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Chikungunya: in arrivo il primo vaccino contro il virus trasmesso dalla zanzara tigre

Chikungunya: in arrivo il primo vaccino contro il virus trasmesso dalla zanzara tigre

Le infezioni sono in forte aumento ma dalla fine di ottobre ci sarà uno strumento in più per dare una protezione efficace ai viaggiatori e alle persone più vulnerabili

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Negli ultimi mesi, in Italia, il virus chikungunya è tornato a far parlare di sé. Trasmesse dalle punture della zanzara tigre (Aedes albopictus), le infezioni sono in forte aumento: dopo anni di casi sporadici, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, al 7 ottobre 2025 si contano 398 casi confermati, contro i soli 17 registrati nel 2024. Due i focolai principali dell’estate: Carpi (Emilia-Romagna) e Val Policella (Veneto). Ma i numeri, secondo gli esperti, raccontano una tendenza più ampia e preoccupante.

Il ruolo del cambiamento climatico

I nuovi focolai non sono episodi isolati, ma il segnale di un cambiamento strutturale. Temperature più miti, stagioni più lunghe, spostamenti internazionali sempre più frequenti: il mosaico perfetto per la proliferazione della zanzara e la circolazione di virus “esotici” anche alle nostre latitudini. La chikungunya non è infatti una malattia nuova, ma la sua diffusione sta cambiando.

Dal gennaio ad agosto 2025, il Centro di controllo europeo delle malattie (Ecdc) ha registrato oltre 317.000 casi e 135 decessi in 16 Paesi. “La globalizzazione e il cambiamento climatico agiscono in sinergia – spiega Luigi Vezzosi, medico igienista all’ASST di Crema –. I viaggi internazionali introducono il virus e i vettori, mentre le temperature più alte ne permettono la sopravvivenza e la riproduzione anche in Europa”.

Dai primi focolai alle epidemie autoctone

Il primo focolaio italiano di chikungunya fu individuato nel 2007 in Romagna. Dieci anni dopo, nel 2017, un’epidemia più ampia colpì Lazio e Calabria. “Oggi – sottolinea Giovanni Rezza, professore di Igiene all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano – assistiamo a un nuovo incremento dei casi autoctoni. La zanzara tigre è ormai diffusa su tutto il territorio nazionale e rappresenta un fattore chiave nella circolazione di virus esotici. In questo scenario, i vaccini diventano uno strumento prezioso per contenere i focolai”.

In arrivo in Italia il primo vaccino

La grande novità arriva proprio dall’ambito della prevenzione. Durante il simposio “Chikungunya: scenari futuri e strategie di prevenzione e controllo”, tenutosi nell’ambito del 58° Congresso della Società Italiana di Igiene, è stata annunciata la disponibilità del primo vaccino ricombinante contro la chikungunya in Italia. Approvato dall’Aifa a maggio 2025, il vaccino a virus-like particles (VLP) sarà disponibile dal 30 ottobre. Già autorizzato negli Stati Uniti, nell’Unione Europea e nel Regno Unito, ha mostrato negli studi clinici una risposta immunitaria robusta già dopo 7 giorni e un profilo di sicurezza favorevole. “L’approvazione di questo vaccino rappresenta una svolta – afferma Caterina Rizzo, professoressa di Igiene e Medicina Preventiva all’Università di Pisa –. È una nuova arma di prevenzione che si integra con le strategie di sorveglianza e controllo dei vettori, offrendo protezione ai viaggiatori e alle persone più esposte”.

Una malattia ancora sottovalutata

Oltre il 75% delle persone infette manifesta sintomi come febbre, dolori articolari intensi, rash cutaneo, affaticamento e mal di testa. Nel 40% dei casi, i dolori articolari possono persistere per mesi o anni, evolvendo in una forma cronica debilitante.

Il problema è che la chikungunya può facilmente essere confusa con dengue o Zika, a causa della somiglianza dei sintomi. “Per questo – spiega Rizzo – la sorveglianza epidemiologica deve essere tempestiva. È fondamentale riconoscere i casi importati e controllare la diffusione della zanzara tigre, ormai attiva su tutto il territorio italiano”.