I calcoli renali non sono solo sassolini. Sono più vivi di quel che immaginiamo, grazie ai batteri che possono favorirne la formazione. Lo afferma oggi un nuovo studio statunitense che ha evidenziato la presenza all’interno di diverse tipologie di calcoli di tracce di chiara derivazione batterica. La notizia è apparsa sulla pagine della rivista Pnas e secondo gli autori potrebbe aiutare a far luce sia sui meccanismi della calcolosi che portare a nuove strategie di trattamento.
La calcolosi renale
La calcolosi renale è un problema frequentissimo, che riguarda circa il 10% della popolazione, dovuto alla presenza nel rene di sassolini (di dimensioni molto variabili), di diversa natura. Chi ne soffre sperimenta spesso dolori, anche forti, a livello di addome, schiena, durante la minzione, nausea, sangue nelle urine. In alcuni casi il fastidio provocato dai calcoli è tale da degenerare in un’infezione del rene, causando anche febbre. Esistono tanti tipi di calcoli. Come ricordano dall’Istituto superiore di sanità principalmente si distinguono calcoli di cistina, di acido urico, di struvite e di ossalato di calcio, di gran lunga i più comuni questi ultimi. Ma secondo il team di Kymora Scotland e Gerard Wong dell’Università della California di Los Angeles, alla formazione dei calcoli partecipano anche i batteri, con modalità finora sconosciute.
Calcoli e batteri: quale relazione?
Non che i batteri siano del tutto estranei alla formazione dei calcoli, ricordano gli scienziati. È noto che calcoli di struvite o calcoli infettivi si formano anche grazie all’attività di alcuni batteri che producono un enzima che innalza il pH delle urine. Ma il contributo batterico ai calcoli, soprattutto alla tipologia più comune, quelli di ossalato di calcio, sarebbe stato sottovalutato finora.
Nel nuovo studio i ricercatori hanno analizzato con diverse tecniche alcuni calcoli di diverso tipo prelevati durante interventi di ureteroscopia, frantumati e conservati in condizioni sterili. Ne hanno quindi analizzato la composizione chimica e l’organizzazione strutturale, grazie ad analisi di microscopia a fluorescenza ed elettronica. Parallelamente hanno messo in coltura alcuni frammenti di questi calcoli per vedere se contenessero microrganismi in grado di essere coltivati in laboratorio. In questo modo i ricercatori sono riusciti a osservare la presenza di biofilm di origine batterica (una sorta di pellicola microbica), non solo esternamente, ma tra i diversi strati di cristalli e che in questi biofilm era presente del DNA batterico. Una volta messi in coltura alcuni dei calcoli risultavano positivi per diversi batteri (come quelli del genere Proteus, noto per essere collegato ai calcoli di struvite, ma anche enterococchi e Staphylococcus epidermidis).
I batteri partecipano alla formazione dei calcoli
L’aspetto più sorprendente, scrivono gli autori, è aver trovato tracce di batteri nei calcoli di calcio, che andrebbero considerati dunque anche loro come il prodotto dell’attività dei batteri, come i calcoli di struvite. Un dato che, continuano, potrebbe aiutare a rendere ragione dell’insorgenza di infezioni dopo interventi di frammentazione dei calcoli, ma non solo: “Questi risultati potrebbero aiutare a spiegare le connessioni tra infezioni ricorrenti del tratto urinario e la formazione ricorrente di calcoli renali e fornire spunti su potenziali trattamenti futuri per queste condizioni – ha commentato Scotland dall’Università della California di Los Angeles - Vogliamo capire esattamente cosa rende alcuni pazienti particolarmente suscettibili alla formazione ricorrente di calcoli e cosa caratterizza queste particolari specie di batteri che porta alla formazione di questi calcoli". La speranza, concludono, è di scongiurare la formazione di calcoli scongiurando l’attività dei batteri, che non prevedano necessariamente antibiotici (che sono a volte usati nei casi di calcoli di struvite ricorrenti).
