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Infezioni urinarie: funziona il catetere resistente ai batteri

(foto: Beau Lark/Fuse/Corbis/Getty Images)
(foto: Beau Lark/Fuse/Corbis/Getty Images) 

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Meno batteri, meno infezioni e meno antibiotici. Una riduzione vincente quando parliamo di infezioni urinarie, tra le più comuni in ambito ospedaliero, dove si stima che siano il 17% di quelle segnalate, resa possibile da uno speciale catetere. Il dispositivo in questione infatti è rivestito di una sostanza che impedisce la colonizzazione da parte dei batteri, riducendo così il rischio di infezioni. Dati alla mano, come ha appena dimostrato lo studio che ha messo a confronto questo speciale catetere con uno tradizionale. I dettagli sulla rivista Antibiotics.

Cateteri e rischio di infezioni

I cateteri resistenti ai batteri non sono un’assoluta novità. Da tempo infatti, da più parti, diversi team ed aziende sono al lavoro per cercare di rendere questi dispositivi medicali - come altri, propensi a diventare ricettacolo di batteri e così di potenziali infezioni, quanto più a lungo sono utilizzati, specialmente in pazienti più fragili - più sicuri. Alcuni ricercatori italiani, per esempio, recentemente hanno mostrato che agendo sulla forma delle superfici dei cateteri è possibile scoraggiare l’attecchimento dei batteri e la formazione dei biofilm. E la formazione dei biofilm - una sorta di pellicola batterica compatta e resistente - è uno dei principali fattori di rischio delle infezioni del tratto urinario associate a catetere vescicale (cosiddette Cauti), ricordano oggi gli autori del nuovo studio. Ma rivestendo i cateteri di speciali sostanze antivegetative se ne può scoraggiare la formazione. Ma quanto funzionano davvero nella pratica questi dispositivi? Le prove raccolte nelle clinica finora sono scarse e non chiare, scrivono gli esperti, che per colmare questa lacuna hanno allestito una sperimentazione clinica.

Riduzione dei batteri e dell’uso degli antibiotici

In questo studio hanno messo a confronto l’utilizzo di un catetere rivestito di un polimero resistente ai batteri sviluppato dai ricercatori della University of Nottingham, con uno tradizionale in silicone non rivestito. Sono state 188 le persone che hanno partecipato allo studio, durante il quale i ricercatori hanno misurato il tasso di colonizzazione dei cateteri, la presenza e le tempistiche delle infezioni, l’insorgenza di sintomi correlati e l'uso degli antibiotici. I dati raccolti hanno mostrato che i cateteri rivestiti dei polimeri resistenti ai batteri possono ridurre le infezioni, ritardarle e farle durare meno giorni, rispetto ai cateteri non rivestiti. Nessuna infezione sintomatica è stata osservata nel gruppo con il catetere rivestito, mentre circa un quinto di quelli con catetere tradizionale l’ha avuta. La riduzione delle infezioni si associava a un altro beneficio, ovvero un ridotto uso di antibiotici, proseguono gli autori ( nei due gruppi il loro utilizzo era pari a circa il 4% contro il 21%).

Una promessa contro l’antibiotico-resistenza

“I vantaggi dei cateteri rivestiti possono contribuire a evitare i costi associati al trattamento delle infezioni correlate al catetere e a ridurre la diffusione di patogeni resistenti agli antibiotici - concludono gli autori - Sebbene siano necessari studi randomizzati più ampi per confermare questi risultati e definire gli esiti a lungo termine, le evidenze attuali suggeriscono che i cateteri rivestiti offrono un vantaggio significativo rispetto ai cateteri standard nella riduzione delle infezioni associate ai cateteri”. Il contributo della tecnologia però va considerato sempre in aggiunta alle ben note strategie di riduzione del rischio per le infezioni urinarie da catetere, riassume l’Istituto superiore di sanità, quali ridotto utilizzo e durata, quando possibile, abbinato sempre a una accurata attenzione all’igiene nel suo inserimento e maneggiamento.