Stop Obesity

C’è ma non si vede: quel grasso nascosto che danneggia la salute del cervello

C’è ma non si vede: quel grasso nascosto che danneggia la salute del cervello

Non conta solo quanto pesiamo, ma anche dove l’organismo accumula le riserve di adipe. Uno studio su 26mila persone rivela due nuovi profili di rischio

2 minuti di lettura

Obesità e sovrappeso sono collegati a una peggiore salute del cervello: accelerano l’invecchiamento cognitivo, riducono il volume della materia bianca, e portano all’atrofia di alcune regioni cerebrali. Ma non è solo una questione di chili di troppo, o di Bmi: un nuovo studio della Xuzhou Medical University, in Cina, rivela infatti che gli effetti del grasso in eccesso sul cervello dipendono da dove questo si nasconde, più che da quanto ne abbiamo. E che in alcuni casi, i danni ci sono anche quando il grasso di troppo non si vede.

Oltre la bilancia

Lo studio, pubblicato sulla rivista Radiology, ha analizzato i dati e le risonanze magnetiche di quasi 26.000 persone raccolti dalla UK Biobank. L’obiettivo era superare il concetto di “peso” per osservare come i depositi adiposi negli organi interni influenzino la materia grigia. “Abbiamo utilizzato la risonanza magnetica per quantificare il grasso nei vari compartimenti dell’organismo e creare un sistema di classificazione che non sia soggettivo, ma basato piuttosto sui dati”, spiega Kai Liu, professore di radiologia della Xuzhou Medical University e coautore dello studio. “Questa classificazione ha rivelato, in modo inatteso, due modelli di distribuzione del tessuto adiposo precedentemente sconosciuti, che meritano attenzione per gli effetti che sembrano avere sul cervello”.

Il pancreas sotto accusa

Il primo profilo è quello definito "a predominanza pancreatica". Si tratta di persone che presentano un accumulo di grasso nel pancreas eccezionalmente elevato, con concentrazioni 2-3 volte superiori agli altri modelli di distribuzione del grasso in eccesso emersi dalla ricerca, e fino a sei volte più alte rispetto a un individuo magro. La particolarità? In questi soggetti il grasso nel fegato rimane a livelli relativamente bassi, il che rende difficile identificare questo modello di distribuzione del tessuto adiposo in contesti clinici tradizionali, dove di norma si presta molta attenzione alla steatosi epatica (fegato grasso). “Nella pratica radiologica diagnostichiamo spesso il fegato grasso – conferma Liu – ma dal punto di vista della salute del cervello, del declino cognitivo e del rischio di sviluppare patologie neurologiche, l'aumento del grasso pancreatico dovrebbe essere riconosciuto come un fenotipo di rischio ancora maggiore”.

L'insidia dei falsi magri

Il secondo profilo critico riguarda i cosiddetti “skinny fat”, individui che non appaiono visibilmente obesi e hanno un Bmi nella norma o solo leggermente superiore, ma che nascondono un alto rapporto tra grasso e muscoli. In questi soggetti, il grasso si accumula soprattutto nella regione addominale, risparmiando fegato e pancreas, ma colpendo ugualmente le funzioni cognitive. Per entrambi i profili, le conseguenze documentate dalle immagini cerebrali sono una perdita significativa di materia grigia, un invecchiamento accelerato del cervello e un declino cognitivo più rapido. In sostanza, il grasso “nascosto” agisce come un acceleratore per le patologie neurologiche. La scoperta potrebbe aiutare a sviluppare strategie personalizzate e precoci di prevenzione della salute cerebrale. Gli autori dello studio vogliono ora espandere la loro analisi al rischio di sviluppare malattie metaboliche e cardiovascolari, per verificare se questo grasso “invisibile” influenzi altri aspetti della nostra salute.