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Tumore alla prostata, meno biopsie di controllo con un nuovo test sulle urine

(Foto: Aitor Diago/Moment/Getty Images)
(Foto: Aitor Diago/Moment/Getty Images) 

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Il monitoraggio dei pazienti con tumore alla prostata di basso grado potrebbe essere a una svolta. Un team del Vanderbilt Health di Nashville (Usa) ha sviluppato un test delle urine non invasivo, chiamato MyProstateScore 2.0 - Active Surveillance (Mps2-As), che, stando ai dati pubblicati sul Journal of urology, è in grado di rilevare la progressione della malattia con un’accuratezza superiore agli attuali metodi, come l’esame del Psa (antigene prostatico specifico) e la risonanza magnetica multiparametrica, così da riservare la biopsia di controllo solo quando necessaria.

Sorveglianza attiva e biopsie

Da linee guida, gli uomini a cui viene diagnosticato un tumore alla prostata a basso rischio non vengono sottoposti subito a chirurgia o radioterapia, ma seguono un protocollo chiamato sorveglianza attiva. Questo approccio ha lo scopo di evitare trattamenti aggressivi e i relativi effetti collaterali per neoplasie che hanno una probabilità bassa di causare danni extraprostatici. Tuttavia, per accertare che il cancro non progredisca, queste persone devono sottoporsi a controlli periodici con un calendario abbastanza serrato: dosaggio del Psa ogni 3-6 mesi, visita con palpazione della ghiandola almeno ogni 6 mesi, risonanze magnetiche e anche una nuova biopsia prostatica a 1, 4 e 7 anni dopo la diagnosi. La biopsia, in particolare, rimane un nervo scoperto dei protocolli, in quanto procedura invasiva che non solo arreca disagio e ansia ai pazienti, ma che può avere anche complicazioni mediche.

Un nuovo test sulle urine

Dati i limiti del dosaggio del Psa e delle risonanze magnetiche, da tempo gli esperti stanno cercando un altro modo semplice, non invasivo, per capire quali pazienti abbiano davvero bisogno di una biopsia e di ulteriori trattamenti. E, secondo Jeffrey Tosoian e il suo team, il nuovo Mps2-As può rappresentare un’alternativa valida. Ideato per rilevare diversi biomarcatori molecolari che fungono da spia del carcinoma prostatico in evoluzione, il test è stato valutato su oltre 300 pazienti già in sorveglianza attiva per tumori a basso rischio, e ha dimostrato un’ottima capacità di individuare l'eventuale progressione della malattia. Ha previsto correttamente la presenza di tumori più aggressivi nel 97% dei casi esaminati e ha raggiunto un valore predittivo negativo del 99%, che significa che se un paziente ottiene un risultato negativo dal test delle urine, la probabilità che un tumore pericoloso sia sfuggito al controllo è solo dell'1%. Per la stragrande maggioranza delle persone coinvolte - ha riferito Tosoian -, questa probabilità è sufficientemente alta da decidere di rinunciare alla biopsia programmata.

Meglio della risonanza magnetica multiparametrica

Secondo i suoi ideatori, Mps2-As può davvero rappresentare una svolta nella gestione del tumore alla prostata a basso rischio. Dai loro dati, infatti, emerge come più affidabile anche della risonanza magnetica multiparametrica, una tecnica di imaging avanzata che fornisce immagini dettagliate dell’organo e che viene utilizzata per decidere se procedere con ulteriori accertamenti più invasivi. Mentre la risonanza magnetica non è riuscita a identificare circa il 18% dei tumori che stavano diventando più aggressivi, il nuovo test delle urine ha ridotto il margine di errore a un 3,2%. L'utilizzo di Mps2-As, dunque, concludono gli autori, avrebbe permesso di risparmiare il 64% delle biopsie che i risultati hanno poi confermato essere superflue. "Per i pazienti sottoposti a monitoraggio per il tumore alla prostata di basso grado - ha concluso Tosoian - questi risultati suggeriscono che l'utilizzo del test delle urine può ridurre la necessità di biopsie invasive senza compromettere la diagnosi tempestiva di tumori di grado più elevato che richiedono un trattamento". Il prossimo obiettivo sarà valutare se l'utilizzo di Mps2-As possa essere esteso anche ad altre fasi della gestione clinica, come il monitoraggio post-operatorio per rilevare precocemente eventuali recidive del cancro.