Gli analoghi di Glp-1 sono farmaci molto efficaci per perdere peso, ma i loro effetti tendono a svanire quando si sospende la terapia: i trial clinici hanno dimostrato che una volta sospesi i farmaci, la maggior parte dei pazienti recupera parte dei chili perduti, e vede svanire i benefici cardiometabolici guadagnati durante il trattamento.
Un nuovo studio della Cleveland Clinic pubblicato su Diabetes, Obesity and Metabolism ha indagato cosa accade nella pratica clinica in America, ottenendo risultati incoraggianti: la maggior parte dei pazienti che deve sospendere gli analoghi di Glp-1 – per questioni economiche o a causa degli effetti collaterali dei farmaci – non si arrende, torna in terapia o prova altre strategie di dimagrimento, tanto che in media ad un anno di distanza si nota un recupero minimo dei chili perduti.
Studi clinici e mondo reale
Nei trial clinici svolti fino ad oggi la sospensione delle terapie con analoghi di Glp-1 aveva mostrato di causare il recupero di oltre la metà dei chili persi nell’arco dei primi 12 mesi senza farmaci. I trial clinici sono però ambienti controllati, dove i pazienti seguono protocolli rigidi e non hanno necessariamente la stessa resilienza e forza di volontà dei pazienti che i medici seguono in un normale setting clinico. Questo provoca due fenomeni ben noti: l’efficacia dei farmaci nelle sperimentazioni risulta quasi sempre superiore a quella che si vede nel mondo reale, ma al contempo, gli effetti a lungo termine, una volta sospeso il trial, spesso tendono a essere inferiori rispetto a quanto accade nella realtà.
L’analisi della Cleveland Clinic è una delle prime a indagare cosa accade dopo la sospensione delle terapie con analoghi di Glp-1 al di fuori dei trial clinici. Per effettuarla, i ricercatori hanno ottenuto i dati di quasi 8mila cittadini della Florida che hanno iniziato il trattamento con i farmaci contro obesità o diabete di tipo 2, e che hanno sospeso la terapia entro il primo anno. L’analisi ha seguito i pazienti per tutto l’anno seguente, monitorandone le scelte terapeutiche e come fosse evoluto il loro peso corporeo.
I risultati
I risultati dimostrano, per prima cosa, che la maggior parte dei pazienti una volta sospeso un analogo di Glp-1 tenta altre strade per proseguire il suo percorso di dimagrimento: il 27% infatti ha iniziato un altro farmaco della stessa classe entro l’anno seguente, il 20% ha ripreso la terapia originaria, il 14% ha provato con modifiche degli stili di vita (dieta e attività fisica) sotto controllo medico, e circa l’1% ha scelto la via della chirurgia bariatrica.
La scelta di sospendere il farmaco non equivale quindi quasi mai a gettare la spugna. E i risultati si vedono: i pazienti in terapia per il trattamento dell’obesità hanno perso in media l’8,8% del peso iniziale durante la terapia, recuperando appena lo 0,5% nell’anno seguente. Solo il 55%, inoltre, ha ripreso peso dopo aver sospeso il trattamento originario, mentre il 45% è riuscito a continuare nel suo percorso di dimagrimento seguendo altre strade.
Servono cure personalizzate
I risultati sottolineano quindi l'importanza e la potenziale efficacia di un supporto personalizzato e continuo per i pazienti che intraprendono un percorso di cura contro l'obesità, anche nel momento in cui sospendono la terapia farmacologica.
“I nostri dati real life mostrano che molti pazienti che interrompono l'assunzione di semaglutide o tirzepatide riprendono il farmaco o passano a un altro trattamento per l'obesità; questo potrebbe spiegare perché recuperano meno peso rispetto ai pazienti dei trial clinici randomizzati”, spiega Hamlet Gasoyan, ricercatore della Cleveland Clinic che ha guidato il nuovo studio. “Molti pazienti non si arrendono nel loro percorso di cura dell'obesità, anche quando devono sospendere il farmaco iniziale. Nelle nostre ricerche future, esamineremo l'efficacia comparativa delle opzioni terapeutiche alternative per l'obesità nei pazienti che interrompono semaglutide o tirzepatide, così da aiutare i pazienti e i loro medici a prendere decisioni informate”.