Una reazione tossica, come quella dovuta alla puntura di un serpente. E i bambini sono i più esposti. "Perché - come chiarisce Alessandro Giovanni Fiocchi, responsabile di Allergologia dell'ospedale Bambino Gesù di Roma - hanno una massa corporea minore e il veleno ha maggiori facoltà di agire. I bambini del resto sono più vulnerabili a tutti i fattori ambientali, e per questo tipo di medusa non mi risulta ci sia un antidoto specifico". La cubomedusa nel Mediterraneo non c'è. Ma la globalizzazione ci porta a viaggiare. "Senza conoscere i rischi dei posti dove ci rechiamo - spiega Luca Revelli, direttore del master Medicina del Mare all'università Cattolica di Roma - ho visto persone sedersi sui coralli fuoco del mar Rosso. E spingersi oltre le barriere coralline senza precauzioni. Bisogna informarsi, e conoscere i rischi. I mari tropicali ne hanno tanti: dalle meduse, ai pesci pietra, alla conchiglia cono che ha un aculeo velenosissimo in punta, agli attacchi dei predatori. Bisognerebbe sempre avere in barca una iniezione di antistaminico o cortisonico e un kit di pronto soccorso". Tra le regole principali non ammoniaca né aceto. "la stragrande maggioranza dei veleni si inattiva con il calore - continua Revelli - per cui bisogna versare sulla zona toccata dai tentacoli acqua parecchio calda, compatibilmente con la cute, che allevia anche il dolore. E se però ci sono dei residui sulla pelle bisogna prima toglierli via con un coltello, dalla parte opposta alla lama, o anche con una carta di credito inclinata di 45 gradi, raschiando leggermente. Soprattutto non bisogna fare allarmismi. In Italiano muoiono 300 persone all'anno in mare, ma per annegamento".