Il Gusto

Spagna: nella capitale del Cava l'orgoglio delle cantine moderniste

Una veduta notturna delle cantine Codornìu
Una veduta notturna delle cantine Codornìu 
Il centro nevralgico dello spumante iberico si trova a Sant Saturní, nella regione del Penedès, una manciata di chilometri da Barcellona. Visita nelle meraviglie architettoniche progettate a inizio Novecento dagli allievi di Gaudí
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La piccola capitale del cava, lo spumante spagnolo che gli inglesi chiamavano, senza troppa fantasia, «the spanish Champagne», e che Manuel Vázquez Montalbán definì «la porta aperta alla fuga dello spirito», si trova a Sant Saturní, nella regione del Penedès, una manciata di chilometri da Barcellona. È in questo borgo di diecimila anime, dove sono presenti circa 200 aziende vinicole e dove si produce oltre il 90 per cento del cava spagnolo, che l’incontro tra estetica modernista ed enologia ha trovato una sintesi perfetta. Il punto di partenza per scoprire queste meraviglie architettoniche è la cantina Codorniu, la più importante e prestigiosa della zona, oltre 30 chilometri di corridoi sotterranei dislocati su quattro piani. Fu qui che Josep Raventós nel 1872 diede vita alla prima bottiglia di cava realizzata con uve locali dalla spiccata acidità.

Le cantine attuali furono disegnate tra il 1902 e il 1912 dall’architetto Josep Puig i Cadafalch, da molti considerato l’ultimo rappresentante della scuola modernista. Da non perdere in particolare l’antica sala di spedizione oggi trasformata in reception, caratterizzata da imponenti archi parabolici di mattone rosso cotto e da un bellissimo vetro colorato che ricorda le cattedrali romaniche. Il tour della cave moderniste prosegue con la visita alla cava Freixenet, l’altro grande gigante enologico della zona, distante appena un paio di chilometri. Qui sarete accolti da un elegante giardino dove stazionano macchine d’epoca trasformate in botti e da un edificio in stile liberty con tocchi modernisti progettato nel 1927 dall’architetto Josep Ros i Ros. Mentre sulla facciata principale non si potrà non notare una cornice di ceramica smaltata e decorata con viti, grappoli e due bicchieri di spumante che incorniciano il nome della struttura. Modernismo allo stato puro.

Per approfondire invece la storia della cultura enologica catalana il posto da visitare si trova a meno di 10 chilometri, a Vilafranca del Penedès, il capoluogo della regione, dove in un bell’edificio degli anni Venti è stato allestito Vinseum, il Museo della cultura del vino, naturalmente con enoteca annessa. Da lì basterà un’ora di macchina per dirigersi nella Catalogna del Sud, verso Tarragona, dove due sono le soste davvero obbligatorie.

La prima a Pinell de Brai, dove c’è una cantina disegnata da Cèsar Martinell i Brunet, l’allievo di Gaudí, conosciuta come «le tre naus», per via dei suoi tre archi parabolici gaudiniani; la seconda si trova poco distante, a L’Espluga de Francolí, dove l’edificio della cooperativa, in seguito trasformatosi in sede del museo del vino, è considerato la prima botegas modernista catalana, progettata all’inizio del XX secolo da Lluís Domènech i Montaner e portata a termine dal figlio Pere. Il drammaturgo spagnolo Àngel Guimerà la definì «la cattedrale del vino». Difficile trovare definizione migliore.
(15 luglio 2016)