Niente urinocoltura: per scovare la presenza di batteri nelle urine e trovare l’antibiotico più adatto a trattare l’infezione potrebbero bastare appena sei ore. Così promette la tecnologia sviluppata da alcuni ricercatori britannici che potrebbe scongiurare complicazioni e aiutare a contrastare il fenomeno dell’antibiotico-resistenza. Se ne parla sulle pagine della rivista Journal of Antimicrobial Chemotherapy.
Urinocolture e antibiogramma
Il team britannico da tempo lavora al progetto di un sistema per ottimizzare le analisi delle urine. Nello specifico il focus delle loro ricerche è lo sviluppo di una tecnologia che possa sostituire le tradizionali urinocolture: in questi casi la presenza di un’infezione viene accertata coltivando i campioni di urina in laboratorio. Mentre per capire quale antibiotico è il più indicato ad ostacolare la crescita dei batteri viene eseguito un antibiogramma (di fatto si aggiungono diversi antibiotici, e quello più indicato al trattamento è quello che impedisce la crescita dei batteri). La procedura può essere velocizzata, ma difficilmente prende meno di un paio di giorni, spiegano gli autori. Al contrario il sistema da loro ideato per individuare la sensibilità a un antibiotico può farlo in poche ore.
Un nuovo sistema per identificare la sensibilità agli antibiotici
Semplificando, la tecnologia sviluppata è della tipologia ‘dip and test’ (qualcosa traducibile come immergi e testa), in cui l’urina si diffonde all’interno di microcapillari contenenti diversi antibiotici, a diverse concentrazioni. La rilevazione della sensibilità al farmaco è visiva (meglio colorimetrica, ovvero si osserva se cambia o meno il colore). Nel nuovo studio, i ricercatori hanno confermato la capacità del test di identificare la presenza di infezioni batteriche e la sensibilità agli antibiotici (sette quelli testati), con un’ottima corrispondenza con i metodi tradizionali (del 96%). Ma non solo: hanno osservato anche che questo sistema non è di fatto influenzato dalla presenza di acido borico, una sostanza batteriostatica usata come conservante per bloccare l’ulteriore proliferazione batterica nei campioni raccolti.
Velocizzare il flusso di lavoro e il trattamento delle infezioni
“Con un tempo medio di risposta inferiore alle ore, questo sistema (nel testo RMD AST, acronimo di rapid microcapillary direct-from-urine antibiotic susceptibility testing, nda) consente ai flussi di lavoro dei laboratori di microbiologia, dove la raccolta dell'acido borico rimane essenziale, di fornire rapidamente risultati accurati per i test di sensibilità agli antibiotici dei pazienti con infezioni del tratto urinario”, scrivono i ricercatori. Test che possono guidare in tempi altrettanto celeri la somministrazione del giusto antibiotico al paziente: “Poter indicare al medico, lo stesso giorno, quale antibiotico utilizzare significa che il paziente riceve il trattamento corretto più rapidamente, riducendo il rischio di sviluppo di resistenza e di trasformazione dell'infezione in sepsi, potenzialmente letale”, ha concluso Oliver Hancox dalla University of Reading e a capo della spin-out nata per lo sviluppo della tecnologia. Guardando all’Italia gli esperti parlano di circa 750 mila infezioni urinarie l’anno, per le quali in moltissimi casi (4 su 10), complice anche il fai da te, si stima un uso inappropriato degli antibiotici.
