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Tumore alla prostata, una nuova strategia per ridurre le biopsie inutili

(Foto: NEMES LASZLO/SCIENCE PHOTO LIBRARY)
(Foto: NEMES LASZLO/SCIENCE PHOTO LIBRARY) 

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Una strategia diagnostica più precisa e meno invasiva per il tumore alla prostata è possibile. È quanto emerge dai risultati preliminari dello studio PROscreenMRI, promosso dall’Istituto di Candiolo Irccs, dal Centro di riferimento per l'epidemiologia e la prevenzione oncologica (Cpo) in Piemonte, dall'Aou San Luigi Gonzaga in collaborazione con l'Asl TO5, che ha dimostrato che sottoponendo chi ha valori di Psa (antigene prostatico specifico) alterati a una risonanza multiparametrica si possono ridurre significativamente le biopsie di accertamento, riservando l’intervento solo quando è davvero necessario.

La sfida per uno screening efficace

In Italia, il tumore della prostata rappresenta la neoplasia più frequente tra la popolazione maschile, con circa 41 mila nuovi casi diagnosticati ogni anno. Nonostante i numeri elevati, a differenza di quanto accade per il tumore al seno o al colon-retto, nel nostro Paese non esiste ancora un programma di screening nazionale organizzato e uniforme. La mancanza di un protocollo standardizzato è stata finora causata dall'assenza di un test che sia efficace nell’intercettare le lesioni evitando la sovradiagnosi. La ricerca condotta a Candiolo nasce proprio per colmare questo vuoto, per trovare un equilibrio tra la necessità di individuare precocemente la malattia e il desiderio di non sottoporre i cittadini a esami invasivi quando non indispensabili.

Oltre il Psa, l'intelligenza artificiale al servizio della diagnosi

Il percorso tradizionale di controllo per il tumore alla prostata si basa di solito sul dosaggio del Psa, una proteina prodotta dalla ghiandola prostatica i cui livelli nel sangue possono segnalare la presenza di un'anomalia. In questi casi sono previsti esami di accertamento. Un valore elevato di questa proteina, però, non indica per forza un tumore maligno, e le biopsie spesso si rivelano superflue. Il nuovo protocollo PROscreenMRI introduce invece una fase intermedia: gli uomini che presentano valori di Psa alterati vengono indirizzati a una risonanza magnetica multiparametrica, una tecnica avanzata di diagnostica per immagini che permette di visualizzare con estremo dettaglio la struttura dell'organo senza utilizzare radiazioni o aghi. I dati ottenuti dalla risonanza vengono inseriti in sofisticati calcolatori del rischio, cioè algoritmi matematici che li analizzano integrandoli a diversi altri parametri clinici del paziente. Si tratta a tutti gli effetti di intelligenze artificiali, il cui fine è quello di supportare i medici nel definire se una lesione sia effettivamente pericolosa, e necessiti di ulteriori indagini e cure immediate, o se richieda solo un monitoraggio nel tempo.

Meno interventi inutili, più tutele per i pazienti

La sperimentazione ha coinvolto uomini tra i 55 e i 65 anni e i primi risultati sono molto incoraggianti: tra i 146 partecipanti che hanno completato l'intero iter diagnostico, il 63% ha potuto evitare la biopsia, venendo indirizzato al controllo periodico (follow-up). Allo stesso tempo, il sistema si è dimostrato molto preciso nell’identificare i tumori con rilevanza clinica. Il nuovo metodo, in altre parole, non solo è efficace nel trovare la malattia, ma consente anche di tutelare il benessere psicofisico di chi si sottopone ai controlli, riducendo gli interventi inutili e migliorando la sostenibilità dell'intero sistema sanitario.

Verso un modello di screening condiviso

Il successo di PROscreenMRI, finanziato dalla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro e dal Ministero della Salute, ha già proiettato la ricerca su uno scenario internazionale. L'Istituto ha infatti aderito al consorzio europeo Praise-U+, un progetto che mira a definire linee guida comuni per lo screening del tumore alla prostata in tutta Europa.

“Questo studio rappresenta un passaggio fondamentale verso la costruzione di un programma di screening organizzato per il tumore della prostata”, ha commentato Vittoria Grammatico, responsabile dell’Unità valutazione e organizzazione screening dell’Asl TO5. “Il nostro obiettivo è valutare non solo l’efficacia clinica del percorso, ma anche la sua integrazione nei programmi di sanità pubblica, garantendo equità di accesso e qualità dell’offerta ai cittadini”.