziente si accorgerebbe comunque prima o per altri motivi”. Va precisato, prosegue Simone, che non tutti i noduli che vengono percepiti con l’autopalpazione sono necessariamente masse tumorali. Può trattarsi anche di cisti di natura non cancerosa, ma l’indicazione è comunque quella di prenotare una visita con uno specialista nel caso in cui si noti qualcosa di sospetto.

Diagnosi e intervento terapeutico

A quel punto, se ritenuto necessario, l’urologo prescriverà un’ecografia, che darà o meno conferma della presenza di una lesione solida all’interno del testicolo. Se la diagnosi viene confermata, il passo successivo è quello di effettuare uno screening dei marcatori biologici del tumore del testicolo, che sono l’alfa-fetoproteina, il beta-HCG (beta human chorionic gonadotropin) e la latticodeidrogenasi. Dopodiché è necessario effettuare l’esame istologico, attraverso il quale è possibile individuare la tipologia esatta del tumore. “Si esegue la cosiddetta esplorativa testicolare, che è un intervento molto semplice di per sé - spiega ancora Bottero - Si fa un taglietto a livello inguinale e si esteriorizza il testicolo. Se la lesione viene confermata anche in questa fase, il testicolo viene rimosso insieme al funicolo spermatico”. Contemporaneamente all’intervento può essere inserita una protesi testicolare in modo analogo a quello che si fa nel caso di interventi per il tumore della mammella. La rimozione del testicolo, spiega ancora Bottero, solitamente non ha un impatto sulla potenza sessuale. Deve essere invece considerato l’aspetto della fertilità, che può subire alterazioni, specialmente a causa della chemioterapia o della radioterapia a cui talvolta si deve fare ricorso a seguito all’intervento. Solitamente, infatti, l’intervento viene preceduto dall’analisi dei livelli ormonali del paziente, dalla valutazione del suo grado di fertilità e, eventualmente, dalla crioconservazione dello sperma.