NON E' MAI troppo presto per iniziare a curare la salute del cuore. Perché quando si parla di prevenzione più che puntare a quella secondaria, quando qualcosa è già successo e correre ai ripari diventa un imperativo per scongiurare ricadute e complicazioni, dovremmo imparare a considerare l'intera vita come un investimento in salute. A partire da quella in utero, già prima di venire al mondo. Tanto che i medici hanno cominciato a parlare di prevenzione iper-primaria, quella che interessa il periodo che va dal concepimento fino al 18° anno d'età. Un investimento che riguarda la mamma, cui si raccomanda attività fisica, dieta equilibrata, niente fumo e alcol, e i bambini, per i quali la regola principe è quella di lasciarli liberi di giocare. E così di muoversi. Quanto? • INFANZIA E ADOLESCENZA IN MOVIMENTO A raccontarlo sono stati gli esperti riuniti durante l'apertura del convegno nazionale della Società italiana di cardiologia (Sic), in corso a Roma fino al 17 dicembre, riferendo le raccomandazioni contenute all'interno delle linee guida statunitensi sull'esercizio nei più piccoli: un'ora o più di attività fisica moderata-intensa al giorno per bambini e adolescenti tra i 6 i 17 anni. Prima di arrivare sui banchi di scuola per i più piccoli i medici arrivano a suggerire fino a tre ore di attività fisica al giorno. “La logica non è quella di mettere regole stringenti ai bambini su quanto movimento debbano fare, come sarebbe possibile nei più piccoli? L'idea – commenta Ciro Indolfi, presidente eletto della Sic – è piuttosto di disincentivare l'inattività fisica, limitandola il più possibile. Una sfida cui siamo chiamati come paese: il nostro è un paese di pigri infatti”. • LA PIGRIZIA Di base i più piccoli non lo sono certo ma possono diventarlo, ha aggiunto Giuseppe Mercuro, presidente Sic in carica: “La chiave per i più piccoli è quella di stimolare l'esercizio fisico attraverso l'attività ludica”, quella più naturale per i più piccoli. “I bambini con meno di 6 anni – ha spiegato Indolfi - sono in una fase di rapido sviluppo e 3 ore di movimento al giorno, di qualsiasi intensità, possono migliorare la crescita e contribuire all'apprendimento di importanti capacità motorie. Il periodo tra 6 e 17 anni è altrettanto critico per sviluppare le capacità motorie ma soprattutto imparare stili di vita sani, da mantenere nell'arco di tutta la vita successiva: per questo è importante che bambini e adolescenti di impegnino in attività intense e che rinforzino muscoli e ossa almeno 3 giorni alla settimana, meglio se un'ora tutti i giorni. Fattori di rischio come l'obesità, l'iper-insulinemia, l'ipertensione, l'aumento dei grassi nel sangue possono instaurarsi anche nell'infanzia e nell'adolescenza, minando la salute cardiovascolare futura: un regolare esercizio fisico è fondamentale per la prevenzione”. LEGGI ANCHE: Bambini, per crescere bene mai più di due ore al giorno di fronte a uno schermo • PREVENZIONE, GIA' IN UTERO Ma il concetto di prevenzione iper-primaria affonda le proprie radici ancor prima, già nell'utero. “Un modo per pensare alla salute del cuore dei propri figli è senz'altro scongiurare una nascita prematura”, riprende Mercuro. “Vanno quindi evitate condizioni materne che favoriscono la prematurità o il basso peso, come una dieta materna insufficiente, un basso o eccessivo peso, le disfunzioni della placenta, il fumo, la dipendenza da sostanze o farmaci. La vita in utero evolve non solo in senso accrescitivo ma anche maturativo”. E la prematurità, continuano gli esperti, può essere un fattore di rischio per la salute cardiovascolare: “Alcuni indizi fanno temere che i bambini con peso molto basso alla nascita possano incorrere in dei rischi, non solo per il sistema nervoso centrale, ma anche per la nefrogenesi per esempio, che è incompleta e che può esporre al rischio di insufficienza renale e in campo cardiovascolare per la maturazione delle grandi arterie, come l'aorta”. Leggi anche: Bambini prematuri, una guida per aiutarli a crescere Dare più spazio alla gravidanza, scongiurando il rischio di prematurità e di basso peso alla nascita, si traduce in preservazione della salute futura, nell'adulto. “Stiamo cominciando a osservare che per i nati di basso peso c'è una correlazione con rischio di pressione più alta, minore elasticità vascolare, diabete e sindrome metabolica”. Non si tratta di patologie o lesioni d'organo, precisa bene Mercuro, ma di tendenze con valore predittivo. Nei casi più estremi "Parliamo di giovani nati prematuri o con bassissimo peso, a oggi non è ancora diventata adulta: da quando siamo in grado di far nascere e sopravvivere bambini così piccoli non è passato molto tempo”. Parliamo infatti di giovani adulti per i quali non sappiamo quante e quali patologie cardiovascolari avremo nella massima età di prevalenza, intorno ai 50-60 anni. Per ora, ribadisce Mercuro, si tratta solo di osservazioni dunque, di fattori predittivi associati a un maggior rischio. Questi giovani potrebbero essersi anche riprotetti con fattori che non conosciamo ancora, riprende Mercuro: “Non possiamo che aspettare per vedere, quando avremo casistiche e tempi di follow-up giusti per capire se i fattori predittivi osservati si traducono in un reale aumentato rischio di patologie cardiovascolari”. Un modo, potrebbe essere quello di eseguire dei controlli cardiologici sui prematuri, e insieme all'anamnesi per patologie cardiovascolari e diabete in famiglia per esempio, riportare nella cartella clinica dei pazienti anche la durata della gestazione e il peso alla nascita.