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Gravidanza fisiologica: più spazio ad esami appropriati e corretta informazione

(foto: zoranm/E+/Getty Images)
(foto: zoranm/E+/Getty Images) 

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“L’ecografia è uno strumento straordinario che ha rivoluzionato l’assistenza ostetrica. Tuttavia, non tutto ciò che è tecnicamente possibile è clinicamente appropriato e non tutto ciò che rassicura è realmente necessario”. Con queste parole Serena Donati responsabile scientifica dell’aggiornamento della linea guida “Gravidanza fisiologica”, presentato nei giorni scorsi, ha riassunto il significato del processo di revisione del documento. Il riferimento, in particolare, è all'avallo dell’ecografia nel primo trimestre e all’assenza di raccomandazione di quella per il terzo trimestre. Come regole generali, si intende. Insieme alle indicazioni in materia di ecografia sono state presentate anche altre novità, ispirate al principio dell'appropriatezza terapeutica e alle più recenti conoscenze in materia, hanno ribadito gli esperti. Sul sito del sistema nazionale linee guida dell’Istituto superiore di sanità (Iss) la risorsa aggiornata.

La pratica clinica risponda alle evidenze scientifiche

“In Italia si eseguono in media sei ecografie in gravidanza, senza differenze tra gravidanze fisiologiche e patologiche: ben oltre quelle raccomandate dalle linee guida nazionali e internazionali - va avanti Donati - Quando la pratica clinica si discosta dalle evidenze scientifiche, è fondamentale spiegare con chiarezza alle donne quali siano le indicazioni appropriate agli esami e, quando opportuno, avere il coraggio di dire che non sono necessari. Le linee guida rappresentano una bussola istituzionale per garantire qualità dell’assistenza, equità di accesso alle cure e sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale”.

Ecco allora che, come accennato, tra le principali novità dell’aggiornamento, c’è quella che invita ad eseguire l’ecografia per la valutazione della crescita fetale nel terzo trimestre solo su indicazione clinica. Non ci sono infatti a oggi, aggiungono gli esperti, prove che dimostrino come una ecografia di routine nelle gravidanze fisiologiche al terzo trimestre migliori gli esiti della gravidanza per feto e madre.

Le indicazioni per ecografie e screening con test del Dna fetale

Raccomandati invece l’ecografia al primo trimestre per la diagnosi precoce di malformazioni fetali e la datazione dell’età gestazionale e la misurazione della lunghezza fondo-sinfisi come monitoraggio per la crescita fetale dopo la 24ª settimana. In merito agli screening per la valutazione delle anomalie più frequenti - come trisomia 13, 18 e 21 (sindrome di Down) - nel primo trimestre si raccomanda e conferma l’offerta del test combinato (o bi test, ovvero l’esame che combina prelievo del sangue e misura della translucenza nucale) o l’esame del Dna fetale indipendentemente dall’età materna (laddove siano disponibili strutture e risorse, specificano le linee guida).

Nello specifico il test del Dna fetale dovrebbe essere offerto, dove possibile, come test di screening primario, dal momento che, proseguono gli esperti, è più accurato per la diagnosi prenatale di anomalie cromosomiche. Non è però ancora chiaro, e a tal proposito si raccomanda ricerca nel campo, il rapporto di costo-efficacia dell’esecuzione di questo test come screening universale rispetto al suo utilizzo in aggiunta al test combinato (in alcuni casi infatti può essere usato il test del Dna fetale quando i valori del test combinato siano alterati).

L’importanza della corretta informazione

Prima ancora dell’esecuzione dei test, è importante che le donne/coppie ricevano un adeguato counseling in merito alle possibili anomalie fetali (include anomalie cromosomiche). Questo, si legge ancora nelle linee guida, significa garantire da parte degli esperti che seguono le donne, informazioni in merito a modalità di esecuzione dei test, accuratezza e limiti degli stessi, e la predisposizione del riferimento a centri specializzati nel caso in cui si riscontrino anomalie. Sempre a livello comunicativo, si raccomanda un’adeguata informazione alle donne in gravidanza circa il valore dei movimenti fetali. Questi sono considerati indicatori del benessere del feto (sebbene in maniera non quantificabile), ed è bene che le donne ricevano informazioni sulle loro caratteristiche, così da poter essere riferiti e valutati durante i bilanci di salute.