Stop Obesity

Obesità: la mancanza di sostegno sociale è il principale ostacolo per chi cerca di perdere peso

Obesità: la mancanza di sostegno sociale è il principale ostacolo per chi cerca di perdere peso

Indagine Focal Data: stigma e isolamento sono le principali difficoltà per il 53% di chi decide di perdere peso. E la cultura dei buoni propositi non aiuta, anzi rafforza l’idea che per dimagrire basti un po’ di forza di volontà

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Lo stigma continua ad essere il principale ostacolo da superare per chi soffre di problemi di peso. Uno stigma che provoca solitudine, e che impedisce di riconoscere l’obesità come un problema di salute a tutti gli effetti: una malattia cronica che necessita di un approccio olistico basato sul supporto della comunità, per essere affrontata efficacemente. Un aspetto che emerge con chiarezza da un’indagine realizzata da Focal Data per Novo Nordisk, in occasione del “Quitter’s Day”, il secondo venerdì di gennaio, data in cui statisticamente la maggior parte delle persone che decidono di mettersi a dieta a inizio anno si trova ad abbandonare i propri propositi.

Chiaramente si tratta di una ricorrenza simbolica, che però aiuta a catturare il senso di isolamento e la stigmatizzazione che si trovano ad affrontare le persone con obesità. Fattori che complicano ulteriormente il loro percorso di dimagrimento, trasformandosi spesso in scogli insormontabili, soprattutto quando vengono esacerbati dalla pressione dei propositi di inizio anno, che rafforzano l’idea che perdere peso sia principalmente una questione di forza di volontà.

“La cultura dei buoni propositi per l’anno nuovo, anche se mossa da buone intenzioni, rischia di rafforzare una visione semplicistica e sbagliata dell’obesità, portando le persone a colpevolizzarsi ingiustamente e a subire il peso dello stigma soprattutto quando i loro sforzi per perdere peso falliscono”, commenta Iris Zani, Presidente di Fiao - Federazione Italiana Associazioni Obesità. “Secondo l’indagine, solo poco più della metà delle persone con obesità intervistate ritiene che la società consideri l’obesità per ciò che è – una malattia cronica – e non come scelta di vita: un dato che evidenzia quanto resta ancora da fare per eliminare lo stigma verso chi ne soffre”.

L’indagine è stata condotta in Italia, Germania, Polonia, Francia e Spagna tra l'11 e il 15 dicembre 2025, coinvolgendo un campione di oltre 10mila adulti rappresentativo della popolazione di ciascun paese, di cui 2.600 affetti da obesità. Il sondaggio ha confermato che tra coloro che decidono di iniziare un percorso di perdita di peso a gennaio, la mancanza di sostegno è proprio la difficoltà principale che porta a desistere (l’ha citata il 53% degli intervistati). Inoltre, secondo l’88% degli intervistati le persone con obesità sono vittime di stigma a causa del proprio peso, e l’84% ritiene che i canoni estetici contemporanei abbiano un impatto negativo sulle persone.

L’obesità non è infatti una problematica estetica, ma un problema di salute riconosciuto dall’Oms come malattia cronica, recidivante e progressiva (anche se ne è risultato a conoscenza solo il 69% degli intervistati). Non a caso, l'87% delle persone con obesità intervistate ha dichiarato che questa condizione incide negativamente sulla propria salute mentale e l'85% ha affermato che influenza le proprie interazioni sociali. Il 75% delle persone con obesità intervistate concorda quindi sul fatto che l’attenzione dovrebbe concentrarsi maggiormente sul raggiungimento di uno stato di salute e benessere generale, invece che esclusivamente sulla perdita di peso. E solo il 17% ritiene che i professionisti sanitari comprendano appieno le loro preoccupazioni e i loro problemi.

“Gestire l’obesità è un percorso coraggioso e lungo che non dovrebbe essere affrontato da soli”, sottolinea Eligio Linoci, Vicepresidente Fiao. “Oggi è necessario spostare l’attenzione dalla semplice perdita di peso al benessere complessivo della persona e promuovere una rete di supporto per trasformare quello che è noto come il “Quitter’s Day”, un momento delicato vissuto da molti in silenzio e solitudine, in una giornata di impegno collettivo”.