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Vescica, il tumore si combatte con diagnosi precoce e nuovi farmaci

Vescica, il tumore si combatte con diagnosi precoce e nuovi farmaci

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Il tumore della vescica è il quarto tumore più diffuso in Italia, con oltre 31.000 nuovi casi diagnosticati ogni anno. I tassi di sopravvivenza a 5 anni sono dell’80% negli uomini e del 78% nelle donne, con 8.300 decessi stimati all’anno. La diagnosi spesso giunge troppo tardi e molti pazienti, circa il 12%, vengono diagnosticati quando la malattia è in fase avanzata o metastatica, con esiti particolarmente sfavorevoli in termini di sopravvivenza. Negli uomini il sanguinamento può essere confuso con un sintomo di prostatite, mentre nelle donne con quelli di infezioni delle vie urinarie o con disturbi tipici della post menopausa. Il risultato è una media di ritardo diagnostico nelle donne fino ai 6-8 mesi dall’insorgenza del primo sintomo e intorno ai 4-6 mesi negli uomini. “Se è vero che la presenza di sangue nelle urine è il sintomo più evidente che dovrebbe indirizzare verso una diagnosi di tumore alla vescica, ci sono altri segni piuttosto frequenti che dovrebbero indirizzare il medico: il dolore e una sensazione di bruciore e/o urgenza della minzione che persistono nonostante le terapie”, spiega Roberto Iacovelli, professore associato Oncologia Medica, Dipartimento Medicina e Chirurgia Traslazionale Università Cattolica del Sacro Cuore – Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs, Roma.

Il principale fattore di rischi è il fumo

Il tumore della vescica colpisce nettamente di più gli uomini e dal momento che il fumo di sigaretta è riconosciuto come il principale fattore di rischio per questa neoplasia, la maggiore prevalenza di fumatori nel sesso maschile rispetto al sesso femminile può contribuire a spiegare la differenza di prevalenza nei due sessi.

Nuovi strumenti per i casi più gravi

“Il problema del ritardo diagnostico è fondamentale, perché se si riesce ad intercettare il tumore in stadio papillare o non muscolo-infiltrante la malattia si può curare con maggiore probabilità di successo; diverso il caso della malattia muscolo-infiltrante o metastatica”, dice Patrizia Giannatempo, Oncologo Medico US di Oncologia Genito-Urinaria Fondazione Irccs Istituto Nazionale Tumori, Milano. Per questi ultimi pazienti arriva oggi una novità importante: la disponibilità dell’associazione fra enfortumab vedotin (un anticorpo farmaco-coniugato) e pembrolizumab (inibitore dei checkpoint immunitario) in prima linea. “Una opzione terapeutica che rappresenta una grande novità perché ha la possibilità di cambiare la storia clinica di questi pazienti; in tal senso, una vera rivoluzione rispetto allo standard di trattamento basato sulla sola chemioterapia a base di platino (lo standard terapeutico degli ultimi 40 anni) seguita da immunoterapia di mantenimento o di seconda linea e in grado di fornire una risposta al bisogno attuale, considerando che oggi pochi pazienti ricevono linee di terapia successive alla prima”, conclude Iacovelli.