Oggi in Italia ci sono almeno 280 mila celiaci, per una prevalenza sul territorio dello 0,47% (a fronte di una prevalenza stimata globale di circa l’1%). La maggior parte delle diagnosi di riscontra nelle regioni più popolose, come Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia, anche se la prevalenza maggiore si ha in Valle d'Aosta, Toscana e Umbria. In media le femmine con celiachia sono circa il doppio dei maschi. La fotografia della celiachia oggi in Italia è in questi numeri, diffusi nei giorni scorsi dal ministero della Salute nella Relazione annuale al Parlamento sulla celiachia - anno 2024.
La celiachia in adulti e bambini: il progetto di screening
Il documento fa il punto su diversi aspetti della malattia, a partire da quelli epidemiologici. Ad oggi, tra i 280 mila pazienti con celiachia in Italia (14 mila le nuove diagnosi nel 2024), i due terzi sono adulti. Uno dei punti su cui si sofferma però sono i risultati del progetto pilota di screening (D1ceScreen, già anticipati) pediatrico condotto in quattro regioni, che conferma, scrivono dal Ministero, la fattibilità di un progetto più ampio su scala nazionale. Nella fascia pediatrica, il progetto - che ha effettuato screening dosando gli anticorpi TGA-IgA (anti-transglutaminasi IgA) e TGA-IgG (anti-transglutaminasi IgG) su circa 5500 bambini - ha identificato 3,9% di bambini positivi o con valori borderline di anticorpi, con una distribuzione abbastanza equa nelle diverse fasce d’età. Buona parte di questi, riporta la relazione, sono stati poi confermati dai centri clinici di riferimento. I dati raccolti nello stesso progetto hanno mostrato che il 44% dei bambini è geneticamente predisposto (analisi effettuata con tipizzazione degli alleli HLA-DQ2 e DQ8).
In questa fascia d’età la diagnosi è possibile senza ricorrere alla biopsia per l’analisi dei villi intestinali, in via di superamento, su casi selezionati, anche per gli adulti, come appena annunciato dalla Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva (Sige).
Ripensare il valore dei buoni ed abbassare i prezzi
Fotografia della condizione dei pazienti celiaci in Italia è anche quella economica, accanto a quella epidemiologica. Nello specifico il documento riferisce che nel 2024 il Sistema sanitario nazionale ha speso 273 milioni di euro a supporto della spesa dei celiaci, attraverso l’erogazione di buoni mensili per l’acquisto di prodotti formulati ad hoc. A seconda del sesso e dell’età, infatti, ogni paziente ha a disposizione buoni di spesa mensili (arrivano ad un massimo di 124 euro per giovani ragazzi, sono 110 euro e 90 euro per gli adulti, maschi e femmine, sotto i 60 anni) per l’acquisto di prodotti sostitutivi senza glutine. “Una cifra ancora sufficiente ma sulla quale iniziano a pesare i rincari generali”, ha dichiarato all’Ansa Caterina Pilo, direttore generale dell’Associazione italiana celiachia: “Bisogna abbassare i prezzi della terapia alimentare senza glutine, perché per le persone con celiachia la terapia non è rappresentata da pillole e farmaci ma dal cibo nel piatto". In merito la stessa Aic, solo pochi mesi fa, denunciava come il costo dei prodotti senza glutine, di per sé già più costosi di quelli destinati al resto della popolazione, fosse in aumento dal 2016, proponendo di eliminare l’Iva su questi.
Sul fronte economico, ancora, la relazione ricorda che nel 2024 sono stati organizzati 700 corsi (in lieve diminuzione rispetto al 2023), formati 17 mila operatori, per una spesa di circa 570 mila euro, a cui si aggiungono 324 mila euro destinati alla copertura dei pasti senza glutine.
