Tentare di dimagrire fa sempre bene alla salute, anche quando il risultato non è duraturo e si finisce per riprendere in breve tempo il peso perduto. Un messaggio in controtendenza rispetto al consenso scientifico degli ultimi decenni, che arriva da un editoriale pubblicato su The Lancet Diabetes & Endocrinology da due ricercatori dell’Università di Copenaghen e di Tubinga: la letteratura scientifica disponibile sul tema – spiegano i due specialisti – non supporterebbe, infatti, l’ipotesi che la cosiddetta dieta yo-yo comporti rischi metabolici e cardiovascolari superiori di quelli legati ad una condizione stabile di eccesso ponderale.
La revisione dei dati
La ricerca ha analizzato i dati clinici e la letteratura scientifica disponibile sul “weight cycling”, concentrandosi sulle tre principali aree di potenziale rischio: malattie cardiovascolari e metaboliche, e perdita di massa muscolare, con conseguente modifica in negativo della composizione corporea. Uno dei problemi storici identificati dagli autori riguarda la mancanza di una definizione univoca e condivisa di cosa sia un ciclo yo-yo. Ogni studio ha utilizzato parametri differenti per tracciare la variazione di peso, generando risultati disomogenei e non confrontabili.
Una volta standardizzati i risultati per tenere conto delle condizioni di salute preesistenti dei partecipanti, dell’invecchiamento e dell’incidenza generale dell’obesità, l’apparente legame tra la fluttuazione del peso ed effetti dannosi per la salute tenderebbe a svanire, dimostrando che non esistono prove solide per considerare il saliscendi della bilancia più dannoso dell’obesità persistente.
Possibili benefici metabolici
“In effetti, non ci sono prove che le oscillazioni di peso facciano più danni dell’obesità”, ci spiega Silvio Buscemi, Presidente della Società Italiana dell’Obesità (Sio) e ordinario di nutrizione clinica dell'Università di Palermo. “Anzi: noi a Palermo abbiamo raccolto una casistica ambulatoriale piuttosto ampia cercando di definire in modo molto preciso il weight cycling, e i dati che abbiamo presentato all’ultimo congresso nazionale Sio su un periodo di 10 anni indicano non solo che i rischi non sono superiori a quelli dell’eccesso ponderale stabile, ma che nei confronti del diabete il weight cycling potrebbe essere perfino benefico. È come se in qualche modo i periodi di dimagrimento resettassero il metabolismo”.
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Attenti a preservare i muscoli
Se i dati sull’impatto cardiometabolico sembrano quindi rassicuranti, resta invece più aperta la questione della composizione corporea e della sarcopenia. “Quando si perde peso, è fisiologico che fino al 30% del calo sia a carico della massa magra – sottolinea Buscemi – Il pericolo è che, in caso di diete scorrette o non bilanciate, si perda troppo muscolo e che, durante il successivo recupero ponderale, si riacquisti soltanto tessuto adiposo, peggiorando la composizione corporea. È un rischio concreto che si osserva quando le persone ricorrono al fai da te, a regimi dietetici sconsiderati o all’automedicazione con i nuovi farmaci dimagranti, senza un adeguato apporto proteico e senza attività fisica. Tuttavia, l’ipotesi di un danno strutturale permanente non è mai stata dimostrata da studi clinici controllati se il percorso è eseguito correttamente”.
Il messaggio quindi è di non desistere: la paura della dieta yo-yo non dovrebbe diventare un alibi per rinunciare a prendersi cura del proprio peso, visto che i rischi sono tutti da dimostrare, e i benefici più che evidenti. Modificare lo stile di vita, ridurre le calorie e muoversi di più sono azioni che generano un guadagno di salute immediato. L’importante è evitare soluzioni drastiche, un invito ancor più valido nel caso dei nuovi trattamenti farmacologici, che rappresentano uno strumento di supporto efficace, ma tendono a far perdere molto peso in un breve periodo, e a farlo recuperare altrettanto velocemente se si sospende la terapia. E andrebbero quindi sempre associati a un corretto apporto di proteine e all’esercizio fisico, per preservare il più possibile la massa muscolare.