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Cardiopatie congenite, il 14 febbraio la giornata mondiale a fianco dei neonati fragili

(Foto: skaman306/Moment/Getty Images)
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Diagnosi prenatale, multidisciplinarietà, pianificazione e individualizzazione dei trattamenti. Sono questi i pilastri su cui deve fondarsi la gestione delle cardiopatie congenite. A rilanciare il messaggio, in occasione della Giornata mondiale delle Cardiopatie Congenite che si celebra in concomitanza con la festa di San Valentino, il 14 febbraio, sono gli specialisti coinvolti direttamente nella gestione delle malformazioni, attraverso la Società Italiana di Neonatologia (Sin) e la Società Italiana di Cardiologia Pediatrica e delle Cardiopatie Congenite (Sicp).

Le cardiopatie congenite: un problema per un neonato su cento

Le cardiopatie congenite sono condizioni che interessano circa 10 neonati su mille nati vivi (o uno su cento) e rappresentano la prima causa di mortalità in età neonatale. Sono anomalie a carico del cuore o dei grandi vasi e tra tutte le malformazioni, ricorda la Sin, sono quelle più comuni, rappresentandone circa il 40%. Tradizionalmente si distinguono in forme semplici - quando il difetto è unico - o complesse, nel caso in cui siano presenti più anomalie. In alcuni casi, cosiddetti critici, i neonati sono a rischio di scompenso acuto e devono essere operati entro il primo mese di vita. Sono bambini inoltre che hanno un rischio più elevato di nascita pretermine, con tutti i rischi collegati alla prematurità.

Per questo conoscere quanto prima la condizione del feto consente di pianificare nel dettaglio la gestione delle cardiopatie congenite. In Italia, prosegue la Sin, la sensibilità diagnostica per queste condizioni è di circa il 70%. In alcuni casi, infatti, la diagnosi avviene solo in prossimità della nascita, ma anche dopo le dimissioni di mamma e neonato: per questo i neonatologi raccomandano ai genitori particolare attenzione a sintomi quali alterazione del colorito, difficoltà ad alimentarsi, aumento della frequenza respiratoria che possono essere spie di un’eventuale malformazione cardiaca.

Cardiopatie congenite: al centro il confronto multidisciplinare

“Alla nascita la sfida che si pone di fronte ad un neonato pretermine e di basso peso con cardiopatia congenita è la scelta tra la necessità di un primo intervento palliativo, con correzione parziale, che non ripristina l’anatomia, ma consente la sopravvivenza, e la possibilità di un intervento correttivo definitivo anticipato”, ha spiegato Massimo Chessa, Presidente Sicp. “La letteratura in merito non è univoca e presenta dati molto variabili a seconda dei centri - prosegue - In passato veniva molto utilizzato il criterio del ‘peso soglia’ da attendere prima di procedere alla correzione definitiva, peso variabile a seconda della cardiopatia e del tipo di intervento. È plausibile che, ancora una volta, tramite il confronto multidisciplinare dei vari professionisti, si arrivi ad una strategia individualizzata che tenga conto delle caratteristiche fisiopatologiche e della specifica evoluzione nel singolo caso”.

Un team a supporto del neonato e della famiglia

La gestione del neonato con cardiopatia congenita infatti necessita di diverse figure professionali, pronte a pianificare e intervenire tanto nella fase acuta che successivamente durante la crescita. Fanno parte del team ginecologi, cardiologi, cardiochirurghi, neonatologi, psicologi, nutrizionisti, infermieri e fisioterapisti, meglio se afferenti a centri specializzati nella cura di patologie materno-infantili e di cardiologia pediatrica, con unità di cardiochirurgia e terapie intensive neonatali, sottolineano gli esperti. All’interno di questo team il supporto psicologico, sottolinea Massimo Agosti, Presidente Sin, è fondamentale per accompagnare la famiglia che si trova a gestire una condizione simile: “È particolarmente importante nei casi più complessi, soprattutto se concomitano malformazioni e anomalie genetiche, ponendo quesiti etici nelle scelte da condividere. In problematiche così complesse e che portano con sé elevati rischi di sequele a lungo termine, il rapporto con la famiglia deve essere guidato da una comunicazione empatica, efficace e rispettosa”.